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giovedì 21 settembre 2017

Le banche centrali stanno nascondendo prezzo reale del rischio

 
Se investite i vostri soldi, dovrete affrontare numerosi rischi. Ad esempio, se acquistate un'obbligazione, correte il rischio che il mutuatario vada in default o che potreste essere rimborsati con denaro svalutato. In veste di investitori di azioni, correte il rischio che il modello di business della società non rispetterà le aspettative o che, all'estremo, andrà in bancarotta. In un mercato finanziario senza ostacoli, i prezzi si formano secondo questi e altri fattori di rischio.
Ad esempio, un'obbligazione con un alto rischio di default avrà un rendimento elevato. Lo stesso vale per i debiti denominati in una valuta debole. Le azioni di società ritenute rischiose tendono ad essere scambiate ad un livello di valutazione inferiore rispetto a quelle considerate a basso rischio. Tutti questi premi di rischio, se determinati da un mercato senza ostacoli, costituiscono una parte del prezzo dell'asset, obbligazione o azione che sia. Svolgono un ruolo vitale nel modo in cui viene allocato il capitale.
I premi di rischio sono intesi a compensare gli investitori contro il rischio di perdite dovute a sviluppi sfavorevoli. Se acquistate un'azione ad un prezzo depresso rispetto al potere di guadagno dell'impresa, tenderà a ridurre il rischio di un ribasso (offrendo la possibilità di grandi guadagni). Allo stesso tempo, i premi di rischio aumentano il costo del capitale degli investitori. Ciò, a sua volta, li scoraggia ad impegnarsi in investimenti eccessivamente rischiosi.
In altre parole, i premi di rischio determinati in un mercato senza ostacoli allineano gli interessi dei risparmiatori e degli investitori. Certo, non si può essere certi che i premi di rischio siano sempre corretti ex ante. A volte si scopre che i rischi sono stati sovrastimati, e a volte che sono stati sottovalutati. Tuttavia un mercato senza ostacoli è ancora il mezzo migliore e più efficace per determinare il prezzo del rischio.
Le banche centrali sopprimono i premi di rischio
Le banche centrali, tuttavia, interferiscono e corrompono la formazione del prezzo del rischio. Nell'ultima crisi economica e finanziaria, le banche centrali hanno abbassato i tassi d'interesse a livelli senza precedenti e hanno aumentato la quantità di fondi affinché governi e banche in difficoltà potessero sopravvivere. Infatti non hanno fatto altro che stendere una "rete di sicurezza", fornendo assicurazioni ai mercati finanziari contro possibili perdite sistemiche.
In tal modo, le banche centrali hanno messo in pericolo l'avversione al rischio degli investitori: sotto la loro guida, i mercati finanziari stanno scommettendo che le politiche monetarie elimineranno con successo nuovi problemi nel sistema economico e finanziario. Sembra essere proprio questo il messaggio che ci stanno trasmettendo i prezzi nei mercati finanziari. Ad esempio, le fluttuazioni dei prezzi delle azioni sono tornate a livelli molto bassi, accompagnati da forti guadagni di borsa e valutazioni elevate.
Il differenziale di rendimento tra le obbligazioni societarie rischiose e le obbligazioni sovrane statunitensi, è tornato ai livelli visti all'inizio del 2008. Oppure guardate i prezzi dell'assicurazione contro il default nei confronti delle obbligazioni bancarie: anch'essi sono tornati ai livelli pre-crisi, suggerendo che le preoccupazioni degli investitori sono diminuite notevolmente. In altre parole, gli investitori sono di nuovo in grado di assumersi ulteriori rischi di credito e pronti a finanziare gli investimenti delle imprese a costi di capitale soppressi.
Le banche centrali non solo hanno abbassato artificialmente i tassi d'interesse riducendo i costi di credito, ma hanno anche abbassato artificialmente i premi di rischio facendo capire ai mercati finanziari che sarebbero state pronte a "fare tutto il necessario" per impedire un'altra crisi. La conseguenza è che i mercati finanziari e le economie dipendono più che mai dall'azione delle banche centrali.
Non c'è modo di uscire da questa situazione. Se i tassi d'interesse salgono — che sia per un loro rialzo o per l'eliminazione della "rete di sicurezza" — molto probabilmente l'attuale ripresa economica si fermerà, cedendo il passo ad un bust: con tassi d'interesse più elevati la struttura economica, costruita su tassi d'interesse artificialmente bassi, finirebbe in gravi difficoltà. L'idea delle banche centrali di normalizzare i tassi d'interesse senza perdite di produzione, o addirittura senza una recessione, è solo un pio desiderio.
In questo contesto, è interessante notare che la Federal Reserve degli Stati Uniti e la Banca Centrale Europea (BCE (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) ) potrebbero voler rialzare (ulteriormente) i tassi d'interesse a breve termine. Allo stesso tempo, tuttavia, non vi è alcuna prova che i pianificatori monetari centrali abbiano in programma di rimuovere la "rete di sicurezza" che ha abbassato i premi di rischio sui mercati degli asset e quindi il costo del capitale.
Detto questo, anche un aumento dei finanziamenti a breve termine non comporterà una normalizzazione dei costi del capitale — in quanto i premi di rischio probabilmente rimarranno artificialmente soppressi. L'allocazione sbagliata del capitale continuerà e il boom artificiale verrà mantenuto vivo e vegeto. Gli investitori, quindi, devono affrontare una grande sfida: gli investimenti improduttivi continueranno e i rischi aumenteranno, mentre potrebbe essere troppo presto per saltare giù dalla nave.
Di Thorsten Polleit
Traduzione di Francesco Simoncelli

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