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giovedì 21 settembre 2017

L'Angolo del Trader

Atlantia perde terreno in scia alle nuove indiscrezioni relative a una contro-offerta da parte di ACS su Abertis. In particolare si ipotizza che ACS possa lanciare l'offerta non direttamente ma tramite la controllata tedesca Hochtief (ha il 71,72% del capitale). Rheinische Post scrive che Hochtief (che crolla in borsa) dovrà effettuare un aumento di capitale per finanziare l'operazione, oltre ad accendere un debito per 10 miliardi, e a tal proposito sarebbe in programma per oggi una riunione del consiglio di sorveglianza del gruppo tedesco.

Lo scorso maggio Atlantia ha lanciato un'OPAS su Abertis da 16,34 miliardi di euro circa, corrispondenti a 16,50 euro per azione del gruppo spagnolo. Atlantia ha toccato un minimo intraday a 26,68 euro per poi riavvicinare area 27, comunque ancora molto al di sotto della chiusura di martedi' a 27,53 euro.
A 27,05 le quotazioni hanno violato la media mobile a 20 giorni, supporto dimostratosi molto solido nella parte finale di agosto, inviando un segnale di debolezza preoccupante. Discese al di sotto anche dei minimi del 29 agosto a 26,47 euro farebbero temere il test a 26,30 euro della trend line che sale dai minimi di aprile, ultimo supporto in grado di evitare il proseguimento della discesa verso la base del canale crescente che contiene il rialzo dai minimi di novembre 2016, passante a 25,05 circa (il lato alto del canale e' stata la resistenza contro la quale i prezzi si sono arenati con i massimi di agosto e di settembre).

Solo oltre area 27,35 possibile un nuovo test dei massimi del 14 settembre a 27,69 euro. Resistenza successiva, data dalla proiezione della ampiezza del canale citato dal punto di ipotetica rottura del suo lato alto, a 30,70 euro (punti di arrivo intermedi a 29 e 29,7 euro).
Poco mossa* Luxottica* nella seduta di mercoledì.
La Commissione UE ha reso noto che il gruppo fondato e guidato da Leonardo Del Vecchio ed Essilor non hanno offerto alcuna concessione per dissipare i timori dell'autorità antitrust europea riguardo all'annunciata fusione da 46 miliardi di euro. Probabile ora l'avvio di un'inchiesta di quattro mesi a partire dal 26 settembre, giorno in cui terminerà la revisione preliminare dell'operazione.

Graficamente le quotazioni restano pericolosamente vicine al supporto orizzontale a 47 euro, minimi di agosto allineati a quelli di gennaio, nel tentativo di raccogliere energie fresche per reagire. Solo oltre il massimo dell'11 settembre a 50,15 euro giungerebbe però un segnale di forza convincente capace di riportare i prezzi a 52,1 euro e 53,2 circa, rispettivamente lato alto del gap ribassista del 1 agosto e massimi di fine luglio.
Target intermedio a 50,65 circa. Nella direzione opposta invece la violazione di area 47 proietterebbe target negativi a 43 circa, per la ricopertura del gap lasciato aperto lo scorso 25 ottobre.
Seduta decisamente negativa ieri per *UniCredit *(-2,24% a 17,91 euro) che ha evidenziato la performance peggiore in un settore, quello bancario, indebolito da Fitch che nel Credit outlook del terzo trimestre 2017 ha scritto che le sofferenze restano un problema rilevante per alcune banche italiane.

Per l'agenzia di rating questo potrebbe determinare il ricorso a ulteriori aumenti di capitale o nuove operazioni di aggregazione o di risoluzione. Su UniCredit hanno pesato anche le indiscrezioni raccolte da Reuters relative all'interesse per Commerzbank (+2,41% ieri a Francoforte) che la banca guidata da Jean Pierre Mustier avrebbe di recente espresso al governo tedesco.
Berlino ha il 15% di Commerzbank acquistato negli anni della crisi dei subprime per salvare l'istituto. Si è trattato, secondo la fonte sentita da Reuters, di un primo contatto informale. Una eventuale operazione di integrazione tra le due banche, che sarebbe però un sostanziale incorporazione di Commerzbank in UniCredit alla luce delle rispettive capitalizzazioni di mercato (13,65 miliardi di euro contro 38,90), è però ipotizzabile solo nel medio termine: non prima dei due anni necessari ad UniCredit per completare il piano di rilancio.

L'integrazione avverrebbe totalmente carta contro carta e richiederebbe quindi la soluzione di non pochi problemi a livello di assetto dell'azionariato e, soprattutto, di gevernance. L'analisi del grafico di UniCredit evidenzia il rimbalzo dal minimo di venerdì 8 settembre scaturito dal test di importanti supporti statici e dinamici.
Il titolo non è però riuscito ad alimentare il movimento indirizzato sul massimo annuale a 18,38 euro, fermandosi in area 17,90. Solo una vittoria su questo ultimo riferimento permetterebbe ai prezzi di attaccare 18,38 ed eventualmente riattivare la tendenza ascendente di fondo verso il picco di marzo 2016 a 20,7165.

Discese sotto 16,85 anticiperebbero invece un test di 16,40/16,50, sostegno determinante nel breve/medio termine.
(SF - www.ftaonline.com)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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