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giovedì 28 settembre 2017

La sirena fiscale attira i compratori


Il fatto che l’attenzione dei mercati si sia un po’ allontanata dagli scenari minacciosi della penisola coreana, su cui è calato un provvisorio silenzio mediatico, e per una volta sia tornata ad occuparsi della politica economica americana, è bastato a dare smalto agli indici USA e, di riflesso, anche a quelli europei, che hanno vissuto tutti una giornata di ritemprante rialzo, sufficiente a neutralizzare una correzione che non è riuscita ad accelerare dopo il primo assalto ribassista di lunedì scorso.
Dei tre principali indici azionari USA, Dow Jones e Nasdaq100 hanno rialzato la testa con una giornata positiva, dopo il calo che per alcuni giorni li aveva allontanati dai loro massimi storici, realizzati tra il 18 ed il 20 settembre scorsi.

Il rialzo di ieri non è ancora sufficiente a riportarli ai massimi, specialmente l’indice tecnologico, che deve fare ancora quasi un 2% di ulteriore salita per ritoccare il record, ma è un segnale di alleggerimento della pressione dei venditori. Assai più tosto appare l’indice SP500, che non solo aveva mantenuto i nervi più saldi durante le giornate di debolezza, ma ieri è addirittura riuscito ad archiviare la correzione e segnare il suo nuovo massimo storico a 2.511,75 punti.
Che cosa abbia riportato il sorriso è presto detto: la sirena fiscale.

Ieri uno staff di senatori repubblicani ha presentato la base di partenza del tanto atteso bazooka fiscale di Trump, quello promesso in campagna elettorale e che tanto ha già fatto salire i mercati quest’anno, attirati dalle promesse di tagli cospicui alle aliquote sui redditi di imprese e persone fisiche.
In realtà il piano presentato è talmente generico e con tante caselle da riempire nel corso dell’iter parlamentare, da sembrare soltanto un manifesto di intenzioni.

Il fatto stesso che si indichi l’intenzione di ridurre di numero le attuali 7 aliquote sui redditi personali per portarle “a 3 o forse 4” la dice lunga sulla scarsa concretezza della proposta.
Pertanto pare inutile scendere in dettagli che saranno certamente stravolti da un iter parlamentare che si presenta lungo e difficile.
Anche perché, questo possiamo dirlo, l’impianto generale della riforma, presentato a parole come favorevole al ceto medio, appare invece assai più benigno per le classi sociali più benestanti, che verrebbero sgravate di parte delle già poche tasse che pagano ora, dato che in USA l’attuale sistema fiscale prevede una progressività delle imposte è molto blanda.

La prevista abolizione dell’imposta di successione pare poi un ulteriore regalo ai nababbi americani.
Dovrebbero invece essere penalizzati i più poveri, con un aumento dal 10 al 12% dell’aliquota minima. Per le imprese fa scalpore la riduzione dell’aliquota sugli utili dal 35 al 20%, un po’ più del promesso 15%, ma pur sempre un drastico taglio, che avrà il problema di superare le verifiche di sostenibilità, dato che alcune delle prime stime sul minor gettito prodotto dalla complesso della riforma parlano di circa 5.000 miliardi di dollari, che sembrano francamente un po’ difficili da trovare con altre entrate e con la riduzione della spesa pubblica.
L’arrivo della prima bozza di indirizzo è stato salutato da Trump con la solita iperbolica eloquenza, che ha magnificato una riforma che porterà posti di lavoro e benessere dall’estero a vantaggio dei lavoratori americani della Middle Class.

Il PIL crescerà di almeno un punto percentuale aggiuntivo ed il fisco sarà più semplice e più giusto.   
Volete che, di fronte a tanto ben di Dio di promesse, i mercati restino indifferenti? Infatti non lo sono stati e gli acquisti speculativi sono tornati, enfatizzando la parte piena del bicchiere delle promesse e chiudendo gli occhi sulle criticità, con gli esiti che abbiamo visto.
Agli annunci trionfanti di Trump si sono anche aggiunti gli effetti positivi che il discorso pronunciato il giorno precedente da Yellen ha provocato sul settore bancario.

La governatrice FED, piuttosto aggressiva, aveva affermato che è vero che l’inflazione non sta reagendo come la FED si aspettava e, forse, le previsioni sono state sbagliate. Ma questo non è un buon motivo per fermare la normalizzazione dei rendimenti. Pertanto ha dato ulteriori indicazioni che il rialzo dei tassi a dicembre ci sarà, a prescindere dall’inflazione, con buona pace per gli analisti che pensavano il contrario.
In Europa le preoccupazioni per il futuro dell’Eurozona, dopo la difficile formazione del nuovo governo tedesco, sono state tenute fuori dalla porta del mercato azionario, per scaricarsi sull’obbligazionario tedesco e sull’euro.

Il Bund ha avuto una giornata abbastanza negativa, con salita dei rendimenti, appena si è capito che Schaeuble non sarà più Ministro delle Finanze, ma assumerà la presidenza del Senato. Il suo posto di difensore della stabilità e del rigore economico verrà preso da un liberale, probabilmente più falco di lui.
Si annunciano quindi tempi duri per le politiche monetarie accomodanti di Draghi e riduzioni sensibili nelle concessioni di flessibilità per i paesi meno virtuosi. Pertanto anche l’Euro ha continuato ad indebolirsi nei confronti del dollaro, ed ha passato tutta la giornata ben al di sotto di 1,18.

Oggi è possibile l’attacco a 1,17 ed il raggiungimento del primo target compreso tra 1,168 e 1,166.
La debolezza dell’euro ha fornito un aiutino al mercato azionario europeo, che dalla svalutazione del cambio trae qualche guadagno di competitività per le imprese esportatrici.
Ha inoltre beneficiato del traino americano e il settore bancario anche del rialzo dei rendimenti. In Europa perciò la giornata è stata positiva ed ha fugato tutte le incertezze dei giorni precedenti. E’ così tornato a brillare anche il nostro Ftse-Mib, che con un +0,85%, grazie alle buone performance bancarie, è stato tra i migliori d’Europa, preceduto solo dallo spagnolo Ibex.
Dopo la giornata di ieri la forma dell’azionario europeo si presenta nuovamente molto buona.

Eurostoxx50 ha fornito un segnale di continuazione rialzista di breve periodo e può proseguire il recupero verso i massimi dell’anno. Analoga situazione per l’indice tedesco Dax, che però ora deve superare la resistenza di 12.676, che ieri ne ha fermato la corsa rialzista.
Il nostro Ftse-Mib ha realizzato ieri il nuovo massimo dell’anno e ripreso la marcia rialzista verso l’obiettivo di 22.870, ormai distante solo poco più di un punto percentuale. Che volete di più?
Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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