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giovedì 21 settembre 2017

La Fed tiene dritta la barra

 
Le oscillazioni dell’equity si comprimono sempre di più: Deutsche Bank (IOB: 0H7D.IL - notizie) ha notato che con ieri (+0.11%) l’S&P 500 ha segnato la sesta  seduta a fila in cui il range di oscillazione dell’indice è contenuto in uno 0.35%, un record da  quando Bloomberg ha iniziato a tenere memoria dei dati intraday, nel 1982.
Diciamo che il  2017, di record del genere, ne ha staccati parecchi, molti dei quali destinati a  resistere a  lungo, presumibilmente visto che i precedenti risalivano in alcuni casi a decine di anni fa. Detto questo, è  un fatto che range cosi ristretti spesso danno luogo a brusche evasioni dell’indice in una direzione o nell’altra.
Con il FOMC stasera alle 20 ora italiana, è dura trovare spunti degni di nota nella giornata odierna prima di quell’orario. La seduta asiatica ha visto i principali indici mostrare variazioni modeste, comprese tra il +0.4% dello HSCEi e il -0.4% di Taiwan (Taiwan OTC: 6549.TWO - notizie) .
Stesso discorso per la seduta europea, se si esclude Madrid danneggiata dalle tensioni relative al Referendum per l’indipendenza catalana.
A metà mattinata, retail sales UK di agosto assai più robuste delle attese hanno offerto altro supporto alla Sterlina, alimentando un altro rally generalizzato delle principali divise nei confronti del $, sia pure di importo modesto. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) pomeriggio, Wall Street ha aperto con lo stesso tono apatico, se si eccettua il Nasdaq (Francoforte: 813516 - notizie) , appesantito da indiscrezioni di preordinativi deludenti per l’Iphone 8 (eventualmente depressi dall’arrivo a novembre dell’Iphone X).
La seduta europea si è chiusa con le borse poco mosse,  tranne Madrid per i citati eventi, e l’€ agganciato a 1.20 vs $ in attesa di indicazioni dal FOMC. Stabili i tassi core mentre gli spread periferici hanno a loro volta un po’ sofferto delle news spagnole (tranne il Portogallo che beneficia ancora dell’upgrade di S&P).
Alle 20.00 lo showdown.
Scontato l’inizio della riduzione del bilancio (in ottobre, ai ritmi citati ieri), mi attendevo una sostanziale conferma dello scenario FED, nonostante il recente trend inflattivo, la geopolitica e gli uragani, ma la Yellen è andata perfino oltre, evitando accuratamente qualsiasi tentativo di addolcire la pillola ai mercati:
  • Le previsioni di crescita sono state marginalmente elevate per quest’anno e lasciate invariate l’anno prossimo mentre quelle sul PCE  core inflation sono state abbassate di 0.2% a 1.5% e di 0.1% a 1.9% nel 2018 ma lasciate invariate al 2% nel 2019.
  • la Dot Plot ha continuato a indicare un rialzo finale entro il 2017 e confermato 3 rialzi nel 2018, mentre solo nel 2019 i rialzi previsti sono diventati 2. In altre prole le variazioni sono state marginali.
  • Nello statement è stato citato l’impatto degli uragani, ma si è dichiarato che i loro effetti non alterano il quadro di lungo periodo.
  • La conferenza stampa ha avuto un tono discretamente aggressivo, raramente osservato nella Yellen. I fenomeni che hanno frenato l’inflazione sono temporanei e non rappresentano una preoccupazione in prospettiva di politica monetaria, la politica monetaria opera con un lag temporale e quindi non bisogna permettere all’economia di surriscaldarsi. L’approccio del mercato del lavoro al pieno impiego normalmente porta pressioni salariali, la ripresa ha un ritmo robusto, la politica monetaria deve tenere conto del livello degli assete (i.e. delle financial conditions, e cosi via.
In generale, una FED che archivia l’inizio della riduzione del bilancio, e sposta definitivamente l’attenzione sulla normalizzazione dei tassi, tornando a definire temporaneo il rallentamento dell’inflazione e dimostrando di credere ancora fermamente nel proprio scenario e nei propri modelli.
La reazione a caldo del mercato è coerente: al momento il Dollar index rimbalza quasi di un 1%, i tassi salgono di 4/5 basis points sulla curva con una tendenza all’appiattimento, l’azionario US accusa marginalmente, mentre i future su quello europeo reagiscono al ritorno dell’€ sotto 1.19 con un mezzo punto circa di performance rispetto alla chiusura del cash. Brutta sorpresa per gli emergenti, con il future MSCI (Francoforte: 3HM.F - notizie) emerging che cede un punto.

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