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mercoledì 20 settembre 2017

Italia: l’euro è in pericolo!

 
Mentre vi bevete le camomille che Padoan e il premier Gentiloni vi somministrano quotidianamente, noi proseguiamo ascoltando cosa ci racconta uno dei falchi che vivono nella Foresta Nera tedesca…
Altro che Grecia. Per i tedeschi il vero Stato da tenere d’occhio è solo uno: l’Italia. Perché l’avvento di una crisi finanziaria che colpisca duramente il nostro paese è l’unico evento che potrebbe far davvero saltare l’euro e l’Eurozona. Il salvataggio greco in confronto si configura come un gioco da ragazzi. Parola di uno dei personaggi più influenti in Germania dal punto di vista economico: il professore Clemens Fuest, presidente dell’Ifo institute, il centro studi più importante di tutta la Germania.
Voi non fermatevi a leggere solo l’intervista, leggete tutto sino alla fine, noi abbiamo il vizio di dimostrarvi perchè il giochetto dell’euro non può stare in piedi e il perchè, quindi non perdetevi …
“EQCHANGE: A Worldwide Database on Actual and Equilibrium Effective Exchange Rates”
Fin qui nessuna novità, si sa i tedeschi hanno la memoria corta, ma corta davvero viste le precedenti esperienze storiche…
Ma sono bravi, anzi bravissimi a distogliere l’attenzione dalla trave conficcata nei loro occhi, urlando quotidianamente per additare la pagliuzza della povera Italia che si appresta ad affrontare le elezioni con una vera e propria armata brancaleone che discute di tutt’altro, un triste squallore…
“L’Euro è in pericolo – ci dice fissandoci intensamente -. Immaginate un’altra crisi in Italia. Se il paese dovesse aver bisogno di ricorrere al Meccanismo europeo di stabilità (il fondo salva-Stati, ndr), molte persone in Italia potrebbero dire che non vogliono essere più governati da Bruxelles. Questo potrebbe distruggere l’Euro. Inoltre, se l’attuale stagnazione in Italia andrà avanti, la gente potrebbe incolpare l’Euro e chiedere di abbandonarlo”.
Su questo ha ragione perché finirà così lo dice la storia, lo suggerisce la superficialità degli attuali tecnocrati e burocrati europei.
Il problema per Fuest, al di là del caso Italia, è che in realtà la moneta unica sconta una costruzione poco funzionale fin dall’inizio. Qualcosa va cambiato. E anche in fretta. “L’Euro era disfunzionale quando è stato concepito – sostiene placidamente sorseggiando la sua tazza di caffè – Non poteva funzionare con la struttura istituzionale originaria.
Il resto è spazzatura e la lascio leggere a Voi!
L’allargamento e la persistenza degli squilibri di conto corrente a livello internazionale hanno rifocalizzato la reale distorsione dei tassi di cambio al centro dei dibattiti internazionali. Quali sono le rettifiche di cambio necessarie per correggere gli squilibri eccessivi? Come valutare se una valuta è fondamentalmente disallineata, vale a dire sotto o sopravvalutata? Introduciamo un nuovo database, EQCHANGE, che comprende i tassi di cambio nominali e reali, nonché il livello di equilibrio dei tassi di cambio effettivi per più di 180 paesi dal 1973 in poi. Rappresenta il più ricco e più grande database pubblicamente disponibile sull’equilibrio dei tassi di cambio e corrispondenti disallineamenti.
Capisco che per molti è arabo, spesso anche per il sottoscritto tradurre non è semplice, quindi vediamo di semplificare. Tralasciamo la descrizione della metodologia e andiamo direttamente ai risultati con un grafico e poi ragionandoci sopra…
Risultati: valutare i disallineamenti monetari e identificare gli squilibri macroeconomici
Gli autori aggiungono … “Noi non solo valutiamo il segno e la relativa grandezza dei disallineamenti di valuta in tutta la zona, ma possiamo anche dare un suggerimento sui loro driver.”
La Figura 1 fornisce una prova sulla configurazione dei disallineamenti monetari nel 2016 (l’anno più recente per i quali sono disponibili dati) nell’area dell’euro.
Manca tutto il recente movimento di rafforzamento dell’euro!
Noi riportiamo direttamente le conclusioni…
Pertanto, la principale considerazione è che la correzione della sovravalutazione nei paesi periferici e nei nuovi membri è stata principalmente spiegata con un reale deprezzamento del tasso di cambio che ha compensato i  peggiori fondamentali  (Cipro, Grecia, Italia e Portogallo) o un eccessivo miglioramento dei fondamentali per conseguire tale adeguamento (Lettonia, Lituania, Malta, Slovacchia e Slovenia).
È quindi probabile che questa correzione, che non è guidata da un reale rafforzamento dei fondamentali, non sarà sostenibile a lungo termine.
In particolare, potrebbe essere profondamente alterata dal recente apprezzamento dell’euro.
Spero di essere stato sufficientemente chiaro, buona fortuna Italia!

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