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giovedì 7 settembre 2017

Incubo Euro per Draghi: il QE continua


Nessuno tocchi il QE, unica arma contro un euro che spaventa la Bce e che non sembra essere spaventato da quanto proprio la Bce sta facendo per tenerlo a bada.

La conferenza stampa di Mario Draghi

La prima notizia che è arrivata con la conferenza stampa di Mario Draghi è stata la conferma su tutti i fronti delle misure di stimolo finanziario, misure che adesso più che mai appaiono necessarie per calmierare la corsa pazza della moneta unica ormai sopra quota 1,20 sul dollaro toccando addirittura 1,2041.
Come se questo non fosse sufficiente, sono arrivate anche le cifre, al ribasso, riguardanti le previsioni di inflazione nell'area euro che dall'attuale 1,5% per il 2017, dovrebbero scendere all'1,2% nel 2018 e risalire all'1,5% nel 2019, ancora lontano da quel famoso target del "vicino al 2%" fissato da tempo dalla Bce e ancora molto lontano dall'essere raggiunto.

Lo stesso Mario Draghi non ha potuto non ammettere che il cambio delle prospettive è nato anche per causa di un euro troppo pesante. Unica nota positiva la revisione al rialzo delle stime di crescita dell'Eurozona: 2017 a +2,2% di Pil, 2018 a +1,8%, 2019 con +1,7%.

Le prospettive per ottobre

Slitta dunque tutto ad ottobre, quando ci sarà la prossima riunione della Bce, ma sono in pochi a credere che, dopo un'impennata del genere, l'euro possa tornare ad un livello di inerzia tale da consentire un cambio di rotta nelle politiche monetarie di Francoforte, uno scetticismo che trova piena conferma anche nel fatto che in quest'occasione il Board della Bce non ha avuto nessuna voce contraria: tutti d'accordo non solo nel proseguire sulla strada dell'accomodamento monetario ma anche, qualora ciò si rendesse necessario, nell'incrementarla.

A dispetto di quanto chiesto da diverso tempo dalla Germania, sempre più intenzionata a chiedere di stringere sui tassi; l'ultimo esempio in ordine di tempo, dalla Deutsche Bank. La prima banca tedesca ha recentemente sottolineato che, nonostante il rafforzamento dell'euro, sono sempre più evidenti i segni di bolle che stano moltiplicandosi in diversi settori.
Ma gli analisti da più parti concordano: quando verrà il momento (a quanto pare a data da destinarsi), sarà necessario gestire l'eventuale tapering con la massima cautela soprattutto in ricordo di quell'episodio, ormai vecchio di 4 anni, che vide coinvolto Ben Bernanke. Era il 2013 e l'allora governatore della Fed, sicuramente in maniera incauta, parlò apertamente di una riduzione degli stimoli che sarebbe stata presa di lì a poco: bastò questo per dare il via ad una reazione immediata, e isterica dei mercati.

Fonte: News Trend Online

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