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venerdì 22 settembre 2017

I mercati tornano cauti dopo lo show della Fed

 
Il “Day After FED” dei mercati ha visto ieri mattina l’Europa affaccendarsi in cerca di allineamento con la reazione che i mercati americani hanno avuto a caldo il giorno precedente, e che in Europa non ha potuto esprimersi perché a quell’ora le borse europee erano chiuse. Il secco storno del cambio EUR/USD ed il recupero dei rendimenti dei titoli obbligazionari americani del giorno precedente ha generato la conseguenza che anche in Europa l’obbligazionario si è mosso evidenziando un rialzo dei rendimenti. Del resto non è verosimile che Draghi possa portare avanti senza obiezioni le sue politiche accomodanti mentre dall’altra parte dell’Atlantico la FED mostra i muscoli e compie un altro passo sulla via della stretta monetaria. Anche il fatto che l’euro abbia fermato seccamnete la sua corsa al rialzo proprio all’arrivo del comunicato FED, attenua un po’ le preoccupazioni di Draghi per un Euro troppo forte e rende meno pressante la necessità di agire in modo accomodante per contrastare la sua salita. Così il rendimento del Bund decennale è risalito fino a 0,48% ed anche i bond della periferia europea hanno mostrato una certa voglia di maggiori rendimenti, anche condizionati dagli eventi non ancora tragici, ma certamente drammatici, che si vivono in queste ore in Catalogna, alle prese con la prova di forza del governo di Madrid, intenzionato ad impedire il referendum che il 1° ottobre dovrebbe sancire la volontà di secessione della ricca regione dalla Spagna. Gli spread sono così saliti sia in Spagna che in Italia. Il nostro BTP si è portato al 2,19% di rendimento e lo spread col Bund ha superato quota 170.
Poi, nel pomeriggio, si è assistito ad una sorta di ripensamento, almeno parziale, da parte degli investitori USA. I rendimenti obbligazionari americani hanno oscillato senza proseguire la salita e il rally mattutino dei rendimenti europei ha riportato interesse sull’Euro, che pertanto ha recuperato una bella fetta di quanto aveva perso nei confronti del dollaro dopo la performance della FED. Il recupero dell’Euro ha calmato anche i rendimenti europei e tutto è tornato ad essere un po’ più simile a come era prima della FED.
L’azionario invece ha viaggiato in modo un po’ scollegato da quel che succedeva sul cambio e sui rendimenti dei Bond. Gli indici Europei sono saliti fin dall’apertura, andando ad allinearsi al recupero di quelli americani avvenuto grazie alla FED la sera prima. Poi hanno continuato a salire in modo abbastanza regolare e moderato per il resto della giornata, trascinati dal settore bancario, che dall’inasprimento delle politiche monetarie ricava buone notizie e che in questi giorni è animato da voci su un possibile risiko europeo che avrebbe al centro la banca tedesca Commerzbank (Xetra: CBK100 - notizie) , in cerca di un coniuge che accetti di farsi carico delle sue attività piuttosto ambigue.
La buona vena dei bancari ha soffiato nelle vele dell’indice Ftse-Mib, ieri il migliore d’Europa, dopo Atene, e gli ha permesso di ritoccare al rialzo il suo massimo annuale e di avvicinare ancora l’obiettivo di 22.870.
Assai meno brillanti sono stati i mercati azionari americani, su cui si sono viste prese di beneficio, dopo i recenti nuovi massimi storici, che hanno ricacciato indietro, a 2.500 punti esatti, l’indice SP500 e fermato la corsa del Dow Jones, che finalmente ha infilato un segno meno al termine di una corsa rialzista fatta di ben 9 sedute positive consecutive.
Che si tratti di semplici prese di beneficio sembra dircelo anche il Vix, che, nonostante la seduta negativa sull’indice SP500, non ha registrato affatto un aumento della percezione del rischio da parte degli investitori, proseguendo addirittura la sua contrazione, giunta ormai a 9,67, cioè a meno di un punto dai minimi decennali, realizzati il 26 luglio scorso a 8,84.
Oggi è possibile che almeno l’inizio di seduta europeo sia un po’ più riflessivo, dato che in Asia le Borse sono tutte negative, condizionate dall’inasprirsi della situazione coreana, con minacce reciproche di distruzione da parte dei contendenti, e dalla retrocessione del rating della Cina da AA (Francoforte: A116XA - notizie) - ad A+ da parte di Standard&Poor’s. Poi si vedrà.
Il resto della giornata dipenderà da quel che faranno le Borse USA e anche da quel che dirà Draghi, nel suo intervento a Dublino previsto alle ore 11,30.
Sarà comunque il cambio EUR-USD a doverci dire, se non oggi, nei prossimi giorni, se ha intenzione di stornare o di proseguire la sua salita. Il grafico ci mostra una situazione che, dopo la lunga corsa culminata a fine agosto col superamento di quota 1,20, in settembre ha perso direzionalità ed è diventata più incerta e laterale. L’decisione potrebbe essere rotta al ribasso qualora venisse abbattuto il supporto di 1,184, che nei giorni scorsi ha tenuto. In questo caso verrebbe completato un piccolo testa e spalle di inversione ribassista, che avrebbe l’obiettivo a quota 1,158. Invece un ritorno di forza dell’Euro in grado di riportarlo al di sopra di 1,203, potrebbe proiettare un’altra gamba impulsiva di rialzo fin da subito verso l’obiettivo rialzista di medio periodo, posto in area 1,25.

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