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mercoledì 6 settembre 2017

Germania: rischi eccessivi!

Nei giorni scorsi alcuni di Voi mi hanno fatto i complimenti per la coerenza con la quale porto avanti le mie analisi, le mie idee, finalmente si sono accorti di quello che sta succedendo nei caveau delle banche tedesche.
Nulla di particolare credetemi, basta fare un piccolo sforzo e continuare ad analizzare la realtà, avendo il coraggio di raccontarla, senza continuare a seguire le sirene mediatiche, E qual’è mai il giornale che scrive per il fine che in teoria gli sarebbe primario cioè informare o non invece per quello di influenzare in una direzione direbbe il nostro Don Lorenzo Milani.
Ma veniamo a noi e all’ultimo articolo di Onado sul Sole 24 Ore, io vi riporto solo i punti salienti, la famosa massa nascosta sotto l’iceberg anche se sono tutte cose che i lettori di Icebergfinanza e Machiavelli conoscono alla perfezione, ma detto da qualcun altro forse fa più effetto, per non rischiare come nel 2007 di sentirmi dire da qualcuno, Mazzalai se quello che scriveva lei lo avesse scritto il Sole, avrei salvato il mio patrimonio…
Quello che sorprende nel modo con cui la Bundesbank ha annunciato i risultati di uno stress test che boccia quasi settanta banche, sia pure di modeste dimensioni, non è tanto il fatto in sé, quanto l’insistenza con cui si attribuisce la responsabilità ad una possibile ulteriore diminuzione dei tassi di interesse, chiamando quindi in causa prepotentemente la politica monetaria della Bce.
(…) l’inquietante punto interrogativo che grava sui giganti del sistema tedesco: i derivati attivi in portafoglio sono quasi un terzo del totale (Italia 9,5%) e i titoli di “livello tre”, quelli più opachi e rischiosi, sono addirittura il 42% del capitale netto tangibile (Italia 8,7%).

È una grande area grigia su cui la Bce ha promesso di esercitare a breve una valutazione critica, si spera con la stessa severità adottata nel valutare la qualità dei crediti a famiglie e imprese. Nel frattempo, ogni riserva sulla solidità di questi istituti è lecita.
(…) La probabilità che si stiano accumulando rischi eccessivi come era successo nei Paesi anglosassoni alla vigilia della crisi è quindi tutt’altro che piccola.

Vero è che le autorità negano che si sia formata una bolla immobiliare, ma dovrebbero ricordare che lo avevano detto anche le autorità americane nel 2006.
(…) davanti a problemi così vasti, prendersela con la politica monetaria ha la raffinatezza intellettuale della vecchia invettiva “piove governo ladro”.
Noi non abbiamo alcuna fretta, la verità è figlia del tempo… e qualcuno se ne è accorto!
Autore: Andrea Mazzalai Fonte: News Trend Online

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