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venerdì 22 settembre 2017

FOMC: si sviluppa il dibattito

 
Nelle ore successive al FOMC, si è sviluppato un buon dibattito tra chi sostiene che Yellen e C.  hanno fondamentalmente rispettato le attese e chi vi ha visto una robusta impronta hawkish. Anche i mercati sembrano dibattere a modo loro con le principali assett class che hanno mostrato reazioni di entità diversa.
A mio modo di vedere, gli elementi che conferiscono al FOMC di ieri tinte decisamente hawkish sono 4:
  1. il recente calo di dell’inflazione è stato (nuovamente) definito come temporaneo, e si è espressa fiducia che i miglioramenti del mercato del lavoro produrranno pressioni salariali;
  2. la Dot Plot ha confermato il rialzo di dicembre, e, soprattutto, ha confermato 3 rialzi per il 2018;
  3. E’ stato chiarito che la riduzione del bilancio ha carattere strutturale, e verrà interrotta solo in caso i Fed Funds vengano riportati a zero. In altre parole non basterà un incidente di percorso, ma servirà un netto cambio di scenario;
  4. E’ stato notato che i livelli degli asset impattano sulla politica monetaria, e poichè questa agisce con un lag temporale, non si può correre il rischio di far surriscaldare l’economia aspettando troppo a inasprire la stance.
Venendo alla reazione, l’asset class che ha visto il maggior impatto è il mercato dei cambi, tipicamente l’ambiente recentemente più ossessionato da qualsivoglia minimo cambiamento di stance da parte delle banche centrali. Oltretutto, il dollaro era l’asset la cui price action denunciava maggiormente la rassegnazione ad una Fed in balia degli eventi.
Assai meno eclatante la reazione dei tassi. Vero, la probabilità di un rialzo a dicembre si è portata intorno al 65%. Ma oltre quella data, i movimenti della curva sono stati trascurabili, mentre il 10 anni ha mostrato appena una manciata di basis points di incremento. L’azionario poi, si è ripreso immediatamente dallo spavento, emergenti compresi che hanno recuperato il grosso del dip iniziale. Wall Street ha messo a segno l’ennesima chiusura marginalmente positiva.
Questa reazione moderata ha diverse cause. Intanto, nei prossimi 6 mesi 4 membri del board Fed saranno sostituiti, 5 se alla Yellen non verrà rinnovato il mandato. E’ il caso di osservare che la performance di ieri sposta Janet in maniera significativa in direzione dei falchi, per lo meno all’interno del ristretto gruppo di candidati alla presidenza. E sappiamo come la pensa Donald.
Poi, sono in parecchi a osservare che un simile rimpasto imporrà al FOMC una pausa per permettere ai nuovi arrivati (in particolare all’eventuale nuovo presidente) di prendere le redini del Committee. Tre rialzi per il 2018 in questa luce sembrano troppi. Inoltre, la mediana delle previsioni dei membri Fed ha fatto scendere il terminal rate al 2.75%, il che è un modo per dire che l’economia US necessita strutturalmente di tassi più bassi. Infine, il mercato conserva seri dubbi sulla validità dello scenario Fed, e teme che il calo dell’inflazione abbia una componente strutturale.
Ciò considerato, resta il fatto che a Dicembre, salvo incidenti, i tassi saliranno di 25 bps, e il mercato dovrà prezzarlo in tempi non troppo lunghi. In secondo luogo, la riduzione del bilancio FED è iniziata, e prenderà momentum nei prossimi mesi. Io non concordavo quando Bernanke diceva “tapering is not tightening”, e penso che non ci siano discussioni che la balance sheet reduction lo è.
Un altro passo in direzione della normalizzazione è stato fatto.
Su un piano più tattico, ora che il black out period è finito, riprenderanno gli interventi dei membri Fed e io mi aspetto che i più prominenti (Williams domani, Dudley lunedi e la yellen Martedi) facciano qualche sforzo per portare il mercato a prezzare maggiormente il loro scenario nel 2018.
La seduta asiatica ha avuto un tono contrastato, chiusa tra i buon sentiment dei giorni scorsi e i timore per una Fed meno accomodante. Tokyo non ha reagito al meeting BOJ, dove le misure sono state lasciate invariate, e uno dei 2 nuovi membri ha addirittura obiettato che serve una stance ancora più accomodante. A seduta chiusa è arrivata la conclusione della lunghissima review del rating cinese ad opera di S&P, con un downgrade da AA (Francoforte: A116XA - notizie) - ad A+.
Gli indici europei hanno rapidamente fattorizzato quanto guadagnato ieri sera dai futures. Pesanti i bonds europei, che sono andati a scontare un’ ECB meno cauta. Il loop è sempre lo stesso: un recupero del $ e dei tassi US attenua la pressione rialzista sull’€, e ciò si riflette sui tassi europei che scontano una minor necessità per l’ECB di prolungare il QE. Ma i tassi in rialzo offrono supporto alla divisa unica che rimbalza, rimettendo in moto il circolo.
E’ forse questa la chiave della price action di stamattina in Europa, che ha visto prima l’€ recuperare quota 1.19, e successivamente i bonds attenuare le perdite. Se non altro, il settore bancario ha gradito il rialzo dei rendimenti e l’irripidirsi delle curve, guidando il rialzo.
Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) pomeriggio, in US altre buone notizie macro. I sussidi settimanali alla disoccupazione sono usciti parecchio sotto attese, scontando un effetto uragani assai più effimero. E il Philli Fed di settembre è uscito in rialzo a fronte di attese che lo vedevano calare, con la forza equamente distribuita tra i sottoindic e quello dei prezzi pagati ai massimi da marzo. Un dato a favore della Fed.
Il focus è però tornato sulla geopolitica, con l’annuncio di alcune dichiarazioni di Trump sulla Nordcorea (nuove sanzioni in arrivo) a infastidire l’apertura di Wall Street.
Successivamente sono comparse alcune indiscrezioni sul discorso della May domani a Firenze. La Premier proporrebbe un pagamento di 20 miliardi di € in cambio della permanenza nel mercato unico nel periodo di transizione, più concessioni sulle unioni doganali. La proposta (peraltro non particolarmente nuova, ne ancora avanzata ufficialmente) è piaciuta alla Sterlina, e il Rally della divisa inglese ha trainato con se l’€ levando un po’ di brillantezza alle chiusure europee (Madrid continua a pagare le tensioni crescenti in Catalonia). In rialzo i rendimenti europei core e periferia, ma meno che in mattinata. Wall Street oscilla poco sotto la pari, continuando a mostrare scarsa intenzione di allontanarsi dai 2500 punti di S&P in qualunque direzione.
Sul fronte tecnico gli sviluppi più interessanti sono sui cambi.
L’€/$ è rimbalzato prontamente sul supporto in area 1.1850 e attualmente si trova chiuso tra la trendline dei massimi decrescenti e detto supporto. La direzione di uscita ci dirà se completiamo una sorta di flag rialzista o un piccolo testa e spalle ribassista. il quadro è antitetico sul dollar index, dove l’indice è stato respinto dalla resistenza in area 92.60 e il superamento o meno nelle prossime ore/giorni ci dirà se c’è un progetto di bottom di breve o no.

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