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lunedì 25 settembre 2017

Elezioni Germania: collasso Merkel!

 
E’ davvero incredibile come la storia si stia prendendo beffa di noi tutti, non si ripete mai ma ama fare la rima.
Da oggi, con questo vot!o,  inizia il lento ed inesorabile declino di Angela Merkel!
Lasciamo da parte per un istante Cicciobomba e Ciuffobomba e i loro litigi da bambini dell’asilo, tralasciamo anche la risposta chiara ed inequivocabile da parte dell’Iran alle minacce di Trump e Israele, con il lancio di un missile dimostrativo, dimentichiamoci anche solo per un istante le deboli performance dell’economia americana e quello che potrebbe accedere il 1 di ottobre in Catalogna e analizziamo cosa è accaduto ieri nel Paese delle meraviglie, la Germania dal tasso di disoccupazione zero o  quasi.
Sembrava già tutto scritto e mentre l’Europa continuava a guidare sorridendo con un occhio nello specchietto retrovisore, felice di aver scansato il pericolo francese, all’improvviso, lo schianto frontale con la realtà tedesca…

Oh si certo,  ha vinto nonna Angela, ma la debacle della grande coalizione è palese, meno 14 % in due e soprattutto una diaspora impressionante…
Lo squallido opportunismo politico del senno di poi, utilizzato ieri dalla Merkel,

…ha dovuto fare i conti con la realtà, che qualcuno ama nascondere unicamente dietro il problema degli immigrati, non certo marginale, ma che proviene da molto più lontano, un misto di dumping sociale e la nuova schiavitù di ormai oltre otto milioni di lavoratori che percepiscono solo 450 euro al mese, i famigerati MINIJOB.
Date un’occhiata su come hanno votato gli ex cittadini della Germania orientale, ex DDR (NYSE: DDR - notizie) , maggiori fruitori dei famigerati buoni pasto tedeschi, la manovalanza della Germania,  i destinatari del  trauma dell’Agenda 2010
Il trauma dell’Agenda 2010 (seconda parte)
C’è chi dice che stanno tutti bene in Germania, votano AFD solo per la moda, peccato che l’intera Sassonia sia finita nelle mani dell’estrema destra…
Roma, 7 ago. (askanews) – Colpo di scena poco prima delle elezioni politiche in Germania, il 24 settembre. Il Land della Bassa Sassonia tornerà alle urne anticipatamente il 15 ottobre. Lo ha annunciato il governatore Stephan Weil (Spd) dopo le consultazioni con i vertici della coalizione, riporta lo Spiegel online. Seconda regione della Germania per superficie e popolazione, il Niedersachsen, patria della Volkswagen (IOB: 0P6N.IL - notizie) , si trova nella parte nord-occidentale del territorio tedesco ed ha per capitale Hannover.
Seconda regione della Germania per popolazione, patria della Volkswagen, dove milioni di lavoratori direttamente o nell’indotto sperimentano l’agenda 2010…
Angelino che vien da Marte ieri ha detto la sua, troppo occupato con i suoi affari di Stato…
… la realtà, tralasciando in numeri è che la Merkel insieme alla CDU/CSU ha ottenuto il peggior risultato dal dopo guerra e Schulz è riuscito addirittura a portare la SPD al minimo risultato storico.
La Grande Coalizione è morta e sepolta, la SPD da oggi in poi farà opposizione per non farsi superare anche in questo da AFD e a meno delle solite finte folgorazioni “responsabili” l’unica nuov coalizione possibile è quella di Bob Marley,  Giamaica per gli amici…
Ovvero, CDU, Liberali e Verdi.
Loro sono già entusiasti…
Verdi: “Ci saranno colloqui difficili, faremo soltanto quello in cui crediamo”…”Non saremo un partner facile”.
FDP ( Liberali ) : “Non potete costringere i Verdi e noi a fare una coalizione solo perché la Spd si tira indietro”.
Dicono che Macron Napoleon non abbia trascorso una serata serena…
Raccontano che Emmanuel Macron, ricevendo un ospite europeo, si sia mostrato molto preoccupato: «Se lei si allea con i liberali, io sono morto», avrebbe detto il presidente francese. (…)
Christian Lindner, l’ambizioso leader liberale, l’incubo di Macron appunto, ha indicato per qualsiasi riforma dell’eurozona: niente bilancio comune, niente ministro delle Finanze con troppi poteri e soprattutto niente comunitarizzazione del debito. «Con noi non ci sarà nessun eurodotto, che convogli denaro dalla Germania verso altri Paesi europei», è il suo refrain preferito. Scottata dall’esperienza del 2013, quando pagò caro la mancata riduzione delle tasse promessa quattro anni prima, la Fdp questa volta rivendica il ministero delle Finanze, che vuole guardiano del rigore e del rispetto delle regole. Perfino l’arcigno Wolfgang Schaueble, al confronto, appare un moderato. Voto in Germania, ombre sull’Europa.
A dare una mano alla Fdp potrebbe essere la Csu, penalizzata dal voto di ieri e angosciata dalla prospettiva di perdere la maggioranza assoluta in Baviera nelle elezioni regionali del 2018. Quindi decisa a frenare ogni concessione alle posizioni francesi, tantomeno a quelle italiane.
Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) frattempo ci pensa lui a ricordare al popolo italiano che dal 2019, alla BCE (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) ci va un tedesco di nome Jens…
Niente da fare: i rimproveri dei tedeschi non finiscono mai. Neanche quest’anno, che vede per la prima volta da un decennio a questa parte il rapporto debito/pil italiano fermarsi e invertire la tendenza, i falchi di Francoforte si mostrano contenti. Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha colto l’occasione di una delle rare interviste che rilascia alla stampa italiana – su Raitre per la prima puntata di 1/2 in più – per bacchettare quelli che a suo dire sono “gli amici italiani”. Per Weidmann infatti il nostro paese – assieme alle altre nazioni dell’Eurozona fortemente indebitate – avrebbe fatto poco o nulla per ridurre il macigno del debito pubblico. In altri termini, i governi italiani che si sono succeduti dall’inizio del quantitative easing non avrebbero sfruttato la finestra d’opportunità data dall’ombrello protettivo aperto dalla Bce. Finestra che si sta per chiudere e che una volta serrata lascerà i singoli stati al loro destino ovvero in balia dei mercati, secondo il falco tedesco. Non certo una buona notizia per il prossimo governo italiano che uscirà dalle elezioni della primavera 2018. Jens Weidmann: “Italia ha fatto poco per ridurre il debito pubblico.
Oh si certo, troveranno l’accordo, andrà tutto bene, non è successo nulla, in Europa ovunque, dall’Austria alla Francia, passando per l’Olanda, senza dimenticare Polonia, Ungheria e qualche altro staterello la rabbia e la protesta si espande, mentre qualche tecnocrate illusionista pensa di cancellare la realtà, raccontando di immaginarie cascate di ricchezza in arrivo per tutti.
E a metà ottobre ci saranno le elezioni in Austria!
Continuate così, nascondete la realtà, tenete insieme un esperimento monetario fallito, che la storia ha già condannato nel 100 % delle precedenti esperienze, i veri populisti sono nascosti a Bruxelles, finanziati dalle banche e dalle multinazionali, aveva ragione Martin Feldstein, economista americano, consigliere di Ronald Reagan, presidente del National Bureau of Economic Research… l’ “Euro riporterà la guerra in Europa”
Le mie osservazioni erano rivolte a Helmut Kohl e ad altri. Argomentavano infatti, che solo l’introduzione di una moneta unica avrebbe impedito il rischio di una futura guerra. Ho sottolineato che per decenni gli USA avevano avuto una valuta comune, nonostante questo si era arrivati ad una guerra civile. La mia tesi era che la moneta unica non avrebbe prevenuto nessuna guerra ma avrebbe inasprito i conflitti fra gli stati.

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