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mercoledì 27 settembre 2017

E' correzione, ma senza fretta


Dopo la reazione, negativa ma non troppo, di lunedì alla sorpresa elettorale tedesca ed al wrestling diplomatico in corso nella penisola coreana, i mercati finanziari principali, quello azionario e quello obbligazionario, in assenza di novità, hanno passato la giornata di ieri sostanzialmente piatti, lasciando al cambio il compito di assorbire ancora un po’ di shock.
La volatilità intraday dei principali indici azionari si è contratta ed ha generato un andamento piatto e senza emozioni un po’ dappertutto.

I mercati obbligazionari dei paesi ritenuti più solidi hanno fermato la discesa dei rendimenti, tipica delle fasi di fuga dal rischio, mentre i rendimenti dei paesi europei meno virtuosi si sono stabilizzati un po’ dopo aver subito un inasprimento nella giornata di lunedì, con annesso allargamento dello spread col Bund.
La prima scossa correttiva, di magnitudo comunque abbastanza limitata, sembra essersi esaurita ed ora i mercati necessitano di nuovi elementi per impostare un nuovo movimento impulsivo.
D’altra parte alle parole, per fortuna, in Nord-Corea per ora non sono seguiti fatti bellicosi, forse per l’opera mediatrice dei cinesi.

In USA l’Amministrazione Trump ha subito l’ennesima figuraccia sulla riforma dell’Obamacare, che per la terza volta è stato impossibile votare per mancanza di voti in casa repubblicana. Ma è riuscita a pareggiare il conto alimentando le attese per oggi o domani di nuovi dettagli sulla riforma fiscale, che avrebbero dovuto materializzarsi già da qualche giorno.
Si sa che la prospettiva di vedere una riduzione delle tasse sulle imprese è il miglior Viagra per investitori ultimamente un po’ titubanti. Pertanto ieri, con una giornata chiusa in lievissimo rialzo per gli indici USA, è arrivato uno stop allo stillicidio di giornate negative, che si ferma così a tre consecutive.
Saranno i fatti dell’immediato futuro a decretare se si tratti di una semplice pausa della tendenza correttiva oppure se i mercati riusciranno a ritrovare quel sorriso rialzista che quest’anno ha dominato gran parte delle giornate borsistiche.
In Europa gli indici sono rimasti in attesa di capire se le previsioni, che vanno per la maggiore, di uno spostamento verso destra del baricentro politico tedesco siano così certe da richiedere l’immediata riduzione dell’esposizione al debito ed alle società dei paesi meno solidi dell’Eurozona.
E’ abbastanza diffusa la sensazione che i principali perdenti delle elezioni tedesche siano Italia, Spagna e Francia, a cui i liberali, se verranno ad occupare posizioni chiave nei ministeri economici, cercheranno di accorciare il guinzaglio della flessibilità.

A partire da un pressing maggiore di quanto fatto finora nei confronti di Draghi, che si sta spendendo a confermare che nulla cambierà nella politica futura del a BCE, nonostante le novità tedesche. Ma sembra proprio che non ci creda quasi nessuno.
Tuttavia sembra che i mercati non abbiano ancora fretta di scontare gli scenari peggiori, dato che le trattative per la formazione del nuovo governo tedesco saranno lunghe e molta acqua dovrà ancora passare sotto i ponti.
Pertanto non mi stupirei che presto il centro della scena venga nuovamente occupato, anche in Europa, da quel che succederà in Asia ed in America.
Solo il mercato valutario sembra avere ancora le idee abbastanza chiare.

Infatti il cambio più importante al mondo, quello tra Euro e Dollaro, ha proseguito il suo calo, andando ad infrangere il supporto di 1,182 e completando così quel testa e spalle ribassista che ho descritto nei giorni scorsi. Ora l’indebolimento dell’Euro sembrerebbe voler proseguire fino al primo target di 1,166 e poi eventualmente al target del modello ribassista, che transita a 1,158 circa.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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