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mercoledì 6 settembre 2017

Draghi, gli esami non finiscono mai

 
Mentre Mario Draghi si avvia verso gli ultimi due anni di mandato, occorre dire che i toni e la misura che lo hanno contraddistinto nella sua attività alla guida della Banca Centrale Europea, lo accompagneranno anche nella nuova fase particolarmente delicata: la riduzione graduale delle misure non convenzionali di quantitative easing (QE) a partire dal gennaio 2018, che caratterizzeranno tutto il prossimo anno.
Qualche riferimento ufficiale è atteso già per il meeting di giovedì 7 settembre, nel quale tra l’altro vi potrà essere un accenno ufficiale sui dati di crescita economica trimestrali e maggiori dettagli sulle previsioni di inflazione, rispetto al target prefissato del 2%. Ma poi, soltanto in ottobre avremo davvero maggiori dettagli sulle misure di tapering, alle quali il mercato è già stato preparato nei mesi scorsi, senza però sottovalutare che Draghi manterrà una qualche discrezionalità sull’effettiva attuazione della riduzione degli acquisti sul mercato.
E se sui tassi di deposito qualche tensione minimale potrebbe già evidenziarsi a fine 2018, la strada per Draghi è in parte segnata grazie ai buoni dati sulla crescita europea unanimemente definiti (OCSE e FMI compresi), e in virtù di un sostanziale annullamento del rischio di deflazione.
La fase attuale di rafforzamento dell’euro resta l’unico punto dolente di questo quadro strategico perché potrebbe avere un impatto sulla consistenza e i benefici effetti del trend in crescita del PIL europeo ed anche sul raggiungimento effettivo del target atteso.
Certamente il trend sull'euro è correlato non solo alle dinamiche antagoniste del dollaro Usa, che riflettono le difficoltà dell'Amministrazione Trump, ma è anche esasperato dalla variabile geopolitica che sta dominando le dinamiche valutarie a livello globale.
Non è un caso che insieme ad un traino evidente sull'oro come divisa rifugio, lo yuan rembimbi e il rublo russo si stanno irrobustendo a dimostrare come dietro all'evidenza della minaccia nordcoreana c'è un evidente strategia volta ad alimentare una nuova fase di guerra valutaria.
Su questo scenario si inserisce anche il campanello d'allarme del Fondo Sovrano Norvegese che, in anticipo sul tapering stesso, ha ridimensionato l'esposizione valutaria solo a dollaro usa, euro e sterline inglesi.
Un compito non facile quindi aspetta Draghi, che tra temi macro e tensioni geopolitiche dovrà sfoderare un pendolino molto efficiente nel mantenere equilibrio tra stabilizzazione valutaria e crescita europea rispetto alle azioni che sicuramente dovrà intraprendere entro fine anno.
Di Claudia Segre
Presidente GTL Foundation

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