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venerdì 22 settembre 2017

Dopo 10 anni, i fondi pensione si rivelano più convenienti del TFR in azienda

I fondi pensione vincono sul Tfr in azienda. L’80% dei lavoratori dieci anni fa, con l’entrata in vigore della legge 252/2005, davanti alla scelta di cosa fare della propria “liquidazione” ha detto no alla previdenza complementare. Ma, a conti fatti, è stata la scelta sbagliata. A guardare i rendimenti, la maggioranza ha preso la strada meno efficiente. Come insegna la finanza comportamentale, i lavoratori, senza una scelta obbligata o quasi, davanti alla formula del silenzio/dissenso, spesso prendono le decisioni meno convenienti per le proprie tasche.
 


























Il Sole 24 ore, insieme a Consultique (società di consulenza finanziaria indipendente), ha messo a confronto le posizioni di quattro ipotetici gemelli che dieci anni fa hanno fatto scelte diverse sulla destinazione del proprio Tfr. C’è chi ha deciso di lasciarlo in azienda, chi allo Stato, chi a un fondo negoziale, a un fondo aperto o a un Pip (Piano individuale pensionistico) a gestione separata. Calcolando la media annua dei rendimenti di ciascuna forma previdenziale e i tassi di rivalutazione, il risultato che viene fuori è che chi ha mantenuto il Tfr in azienda oggi ha un capitale inferiorerispetto a chi ha aderito alla previdenza complementare. Tra le diverse forme, in particolare, i fondi di categoria sono quelli che mostrano la capacità di rivalutazione maggiore, con un +44% sul Tfr.
 
I fondi pensione hanno mostrato quindi di saper rivalutare i contributi dei lavoratori sui mercati finanziari più del tasso di rivalutazione del trattamento di fine rapporto. In questo decennio, poi, i fondi pensione si sono rivelati utili per chi li ha sottoscritti, anche perché i lavoratori hanno potuto attingervi per far fronte alle proprie necessità. Nel 2015, allo scadere degli otto anni di sottoscrizione del fondo (come prevede la legge), si è registrato un picco delle richieste di anticipazioni: da 1,4 a 2,1 miliardi secondo Covip, l’autorità di vigilanza sui fondi pensione.
 
Ma se razionalmente i fondi pensione sono così convenienti, allora perché la maggioranza ha preferito lasciare il Tfr in azienda e così pochi vi aderiscono? La finanza comportamentale spiega quanto per il risparmiatore sia difficile costruire un piano a lungo termine senza spinte semi o obbligatorie da parte del sistema. I lavoratori, davanti a un’opzione facoltativa, tendono più spesso a sbagliare che a fare il proprio interesse. Tant’è che le migliori soluzioni finanziarie non sono anche quelle con il maggior successo di adesioni. Secondo l’ultimo bollettino Mefop, ad esempio, al fondo di categoria con il miglior rendimento a dieci anni, Astri, si è iscritto solo poco più della metà degli aventi diritto.
 
Razionalmente, scegliere i fondi pensione sarebbe stata la scelta giusta. E invece quasi l’80% degli italiani ha deciso di non costruirsi una pensione complementare. Tant’è che ora andare in pensione, anziché una risorsa, per molti è diventato un cruccio. O forse solo un “lusso” che non tutti possono permettersi.   http://www.pictetperte.it

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