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martedì 5 settembre 2017

Debolezza del dollaro a fine corsa

 
Jaco Rouw, Senior Portfolio manager, Global Fixed Income di NN Investment Partners, spiega che nonostante i fattori di rischio politico negli Stati Uniti e in altri Paesi nel mondo, la fiducia del mercato nelle prospettive economiche globali sembra avere la meglio, almeno per il momento.
La fiducia degli investitori nelle prospettive di crescita globale e in una politica monetaria costantemente accomodante sta mantenendo i mercati resilienti a fronte di rischi politici persistenti - spiega Jaco Rouw -. Lo scenario è ideale per società i cui bilanci solidi e le cui prospettive favorevoli sugli utili possono portare a una distribuzione di dividendi più alti. Sui mercati valutari, la possibilità di un ulteriore indebolimento del dollaro sembra limitata.
Il disordine politico negli Stati Uniti potrebbe aver ridotto ulteriormente la probabilità di una “Trump reflation” ma, a nostro avviso, quasi nessun effetto Trump è più stato prezzato. Se si guardano le previsioni di crescita del PIL statunitense nel 2018, si nota che la stima del consensus è salita di 0,2 punti percentuali dopo le elezioni, attestandosi al 2,3%. Da allora, la previsione è rimasta a questo livello. Ciò potrebbe suggerire che la “Trump reflation” non era stata scontata più di tanto.
Tuttavia, i dati economici di quest'anno hanno sorpreso al rialzo negli Stati Uniti e in molti altri paesi, e le previsioni di crescita del PIL del 2018 sono cresciute di circa 0,2 punti percentuali in molti paesi quest'anno - spiega Jaco Rouw -. Pertanto sembra che la previsione stabile di crescita del PIL del 2018 per gli Stati Uniti sia il risultato del non aver prezzato l’effetto Trump e dell’aver invece considerato i migliori dati economici statunitensi.
Riassumendo, Jaco Rouw non è convinto che i dati deboli relativi all’inflazione statunitense e l'incertezza politica spingeranno il dollaro al ribasso in futuro. Questi due sviluppi, a nostro avviso, sono ormai in gran parte attesi. Infatti, guardando al nostro differenziale di tassi preferito, il tasso reale a 10 anni, sembra che l'euro/dollaro abbia già attraversato la fase di overshooting, una prospettiva sostenuta dall’ampiezza di posizioni corte sul dollaro. Nonostante i possibili effetti "gregge" dei mercati, che abbracciano il tema di un dollaro debole, lo spazio per un ulteriore indebolimento del biglietto verde sembra limitato.

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