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lunedì 11 settembre 2017

Coeuré (Bce) avverte su un possibile shock sui cambi

 
I fondi hedge guardano ancora con favore all'euro e soprattutto ad una sua forza implicita che potrà facilmente rinforzarsi, secondo loro, nel breve periodo.
Il rally dell'euro
Partendo da questa constatazione, anche sulla base del recente rally che non ha temuto nemmeno le parole di Draghi che più di una volta ha individuato il cambio euro dollaro come fonte di pericolo per l'Europa intera, più di un analista si è spinto ad azzardare un prossimo livello di 1,22 dall'attuale 1,20 già di per sè record da settembre 2015. Una corsa che ha visto la moneta unica vincitrice anche sulle altre valute rifugio come lo yen e il franco svizzero che hanno perso da gennaio il 6% e 7% a testa. Diverso il caso della sterlina che invece ha perso il 10% da inizio anno, complice anche il tortuoso cammino dettato da una Brexit sempre più complicata, incerta e polemica.
Difficile, allo stato attuale delle cose, parlare di un taglio delle misure di stimolo, taglio che, inevitabilmente, porterebbe a un ulteriore rafforzamento dell'euro, opzione che lo stesso Mario Draghi, governatore della Bce (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) , vuole evitare a tutti i costi. Meglio rinviare ancora ogni decisione ad ottobre, per la precisione al 26, quando si terrà la prossima riunione della banca centrale anche se in pochi si aspettano, nel frattempo, un indebolimento dell'euro. I motivi sono diversi.
Prima di tutto un'economia europea che si sta indiscutibilmente rafforzando, una constatazione confermata non solo dai diversi dati macro ma anche dalle proiezioni di Francoforte che ha rivisto al rialzo le stime del Pil 2017 che passano dal precedente 1,9% all'attuale 2,2%. Il tutto sullo sfondo di un'inflazione incatramata su se stessa e che ad agosto non è andata oltre l'1,3%.
La debolezza del dollaro
Ma il costo della vita resta freddo anche su un altro fronte, quello statunitense dove si può individuare un altro elemento che gioca a favore di un rafforzamento della moneta europea e cioè la costante debolezza del dollaro a sua volta in calo dell'11% a livello mondiale da inizio anno a causa per lo più di motivi interni, in primis le difficoltà nell'attuazione dell'agenda politica del presidente Trump.
Come se ciò non bastasse si sta creando sull'euro un insidioso circolo vizioso: un euro forte non farebbe che accentuarsi con l'arrivo di una qualsiasi forma di tapering favorendo un rinvio di eventuali tagli e facendo appesantire ancora di più la divisa del Vecchio Continente con il possibile risultato di un crollo all'arrivo del sospirato annuncio. E proprio di shock sui cambi ha parlato il membro del board della Bce, Benoit Coeuré: stando alla sua view, infatti, grazie a una domanda interna che è in forte aumento si registra un netto vantaggio della crescita ma resta senza dubbio la paura di uno shock esogeno sul cambio con le altre monete. Il motivo è semplice: i fondamentali non giustificano un andamento simile sul fronte valutario, per questo motivo l'euro si sta rivalutando non tanto per una sua forza intrinseca, peraltro presente, ma più che altro per una debolezza dei suoi diretti avversari, dollaro e sterlina. 

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