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mercoledì 27 settembre 2017

Borse: meglio un approccio soft ora. Scenari a Piazza Affari


 
Di (KSE: 003160.KS - notizie) seguito riportiamo l'intervista realizzata a Giovanni Lapidari, privato e professionista specializzato sul mercato dei futures, indici e cfd, al quale abbiamo rivolto alcune domande sull'attuale situazione dei mercati, con uno sguardo rivolto in particolare a Piazza Affari.
I mercati azionari tanto europei quanto americani continuano a mostrare una buona intonazione, senza particolari segnali di cedimento. Come valuta l’attuale situazione delle Borse e quali le possibili evoluzioni nel breve?
Abbiamo iniziato la settimana con tendenza di debolezza - continuata anche nella seduta di martedì - da parte dell’euro, colpito ai fianchi dall’esito delle elezioni tedesche, che da un lato confermano il partito della Merkel al comando, ma con un brusco calo di consensi, e dall’altro vedono il partito di estrema destra che entra nel Bundestagt come terza forza politica del paese.
Non sarà pertanto facile che la Cancelliera riesca a formare una coalizione che comunque sarà sempre sotto controllo di coloro che sicuramente pensano con la pancia del paese. Il dibattito sulle questioni primarie dell’immigrazione potrebbe portare tensioni e dialettica politica malsana fra i principali paesi che guidano la Ue, e in una prospettiva futura (non di breve, peraltro) prima i cambi e successivamente i listini potrebbero risentirne.
Al momento attuale, per ciò che concerne i listini europei, ogni apertura o debolezza delle prime due ore viene poi sempre recuperata in un modo o nell’altro.
La modalità tecnica sulla forza dei prezzi in cui avvengono questi recuperi mi lascia assai perplesso, e ormai da fin troppo tempo non sono più compratore sui breakout se non a brevissimo respiro. La debolezza di euro tiene in ogni caso a galla il DAX - in Italia invece le rotazioni di portafoglio sulle banche e ogni minimo accenno di peggioramento dello spread non aiutano molto l’indice - mentre le borse americane le vedo incerte e anche un po’ stanche.
Manca un catalizzatore per movimenti più direzionali, che speriamo davvero non sia mai un missile coreano.
Ennesima debolezza di VIX, incapace sulla scadenza ottobre di riportarsi al di sopra di 13, e la generale compressione estrema della volatilità non genera in questo inizio di settimana rifugio sull’Oro. Anzi la ritrovata forza del dollaro, che pare proprio globale a giudicare dal comportamento del Dollar Index e dell’importante cambio Gbp/Usd (1,35 si è fatto sentire), crea un po’ di pressione ribassista sulle materie prime.
La sensazione che percepisco è quella che nessun investitore, soprattutto retail, senta il bisogno di proteggersi dai rischi.
I rendimenti globali degli indici azionari più importanti dall’inizio dell’anno sono circa 1,5 volte la volatilità incorporata dai movimenti.
Ci vogliono pertanto correzioni del 3-4% in poche sedute per cominciare a far scrollare un albero molto carico di frutti, ma la cui ombra per adesso aiuta i gestori di portafoglio a conservare performance e liquidità per l’ultima parte dell’anno, nella quale si cercherà a dicembre di capire gli atteggiamenti della Fed sul delicato tema del costo del denaro.
Un tema delicato perché comunque anche Draghi prima o poi dovrà confrontarsi in maniera non sfuggente con la controparte tedesca che sembra aver preso le redini nascoste della BCE (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) .
Per una discesa ci vuole, ripeto, un catalizzatore esterno alla finanza che in questo momento non riesco a vedere. Operativamente il mio suggerimento è di stare con la mano leggera sul mouse perché comunque questo Paradiso è fatto di luci e ombre.
Possibili spunti potrebbero venire come al solito da notizie geopolitiche, poiché anche nel weekend è proseguito lo scambio di cortesie fra il governo Trump e la Corea del Nord. Questo ha già aiutato nella seduta di lunedì gli obbligazionari, anche se nel breve certamente non a buon mercato, e pertanto guarderò con attenzione eventuali spread quali ad esempio il debito americano di lungo verso Sp500.
La finanza cosciente riflette sui risultati delle elezioni tedesche, con l’emergere delle istanze di ribellione alle politiche fallimentari dell’immigrazione che proiettano nubi e logiche preoccupazioni sulla leadership tedesca verso il resto dell’Europa.
La finanza incosciente finge di dimenticarsi che si sta sempre più scaldando il conflitto per ora solo diplomatico fra Corea del Nord e Stati Uniti e continua a comprare i minimi delle borse, almeno in Europa.
Personalmente, mi continua a piacere poco la dinamica dei prezzi sui mercati americani, che stanno incorporando un po’ di debolezza e anche di volatilità.
Altro fattore che mi lascia in fase di osservazione è l’andamento dei titoli bancari europei, e più in generale di questi listini azionari un po’ appesi sui prezzi non bassisssimi e con meno direzionalità rispetto alle oscillazioni di range.
Come si sa, dei quattro pattern che normalmente si incontrano sui mercati, il peggiore é proprio questo: direzionalità assente (se non per fiammate intraday di brevissimo termine) con volatilità in crescita o comunque maggiore.
Oggi la parte del leone la fa comunque il DAX, che ha superato la zona chiave di 12.567, trailing stop della mano primaria entrata a 12.555 punti che assumo come supporto importante di prezzi e di volumi per la seduta odierna.
Non pare lontano da raggiungere un top già in precedenza indicato in area 12.635, pur con l’avvertenza che con l’attuale dinamica si individua un livello di 12.660 punti quale eccesso.
A Piazza Affari il Ftse Mib viaggia sui massimi dell’anno, mostrando una certa forza rispetto ad altri listini. Il rialzo in atto è destinato a proseguire nel breve? Quali i livelli da tenere d’occhio?
Fino a quando Intesa, Fca, Eni (Londra: 0N9S.L - notizie) e Enel (Londra: 0NRE.L - notizie) tengono, possiamo avere ancora buone probabilità di recuperare i 22.500 punti di Ftse Mib e in estensione i 22.650,  (in eccesso 22.795 da qui alle prossime due sedute) che attualmente fanno un po’ da tappo. Il grafico non mi fa impazzire come forza, ma capisco anche che chiedere robustezza di questi tempi è eccessivo.
Attenzione alla ennesima compressione di volatilità, grazie alla quale nelle ultime quattro sedute su otto si è creata una forte zattera di volumi a 22.320 circa, livello che per adesso è stato oggetto di attenzioni ma che ha sempre respinto le istanze ribassiste.
La cautela è data dal fatto che per cercare volumi decorosi a supporto sotto tale prezzo bisogna andare fino a 22.150 (supporto intermedio 22.180).
Su time frame settimanale la Lapidari Dashboard - il software con cui seguo quotidianamente i mercati, sia su indici che valute che azioni - suggerisce come livello sensibile a ribasso la zona di 22.195 punti, e in successione 22.140-22.015-21.800.
L’oro mostra un andamento debole, mentre nelle ultime giornate si è rafforzato ulteriormente il petrolio. Cosa si aspetta per queste due commodities?
La geopolitica dovrebbe fare da padrona per entrambe queste attività di investimento.
Graficamente il petrolio potrebbe prendersi un po’ di respiro e saggiare il supporto di 51,10 dollari: il breakout di 50 dollari sembra valido, ma forse va testato.
L’Oro non avrebbe dovuto rompere mercoledì scorso la zona di 1.320 dollari sulla quale ad inizio di questa settimana ha provato a fare pullback, ma da cui è stato respinto, dando un segnale di importanza del prezzo - e dei volumi ivi transitati - non trascurabile. Prima di 1.279-1.273 dollari non sarei compratore.
Altresì i ribassisti stiamo molto attenti a quel 1.320, preavvisato dal 1.316, livelli che se raggiunti invierebbero un segnale di chiudere posizioni short.
Se però non ci sono guerre o altri fattori di confusione credo non sia facilissimo (anche se la finanza e attività di sorprese continua) tornare su quel livello.
A livello intermarket ci sono degli aspetti che vuole segnalarci in particolare? A cosa consiglia di guardare ora?
Cercherei di focalizzarmi anche su una analisi psicologica oltre che tecnica dell’andamento dei mercati finanziari mondiali.
A mio parere, infatti, la pressoché totale compiacenza degli investitori - fra l’altro così protratta da molto tempo - fa capire molte cose, sia sull’atteggiamento mentale con cui la gente usa e si fa usare dal denaro, ma anche su quanto i mercati siano drogati dalla leva; leva che sta sempre più in man a persone di scarsa esperienza e molto giovani delle attività di trading e di investimento.
Persone che non hanno mai visto la crisi del 1998, tantomeno quella della delle Torri Gemelle piuttosto che l’annata 2008 dei mutui subprime, e che forse non erano al monitor neanche quando ci fu nel 2011 la tempesta europea per i problemi della Grecia.
Non voglio gufare, ma solo ricordare che investire del denaro non è cosa per sprovveduti. Già mette in crisi persone molto esperte figuriamoci tutta la platea dei newbie con i conti da qualche migliaia di euro e leva 1 a 400 come non ci fosse un domani.
Tecnicamente, i temi che guideranno sia la fine del 2017 che tutto il 2018 restano le valute e i tassi di interesse, proprio perché sono numeri sui quali andranno ad impattare le politiche delle banche centrali.
Sono tutti temi questi dei quali abbiamo parlato nelle prime due tappe di Milano e Bologna del My Trader Club Tour 2017 e che prosegue il 14 ottobre p.v. a Roma. Maggiori informazioni su www.mytrader.club.

Un cordiale saluto da Giovanni Lapidari ai lettori di Trend On Line.

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