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lunedì 11 settembre 2017

Bond oggi: Venezuela vuole ristrutturare cambiando le valute

 
Poche settimane fa alcuni importanti gestori istituzionali statunitensi ed europei avevano ipotizzato un “upgrading” del debito venezuelano nel caso di una destituzione più o meno forzata del Presidente Nicolas Maduro. Poi la situazione è improvvisamente peggiorata e nelle ultime ore è arrivato da Caracas l’annuncio di una negoziazione del debito estero del Paese, che dovrebbe portare all’apertura di un tavolo di trattative già a brevissimo termine. Allo stesso tempo Maduro ha dichiarato che il Paese onorerà i propri creditori, lasciando intendere che una soluzione sarebbe già stata ipotizzata: consisterebbe – secondo alcune indiscrezioni – in una conversione del debito espresso in dollari in un nuovo paniere di valute, che comprenderebbe yuan cinese, yen giapponese, rupia indiana, euro e rublo russo. Uno schiaffo quindi a Donald Trump e alle sue sanzioni economiche.
C’è chi dice: irrealizzabile!
L’ipotesi (perché tale è) ha sollevato molti dubbi di fattibilità negli ambienti finanziari, visto che una rinegoziazione attraverso il cambio delle valute di riferimento non è mai stata realizzata in passato e causerebbe mille incertezze. Nulla di tutto questo ha comunque avuto una qualche forma di ufficializzazione. Di (KSE: 003160.KS - notizie) certo è che il Governo venezuelano attiverà un tavolo di negoziazioni nelle prossime settimane e che alcune trattative “bilaterali” con rilevanti creditori sono già state avviate. Il problema in effetti è grave, perché sia l’emittente pubblico sia Pdvsa (Petróleos de Venezuela S.A., compagnia petrolifera statale) si trovano a dover versare quattro miliardi di dollari di rimborsi e interessi entro fine anno, in una situazione in cui le casse pubbliche sono vuote. Intanto dalla Russia si è appreso che sarebbe intenzione – già annunciata varie volte in passato – di dare ossigeno a Caracas, per evitare il default, ma limitatamente all’esposizione fra i due Paesi.
La crisi? Solo di liquidità
Il mercato ha anticipato i timori di una ristrutturazione, con un netto ripiegamento delle quotazioni delle obbligazioni in dollari, tornate in alcuni casi sotto quota 40. Non si è però avvertito un tono da disfatta, almeno nelle ultime sedute. Dopo una fase di stasi, da metà luglio è iniziata una correzione progressiva. L’8,25% scadenza 13Ot24 (Isin USP97475AP55) ha perso otto punti negli ultimi due mesi, toccando minimi storici. Il 9,375% scadenza 13Ge34 (Isin US922646BL74) da giugno ha bruciato oltre dieci punti e il 7,0% scadenza 31Mz38 (Isin USP97475AJ95) ha ripetuto la stessa performance negativa. Dei dodici titoli quotati su Tlx ben sette si muovono ormai sotto quota 40, rientrando in un’area in cui si collocano solitamente le obbligazioni in sentiment di default. Il quadro appare talmente complesso da rendere impossibile qualsiasi previsione futura. Secondo Konstantin Vichkovski, rappresentante russo nelle relazioni con Caracas, la crisi in corso sarebbe tuttavia solo di liquidità e non di solvibilità finanziaria, distinzione che lascia aperte le porte a diverse possibilità. La situazione appare quindi molto fluida e ricca di possibili sorprese, più o meno positive per chi è esposto su questo emittente.

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