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giovedì 21 settembre 2017

Bond oggi: parla la Yellen e i mercati vanno in palla


 
Non si erano viste da tanto tempo così elevate incertezza e contraddittorietà sui mercati obbligazionari, condizionati ieri non solo dalle notizie sulle politiche monetarie ma anche da conseguenti movimenti sulle valute. Tutto è nato dalla scelta della Fed di comunicare che l’obiettivo – conclamato negli ultimi mesi – di tassi di lungo periodo (fine 2019) al 3% è stato ridotto al 2,75%. Si avverte quindi cautela sul futuro, ma si direbbe che si stia attuando una specie di messaggio trasversale, uscito (forse) da Jackson Hole, sull’inflazione: non si vuole vederla a tutti i costi crescere, smentendo perfino possibili spinte derivanti da ipotizzabili aumenti del prezzo del petrolio. In questo quadro ci si potevano attendere mercati fermi o perfino in “buy” e invece si è registrata tanta volatilità, difficile da ghermire perfino per chi fa trading stretto. Il motivo? Pur in un quadro così incerto la Yellen ha quasi confermato un nuovo aumento dei tassi a dicembre e il mercato alla fine ha deciso di vendere T Notes e di premiare il dollaro. E’ il caso di verificare allora le mosse dei principali driver.
Bund future – Iniziando dall’Europa. Dopo sette candele rosse consecutive ieri se n’è vista una verde, ma attenzione al vero movimento, realizzatosi nel post contrattazioni dopo le parole della Yellen, con un improvviso opposto calo da 161,31 a 160,8 punti, il più netto per rapidità di sussulto nel mese di settembre. Prima quindi si è comprato per poi vendere. 
T Note Future – Il motivo del calo del Bund future è presto spiegato. Corrisponde a quanto avvenuto sul fronte dell’omologo riferito al titolo di Stato Usa, sceso in pochi minuti da 126,07 a 125,59 punti dopo ore e ore di relativa stabilità. Il rendimento è così salito di quasi lo 0,30% nell’arco di qualche decina di minuti. La spinta non è venuta solo dal possibile aumento di dicembre, che i future sui tassi di interesse prezzano ora fra il 65% e il 72%, contro il 50% di prima del meeting. Anche la notizia della riduzione del bilancio Fed – per quanto assodata – ha preso il sopravvento sulle incertezze di lungo periodo riferite ai tassi, costituendo una specie di conferma che almeno oltre Oceano l’operazione QE sta per essere messa definitivamente alle spalle. Un insieme di fattori dice che è il momento giusto per farlo e i mercati l’hanno testimoniato vendendo improvvisamente Treasuries. 
Dollaro – La controprova è venuta dal biglietto verde, che ha messo a segno un movimento di rafforzamento sull’euro proprio in parallelo, posizionandosi sugli 1,188 e lì restando per tutta la notte.
Altre valute – Immediato l’effetto debolezza per l’euro nei confronti di molte altre valute. Il dollaro neozelandese ha incassato un +1,30%, quello australiano il +1,05%, il canadese si è limitato a un +0,67% e il rublo si è allontanato di nuovo da quota 70, avvicinandosi ai 69. In realtà nella notte buona parte delle oscillazioni si sono contratte. 
Bocciata in comunicazione – Appare evidente come la contraddittorietà delle dichiarazioni della Fed abbia stordito gli istituzionali, incerti se credere ai timori di lungo periodo e di contenimento dell’inflazione o alla lusinga di breve, ovvero di un rialzo a dicembre, fra l’altro solo ipotizzato. Ecco il perché di “buy” e “sell” susseguitisi in maniera rapida e cha lasciano intendere come sia impossibile identificare un chiaro trend. In questa situazione è inevitabile tanta prudenza, poiché sembra difficile capire quali forze avranno il sopravvento entro fine anno. L’unica cosa chiara è che anche ieri la Fed è stata maldestra nel comunicare, difetto che sembra ormai caratterizzare tutte le più importanti Banche centrali del mondo.

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