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venerdì 22 settembre 2017

Bond oggi: ha un yield del 10,2% in Try, ma c’è chi fa meglio

 
E’ sul mercato da poco più di un mese, sebbene sia stato un po’ sopraffatto da una concorrenza non certo trascurabile di emissioni sulla stessa valuta. Ciò nonostante il bond preso in considerazione oggi, un World Bank (rating AAA – alcune piattaforme la riconoscono con la denominazione IBRD) quotato a Borsa Italiana, ha molte più “plus” che “minus”. Con cedola 10% e scadenza 16/8/2021 – Isin XS1664203699 – è espresso in lire turche, vecchio ma sconsolante amore degli obbligazionisti italiani, che in passato hanno subito non poche perdite su una valuta certamente difficile da gestire. Le hanno provate tutte, dai piani di acquisto distribuiti nel tempo alle martingale (consistenti nel raddoppio delle quote su precisi livelli di cambio sempre più sfavorevoli) e dagli switch al trading stretto su cross ben definiti, ma i risultati sono quasi sempre stati negativi. 
Con quei rendimenti…
Ciò non esclude che la lira turca resti una delle preferite da chi opera con i bond emergenti, tanto più oggi che la sua debolezza appare strutturale, ai limiti di valori minimi quasi ingiustificabili rispetto alla nostra divisa. La World Bank ha, come detto, vari “plus”:
  • quota al momento sui 99 Try
  • l'“yield” a scadenza risulta così del 10,2%
  • la “duration” si colloca a 3,4, valore favorevole se si considera che equivale a meno di un terzo dello “yield”
  • lo spread medio denaro/lettera è adeguato a un bond in valute emergenti
  • nella fase attuale il rateo è minimo, visto che il pagamento delle cedole avviene il 16 agosto di ogni anno.
Penalizzante invece il taglio minimo di 50.000 Try, equivalenti a 12.170 euro, superiore al valore della maggior parte delle altre emissioni in questa divisa. 
A confronto diretto
La classifica dei migliori rendimenti in lire turche vede ai primi posti valori compresi fra il 10,5 e il 10,8%, ma riferiti a emissioni o nettamente più corte (2018/2019) o a bond di IFC (pure World Bank), da sempre caratterizzati da ampi spread denaro/lettera. Il 10,2% a scadenza 2021 appare quindi adeguato, sebbene ben sotto la pari prezzi l’IBRD (di nuovo World Bank) 8,25% a scadenza 4/3/2022 (Isin XS1198022706), che quota sui 93 Try, con un rendimento a scadenza equivalente. Il confronto finisce quindi con un pareggio fra queste due obbligazioni dello stesso emittente: la prima versa una cedola maggiore e la seconda prezza nettamente meno, ma con una “duration” più elevata, pur di poco (3,7). Inoltre l’8,25% si ritrova spesso allineata a spread più contenuti. Il parallelo comporta una valutazione positiva per la 10%, sebbene la cugina si adatti meglio a chi operi in trading, grazie anche a un taglio minimo nettamente più contenuto (1.000 Try). 
E infine la valuta
Di (KSE: 003160.KS - notizie) nuovo sui minimi storici (a 4,18) rispetto all’euro, conferma un pesante “strong sell”, ma trova parziale compensazione sul fatto che stia per essere toccato per la terza volta nel 2017 un picco da cui di solito la lira ha recuperato, seppur di poco. Un livello di riferimento – in assenza di richiami grafici – consiste nel calcolare un ipotetico “pivot point”, collocato a 4,20 su periodicità “weekly”. Sarà un vero punto di arrivo? Difficile dirlo in un quadro pur sempre condizionato da incerti fattori geopolitici. 

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