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mercoledì 27 settembre 2017

Bond oggi: arriva la Imi all’11% in Try. Comprarla o no?

 
La lira turca ai minimi storici sull’euro è motivo ancora una volta di attenzione da parte sia degli emittenti sia degli investitori. Ecco così che l’esordio di una nuova obbligazione di Banca Imi dalla cedola elevatissima costituisce un’ulteriore occasione per fare il punto sullo specifico mercato valutario, non fosse altro per il suo rendimento facciale quasi da record nel panorama italiano. Queste le caratteristiche: tasso fisso 11%, con pagamento annuale il 25 settembre, scadenza 25/9/2019, importo 800 milioni di Try, lotto minimo 5.000 Try e Isin XS1685354901. Le prime indicazioni sul secondario sono per una quotazione sotto la pari (99,15 Try in chiusura ieri): in realtà si è in fase ancora di avvio di negoziazioni, il che costituisce motivo di oscillazione dei prezzi. Ne consegue un attuale rendimento lordo a scadenza dell’11,5% e netto dell’8,5% (aliquota fiscale al 26%).
Si parte della famiglia
Il primo raffronto non può che avvenire nell’ambito delle emissioni in Try della stessa Banca Imi. Quelle quotate sul Mot sono in totale quattro – compresa la nuova – con scadenze in due casi nel 2018 (gennaio e luglio) e negli altri due nel 2019 (marzo e l’esordiente a settembre). Le quotazioni si aggirano sui 100 per la 8% 22Ge18 (Isin IT0005075517), sui 99,7 per la 9,15% 6/7/2018 (Isin XS1435073785) e sui 101,45 per la 11% 13/3/2019 (Isin XS1575872855). E’ evidente come i prezzi siano un po’ disallineati, a causa per alcune di assenza di scambi nelle ultime sedute. L’esordiente si colloca quindi bene, con yield più alto rispetto alle “cugine”. La scelta di una scadenza a due anni può costituire motivo di incertezza per chi è sostenitore di vite residue lunghe relativamente alle obbligazioni nelle valute emergenti, ma l’emittente ha così scelto una strada difensiva in un quadro incerto per l’andamento di cambio e politica dei tassi. 
E rispetto alla concorrenza?
Il rendimento medio lordo di tutte le emissioni in lire turche presenti sul Mot varia dal massimo dell’11% al minimo dell’8,6%. Incidono sul divario vari fattori, dalla struttura alla liquidità e alla vita residua, ma nella fascia fine 2019 – inizio 2020 si registra uno “yield” lordo sul 10,3%, equivalente al 9% netto, considerando l’aliquota al 12,5%, trattandosi negli altri casi di obbligazioni di organizzazioni sovranazionali. Una rivale diretta è la Bei 10,75% scadenza 15/11/2019 (Isin XS1053090665), il cui rendimento netto è stimabile sul 9,07%. Si verifica quindi un posizionamento a favore di quest’ultima, fra l’altro con minore rischio di credito. Attenzione però alla liquidità, non sempre soddisfacente per i bond in Try. Volendo puntare su scadenze più lunghe rispetto a un’obbligazione a due anni, occorre salire in quotazione sopra 100. E’ il caso, per esempio, della Bei 10,5% 2024 (Isin XS1059896016), che si paga sui 103, esponendosi alla “duration” di 4,9 contro il valore di 1,9 della nuova Imi (Londra: IMI.L - notizie) . Il punto forte di quest’ultima sta proprio nel rapporto rendimento/sensibilità ai tassi, in un quadro incerto di evoluzione della politica monetaria da parte della Banca centrale di Ankara. L’attuale tasso ufficiale di interesse si colloca all’8%, con un consensus allineato a tale valore per i prossimi mesi. L’inflazione sta però tendenzialmente scendendo, sebbene di poco. Il verdetto pertanto è chiaro: si può ottenere di più dell’8,5% netto della nuova Imi, con distacchi comunque contenuti, ma la quotazione sotto 100 costituisce nella fase attuale motivo di interesse per l’ultima arrivata. 

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