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giovedì 7 settembre 2017

Bce: le attese degli analisti

 
Sandra Holdsworth, co-manager del Kames Absolute Return Bond Global Fund, afferma che quelli di noi che stanno guardando molto da vicino i cambiamenti di politica monetaria hanno aspettato con impazienza tutta l’estate per sapere quali saranno le parole di Mario Draghi e se finalmente il numero uno della Bce (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) lascerà trapelare maggiori informazioni sul futuro monetario dell’Eurozona. Sfortunatamente per noi, Draghi è rimasto molto silente negli ultimi due mesi, nonostante i dati macroeconomici abbiano continuato a confermare l’ampiezza e profondità dell’attività economia europea.
L’attesa dovrebbe essere ormai finita. Domani Draghi esporrà i risultati della riunione del consiglio direttivo dell’Istituto di Francoforte, terrà un discorso, risponderà alle domande e rivelerà le nuove stime della Bce su crescita e inflazione nell’Eurozona.
Le aspettative sono che il numero uno dell’Eurotower alzi il sipario sull’avvio del tapering nel 2018, ma a nostro parere è probabile che Draghi si mantenga parco sui dettagli. Sandra Holdsworth crede che qualsiasi decisione a riguardo sarà rimandata ulteriormente, principalmente per possibili controversie politiche in vista delle ormai imminenti elezioni in Germania.
La scarsità di Bund presenti nella lista della spesa della Bce, qualora il programma di acquisti dovesse essere mantenuto così com’è, non è un segreto e la riduzione dell’ammontare totale non sarebbe ancora abbastanza per sopperire a questo problema. Per continuare lo shopping, quindi, oltre il 2018, anche se a ritmi più blandi, la composizione del Public Sector Purchase Program dovrebbe deviare dalla suddivisione decisa da Francoforte: meno Germania e più Francia e Italia.
Il Quantitative Easing in terra tedesca già non brilla per popolarità, a causa della percezione che questo fosse usato come paracadute per i Paesi più deboli, e una mossa del genere non andrebbe di certo a migliorarne la reputazione.
Darren Williams, European Economist di AllianceBernstein, spiega che nessun cambiamento in vista, almeno fino ad ottobre. Queste le aspettative per il meeting di domani della Banca centrale europea, con il consiglio direttivo che probabilmente si riserverà ancora del tempo prima di chiarire quali saranno le decisioni in materia di politica monetaria. Così come il mercato, quindi, le attese sono per un nulla di fatto.
Ciò detto, gli ultimi dati su crescita e inflazione hanno reso evidente che l’Eurozona non ha più bisogno di questo livello di accomodamento monetario - spiega Darren Williams -. La domanda che ci si deve porre ora non è più se l’Eurotower snellirà i suoi acquisti, ma quanto velocemente lo farà. O meglio, come potrà farlo senza causare una reazione ingiustificata dei mercati, un taper tantrum europeo.
Al momento la preoccupazione dell’Istituto di Francoforte non è comunque il livello dei rendimenti obbligazionari, bensì quello dell’euro. La moneta unica è infatti del 5% più forte rispetto alle previsioni formulate dalla Bce a giugno e, nonostante alcuni membri del consiglio possano vedere questo come un riflesso del migliore stato di salute dell’Eurozona, questa situazione rende ancora più complesso far rientrare l’inflazione nei target.

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