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giovedì 7 settembre 2017

Ancora su speculazione ed efficienza dei mercati


Una precisazione in merito al mio post di alcune settimane fa. Io NON credo alla tesi dell’efficienza dei mercati finanziari, se viene intesa come il concetto che i mercati hanno ragione per definizione, e quindi attribuiscono ad azioni, titoli, valute un valore sempre e comunque “esatto”.
I mercati spesso e volentieri sono vittime di grossi abbagli, dovuti a mode, eccessi, euforie speculative, incertezze o fraintendimenti sulle politiche dei governi e delle banche centrali, eccetera.
Per citare uno degli investitori di maggior successo della storia, Warren Buffett, “I would be a bum in the street with a tin cup if the markets were always efficient”.
Il punto è che le inefficienze esistono, ma il tempo le corregge.

Buffett, invece di diventare uno straccione che chiede la carità con una tazza di latta, ha accumulato un patrimonio di svariate decine di miliardi, proprio grazie alla sua capacità di identificare le inefficienze dei mercati – comprando quando i prezzi erano insensatamente bassi ed evitando di farlo quando erano euforicamente alti.
Questa strategia, però, ha funzionato perché le sottovalutazioni sono state corrette dai mercati, entro un periodo di tempo di alcuni (per lo più pochi) anni.

Se i flussi speculativi potessero autoalimentarsi all’infinito, la strategia di Buffett non funzionerebbe. Ma le cose stanno diversamente.
E nel caso delle valute ? se l’euro si rompesse, le stime effettuate da vari operatori di mercato e istituzioni sovranazionali convergono nell’affermare che il Nuovo Marco si rivaluterebbe del 25-30% circa rispetto alla Nuova Lira.
E’ possibile che la speculazione e la psicologia degli operatori spinga il Nuovo Marco a livelli più alti, per esempio a 1,50 contro la Nuova Lira ? certamente.
E’ possibile che parta a questo punto una spirale di “aspettative autorealizzanti” che porteranno il cambio a 2, e poi a 3, e poi a 5 ? No.

L’1,50 non sarà seguito da una “spirale incontrollabile”, ma da un rientro intorno a 1,30.
Convergenze a livelli molto più alti potranno essere prodotte, casomai, non dalla “psicologia dei mercati” ma da forti differenze nei tassi d’inflazione.
Che però la svalutazione da sola non genera, e che sono state realmente elevate solo nel periodo degli shock petroliferi.
E le situazioni che hanno enfatizzato gli effetti di quegli shock non sono presenti nel mondo di oggi.
Le nuove tecnologie di estrazione e di produzione di energia tendono a far scendere il costo di sostituzione delle riserve petrolifere.
L’incidenza dell’energia sul PIL è molto minore oggi che negli anni Settanta, sia per i miglioramenti di efficienza nello sfruttamento, che a causa della maggiore incidenza del terziario rispetto alla produzione industriale.
E, soprattutto in Italia, siamo lontanissimi dai livelli di saturazione delle risorse produttive che potrebbero innescare fenomeni inflazionistici degni di nota.
Autore: Marco Cattaneo Fonte: News Trend Online

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