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martedì 8 agosto 2017

Wells Fargo: Italia prossima incognita per EUR/USD. Cosa fare?

La grande euforia dettata dall'agenda Trump si è ormai esaurita da tempo; i mercati hanno preso coscienza che la semplicità con cui l'attuale presidente disegnava le sue proposte durante la campagna elettorale è tutt'altro che realistica.

Le difficoltà dagli Usa

Non solo, ma a mettere ulteriori bastoni tra le ruote, sono arrivati i non pochi problemi derivanti dall'ormai ampio fascicolo del Russiagate, fascicolo che ha coinvolto membri dello staff e familiari dello stesso Trump.

Anche per questo motivo il dollaro, di fronte ai cambi di programma, ha iniziato a indebolirsi sempre più, in parallelo, tra l'altro, alla ripresa dell'economia europea che ha potuto invece vantare dati macro sempre più incoraggianti. Lo stesso dicasi di quelli statunitensi, sebbene molto più in chiaroscuro, il che accomuna entrambe le rive dell'oceano a loro volta avvicinate anche da quello che è a tutti gli effetti un punto interrogativo, quello dell'inflazione.

In rialzo ma molto lento sia nel Vecchio Continente che negli Usa, il costo della vita sarà l'ago della bilancia per le prossime politiche monetarie dettate dalle banche centrali, le st
esse che hanno dettato legge in questi ultimi 10 anni.
Il primo risultato, o per lo meno quello più evidente, si è avuto sul biglietto verde, vittima i una debolezza più che congenita dettata dall'incertezza.

Attualmente il cambio euro dollaro arriva a sfiorare l'1,18 ma per 
Sameer Samana, stratega quantitativo per Wells Fargo, il trend potrebbe presto invertirsi.

La view di Well Fargo

A dare il colpo decisivo potrebbero essere proprio le politiche monetarie della Fed, adottate prima di tutte le altre banche e che adesso potrebbero dare i frutti sperati in anticipo, proprio su crescita economica e inflazione negli Stati Uniti, due voci che potrebbero rientrare prima nell'area della normalità nonostante, come detto, dati macro non esaltanti.

L'attesa è per venerdì quando saranno pubblicati i numeri riguardanti l'indice dei principali prezzi al consumo: le aspettativa parlano di un risultato di 
1,8% anno su anno, qualcosa di più, invece, potrebbe dare il via all'inversione di rotta sul biglietto verde dimostrando in contemporanea anche che gli Usa possono sfruttare un trend più forte che l'Europa dove la Bce non ha intenzione, almeno fino alal fine dell'anno, di mettere mano alle sue strategie accomodanti. A questo si aggiunga anche l'ottimismo più plateale della stessa Fed che già diverse volte ha confermato la sua volontà di stretta sui tassi di interesse (peraltro già avviata ma a quanto pare senza risultati sulle quotazioni del dollaro) e di diminuzione del proprio bilancio arrivato ormai a superare i 4.500 miliardi di dollari.
Un'altra ragione per cui da Wells Fargo parlano di un cambio di rotta in vista sull'eur dollaro si può trovare nella situazione politica europea: per quanto le recenti incognite politiche abbiano rappresentato una spada di Damocle non indifferente con le varie elezioni all'interno dell'area euro (che ha visto eprò scongiurato il pericolo della deriva antieuropeista), resta ancora il punto interrogativo più imprevedibile, quello dell'Itlaia e delle sue elezioni anticipate che, con ogni probabilità arriveranno proprio l'anno prossimo.

A tutto svantaggio della moneta unica. 
Cosa fare allora? Da Wells Fargo suggeriscono, in caso di rafforzamento del dollaro, di ridurre le posizioni nelle materie prime e nel debito del mercato sviluppato e, guardando a settori specifici, quelli destinati a battere il mercato saranno solo 4: consumi discrezionali, titoli finanziari, assistenza sanitaria e tecnologia dell'informazione.

Per quanto riguarda le strategie da adottare, dalla banca statunitense ricordano infine che q
ualsiasi pullback dovrà essere sfruttato come opportunità per entrare su titoli ciclici di qualità.


Fonte: News Trend Online

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