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giovedì 17 agosto 2017

Wall Street: prezzi alti ma analisti ancora ottimisti


Durante la campagna elettorale tutti gli analisti erano concordi nel definire un'eventuale vittoria di Donald Trump come un fattore destabilizzante per i mercati mondiali e ancora di più per quelli statunitensi.

Il cambio di rotta 

Gli stessi analisti sono però stati clamorosamente smentiti dai numeri e soprattutto dai record registrati proprio dai listini Usa dal giorno dell'entrata in scena del tycoon fino a qualche settimana fa, ovvero quando si è resa palese e manifesta la difficoltà di poter rendere concreta ed in tempi brevi l'agenda (anche solo in parte) dell'inquilino della Casa Bianca.
 
Ad ogni modo il rally di Wall Street è cosa certa, a prescindere da quello che accadrà in autunno periodo durante il quale la maggior parte degli osservatori si aspetta la presentazione di uno schema completo di proposte per la riforma fiscale e per gli investimenti nelle infrastrutture.
Tanto che i prezzi delle azioni a stelle e strisce sono giudicati unanimemente alti da tutti i punti di vista o, per essere più precisi, stando a quanto riferiscono tutti gli indicatori tecnici comunemente usati per questo tipo di misurazioni, cioè il rapporto prezzo utili, quello prezzo utili atteso e il rettificato; partendo da questo punto, quindi, in molti temono un pullback definito salutare quanto imminente.

I numeri e la view degli analisti

Guardando i numeri, infatti, secondo quanto riferito dal WSJ, il p/e medio dei titoli presenti sull'S&P500 è di 24, oltre la media storica di 15-16 ma al di sotto dei 40 raggiunti durante la bolla dei dot.com.
Non solo, ma a favore del settore azionario ha finora giocato anche un altro elemento, quello dei tassi di interesse estremamente bassi, presenti sul mercato dopo lo scoppio della crisi e come conseguenza più immediata delle politiche di stimolo monetario adottate dalle diverse banche centrali; proprio questi rendimenti al minimo hanno infatti spinto molti investitori verso l'equity, a tutto vantaggio dell'aumento del p/e.

Indubbio che considerare solo il parametro dei vari p/e come elemento di giudizio è attualmente riduttivo: ammesso che gli indicatori abbiano ragione ci si deve basare anche su altri fattori come ad esempio le aspettative di mercato. In questo caso entrerebbero in gioco altri elementi come la già citata serie di riforme fiscali, incentivi agli investimenti e le diverse misure protezionistiche promesse dall'amministrazione Trump, promesse che, sebbene radicali e complesse, potrebbero arrivare comunque al Congresso, anche sotto forma di testi non precisamente uguali a quelli promessi dal presidente.

Gli scenari

Un'eventuale conferma della crescita economica unita a livelli particolarmente bassi di tassi di interesse giustificherebbe quotazioni azionarie alte, come conferma Steve Violin di F.L Putnam Investment Management.
In questo panorama si deve anche aggiungere anche la cornice di una bassa inflazione e le prospettive di crescita di profitti aziendali come sottolineato da Brandon Thomas di Envestnet che ricorda come i tassi di interesse Usa siano effettivamente in fase di rialzo ma che questo cammino si sta sviluppando con una lentezza estrema, particolarmente utile per i mercati che, nel frattempo, hanno la possibilità di adeguarsi alla nuova realtà in arrivo.

Ottimista è anche Moudy el Khodr, Senior Portfolio Manager, US High Dividend & Global High Dividend di NN Investment Partners, il quale ricorda che se si deve parlare di bolla allora è bene guardare ai numeri dei diversi precedenti storici. attualmente, per la precisione dal 2009 ad oggi, l'S&P500 ha reso il 12,5% al lordo dei dividendi e su base annualizzata, molt di meno rispetto al 20% registrato, sempre su base annualizzata, tra il 1982 e il 1987 quando si registrò un primo crash, oppure, peggio ancora, al 26% avuto dal 1995 al 2000 anno di un altro crollo.

    
Fonte: News Trend Online

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