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mercoledì 23 agosto 2017

Usa: rinasce la fiducia per l'agenda Trump?


Wall Street torna ad essere una cometa incandescente dopo l'ultima seduta di ieri che si è rivelata la migliore da aprile: tradotto in numeri, il DJIA ha chiuso a +0,9% (21.899,89 punti), l'S&P 500 sfiorando l'1% (0,99%) è arrivato a quota 2.452,51 punti mentre il Nasdaq ha guadagnato l'1,36% chiudendo a quota 6.297,48 punti.

L'attesa di Jackson Hole

Intanto si fa sempre più diffusa la sensazione che al prossimo meeting di Jackson Hole nel Wyoming, i banchieri centrali non annunceranno l'arrivo di decisioni particolarmente radicali, preferendo lo status quo e rimandando quindi qualsiasi effettivo cambiamento a data, per ora, ancora da destinarsi.
A ridare fiducia al mercato Usa, però, sarebbe stata la grande notizia che tutti attendevano: sebbene per il momento si tratti solo di indiscrezioni, sembra che si sia vicini ad un accordo tra governo Usa e Congresso per l'avvio dell'iter sul piano di riforma fiscale che permetterebbe perciò al testo definitivo di prendere corpo.

Le stesse indiscrezioni parlano di un disegno di legge che potrebbe arrivare sul tavolo dei deputati già il mese prossimo.
Si tratterebbe di una rassicurazione molto importante circa la possibilità dell'amministrazione Trump di mettere mano all'agenda più volte rimandata a causa delle difficoltà nate dall'inchiesta del Russiagate e, soprattutto, un'occasione per dimostrare la compattezza del partito repubblicano dopo la mancata riforma sanitaria.

Fiducia per Trump 

Il controllo di entrambi i rami del parlamento da parte del partito dei conservatori non è però sinonimo di appoggio incondizionato all'opera del Presidente; negli ultimi tempi, oltre alle già note idiosincrasie tra il partito e il suo più eclettico rappresentante, ultimamente si sono aggiunte anche le tensioni circa le tiepide dichiarazioni di condanna riguardanti i recenti disordini a Charlottesville.

Proprio in seguito all'atteggiamento lassista di Trump molti rappresentanti delle Corporate, oltre che dello stesso partito repubblicano, hanno preferito prendere le distanze e schierarsi a favore di una condanna severa. Intanto sono arrivate nuove polemiche create proprio dallo stesso Trump che ieri ha accusato i media di non aver riportato chiaramente le sue parole di condanna contro i movimenti suprematisti bianchi.
L'occasione per l'ennesima critica ai media si è vista in occasione del suo discorso a Phoenix (Arizona) al quale erano volutamente assenti il governatore dello stato Doug Ducey, e il senatore John McCain, a dimostrazione degli attriti interni ancora particolarmente forti.

Tornando alla riforma fiscale, le prossime mosse saranno decise dalla squadra che si sta occupando della proposta da presentare al Congresso e che è formata da Gary Cohn, ex Goldman Sachs, Steven Mnuchin, segretario al Tesoro, Mitch McConnell, senatore repubblicano, Paul Ryan, speaker repubblicano della Camera, Orrin Hatch, presidente della commissione Finanza al Senato, Kevin Brady, capo della commissione Ways & Means della Camera. 
Fonte: News Trend Online

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