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mercoledì 30 agosto 2017

Super euro: non solo Bce. I nuovi driver che alimentano il rally

 
Ormai siamo abituati a vedere la moneta unica correre praticamente senza sosta e soprattutto senza limiti. Ma a differenza di quanto si è potuto pensare in un primo momento, l'euro ha potuto consumare nuova benzina fornita da altri elementi in gioco. La view di Vincenzo Longo Market Strategist di IG .
Missile nordcoreano sorvola il Giappone. Le provocazioni di Kim Song-un fanno davvero paura ai mercati?
A nostro avviso siamo arrivati a un punto tale per cui gli operatori non possono più ignorarle. Quella di ieri è stata l’ennesima minaccia di Kim Song-un, ma senz’altro la più pericolosa dell’ultimo decennio, tanto che il Giappone ha dovuto far ricorso a una convocazione d’urgenza del Consiglio di sicurezza dell’ONU. L’escalation delle tensioni inizia a ripercuotersi sui mercati, con gli operatori che si spostano verso i beni rifugio. Non si tratta ancora di una vera e propria fuga, piuttosto vengono acquistate coperture e qualche investitore meno avvezzo al rischio esce da posizioni rischiose. La probabilità di un’azione militare rimane ancora contenuta, seppur in costante crescita nelle ultime settimane, dato che i moniti e le sanzioni della comunità internazionale sembrerebbero non intimorire il dittatore nordcoreano. Ad ogni modo, nel caso di un conflitto armato nucleare gli effetti potrebbero essere importanti, data la dislocazione geografica. Oltre alla vicinissima Corea del Sud, accanto ci sono Giappone e Cina, rispettivamente seconda e terza economia del mondo. Abbastanza, insomma, per impensierire gli operatori sulle ripercussioni economiche che potrebbero aversi in quell’area.
Euro/Dollaro sopra quota 1,20: cause e conseguenze di un cambio così forte?
La moneta unica sembra essere inarrestabile verso le principali valute mondiali. A risentirne maggiormente è il cambio con il biglietto verde, quest’ultimo appesantito a sua volta dalle incertezze che ruotano attorno all’amministrazione Trump. Ma cosa sta alimentando questo rally dell’euro? Crediamo che negli ultimi giorni siano cambiati i driver rispetto a quelli che l’hanno guidato negli ultimi mesi, ovvero il dissolvimento del rischio politico e l’accelerazione della crescita nella zona euro. In particolare, l’accensione dell’avversione al rischio tra gli operatori a dopo l’ennesima minaccia della Corea del Nord ha portato gli operatori a chiudere le ultime posizioni in carry trade aperte in euro. Questo ha permesso alla moneta unica di accelerare in concomitanza con la discesa delle borse. Nelle ultime settimane poi il movimento dell’euro/dollaro potrebbe esser dipeso anche dal recente deflusso da parte dei gestori globali dall’equity Usa. Per gli investitori europei, soprattutto, le alte quotazioni degli indici azionari americani e il deprezzamento del dollaro rappresentano una minaccia più che sufficiente per far rientrare i capitali verso il Vecchio continente.
Questo euro forte - ai massimi da dicembre 2014 verso dollaro e ai massimi dal 2009 verso sterlina (trascurando il flash crash di ottobre) – inizia a impensierire le aziende esportatrici dell’area. Anche nei recenti report degli indici ZEW e IFO è trapelato qualche timore da parte degli operatori in merito. Non siamo in grado di quantificare l’impatto sulla crescita, ma per certo vedere l’euro/dollaro sopra 1,20-1,22 potrebbe avere effetti più che percepibili sulle aziende. La perdita di competitività è tangibile e le figure della bilancia commerciale dei prossimi mesi inizieranno a evidenziare queste difficoltà. Ovviamente l’impatto sarà tanto più importante per quelle aziende che producono in Europa fuori dall’area comune. Più contenuti i danni per le aziende che producono fuori dalla zona euro, che potranno sfruttare i costi di produzione più contenuti.
Intanto l'oro, sull'onda delle tensioni internazionali, ha superato i 1.300 dollari l'oncia: qual è il prossimo traguardo?
Il metallo prezioso si è lasciato definitivamente alle spalla la resistenza psicologico di 1.300 dollari, testata due volte da inizio anno. Le tensioni geopolitiche e, soprattutto, il dollaro debole hanno dato la spinta necessaria per la rottura di tale riferimento. Un’intensificazione dei timori in Corea, unitamente al dollaro debole, potrebbero creare un’occasione per un allungo verso 1.375 dollaro l’oncia, picchi assoluti del 2016. Questo rimane a nostro avviso il principale target. È importante, però, che si abbiano discese sotto 1.250 dollari/oncia, per evitare che si perda molta spinta rialzista.

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