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lunedì 7 agosto 2017

Petrolio: la panoramica sull’oro nero di agosto 2017

A inizio mese il greggio scende di 2 punti percentuale, attestandosi a 49,16 dollari al barile dopo aver segnalato un aumento della produzione da parte del cartello petrolifero guidato dall’Arabia Saudita. Questa flessione  risulta coerente con una recente interpretazione della situazione contingente per la quale i prezzi del petrolio potrebbero rimanere bassi per lungo tempo … Continue reading Petrolio: la panoramica sull’oro nero di agosto 2017
A inizio mese il greggio scende di 2 punti percentuale, attestandosi a 49,16 dollari al barile dopo aver segnalato un aumento della produzione da parte del cartello petrolifero guidato dall’Arabia Saudita.
Questa flessione  risulta coerente con una recente interpretazione della situazione contingente per la quale i prezzi del petrolio potrebbero rimanere bassi per lungo tempo o, addirittura, per sempre.
Questo continuum tra il calo dei prezzi del grezzo e il suo effettivo consolidamento valoriale sarebbe è ben fotografato da Ben van Beurden, ad di Royal Dutch Shell, che parso consapevole che i tempi in cui volavano quotazioni superiori ai mille dollari sono ormai lontani.
Il top manager olandese ha avuto modo di intervenire nella trimestrale della società e davanti alle note telecamere di Bloomberg ha stigmatizzato così il suo refrain: “Lower forever”.
Se Shell “si sta mettendo in forma” per non farsi trovare impreparata al calo del petrolio, quel che rileva è la consapevolezza che lo stesso non risalirà, dando un messaggio ai mercati e dicendo a voce alta quello che forse pensano un po’ tutte le oil company, in un momento in cui si fatica ad affidarsi alla speranza in un cambio di trend.
Se recentemente Goldman Sachs si è mostrata “cautelativamente ottimista” sul consolidamento dei prezzi, attraverso un innalzamento della domanda, altri elementi spingono per l’ipotesi inversa.
Il principale è da ravvisarsi nel fallimento di uno dei principali attori finanziari al mondo, Andy Hall.
Il trader famoso specialmente per le operazioni compiute sul petrolio deve cedere il passo alla perdita del 30% subita dal maggiore asset del proprio gruppo, il fondo speculativo Astenbeck Capital Management, che abbandonerà la propria attività.
Quanto successo a Hall segna il passo con la realtà odierna del petrolio, il cui andamento è influenzato in maniera profonda dal concorrente shale oil, materia prima del futuro ma anche e soprattutto del presente.
È indicativo che un guru del trading come il britannico, accumulatore di una fortuna attraverso strategie molto aggressive sul petrolio, abbia scontato anni e anni di scelte a lungo termine e rialziste.
Il suo fallimento può costituire il crollo dell’ultimo baluardo di ostinazione verso una previsione, per meglio dire speranza, se non labile aspettativa, di inversione del trend con un pesante rimbalzo verso l’alto che non c’è mai stato, neanche beneficiando dei tagli operati dall’Opec.
Anche Goldman Sachs sembra aver ammesso di aver sbagliato le previsioni, confermando peraltro quanto accaduto ad altre grandi banche come Barclays, JpMorgan e Morgan Stanley che nel primo trimestre hanno osservato rendimenti di solamente 800 milioni dollari, registrando una flessione di un terzo rispetto al 2012 e di una percentuale simile (-29%) rispetto all’anno precedente.
L’oro nero sembra aver smarrito la propria regalità.
This article was originally posted on FX Empire

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