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venerdì 4 agosto 2017

NFP in primo piano, scivola l’USD

 
L’USD si consolida in vista del rapporto sul lavoro
By Arnaud Masset
Ieri ho affermato che il dollaro potrebbe aver raggiunto il fondo e che un’ulteriore debolezza non è giustificata. Osservando il mercato forex stamattina, sembra che il rimbalzo del dollaro non avverrà oggi: il biglietto verde si è consolidato contro gran parte delle altre valute, ma senza riuscire ad accrescere i modesti guadagni degli ultimi giorni. Ci sono varie spiegazioni per questo andamento. Oltre alle aspettative che la Fed dovrà indietreggiare rispetto al restringimento e alla riduzione degli attivi di bilancio visto lo stallo della crescita economica e l’entrata in scena della BCE (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) fra le banche che si avviano a restringere la politica, in questi giorni ciò che sfianca di più il dollaro è Donald Trump.
Dal suo insediamento, il presidente USA ha avuto un effetto piuttosto negativo sul dollaro. La sua incapacità di attuare le riforme e l’incertezza politica, a livello internazionale e interno, generata dal suo modo di amministrare, fanno sì che gli investitori dubitino che la sua presidenza sosterrà l’economia USA e, di conseguenza, il biglietto verde.
Il rapporto sul lavoro di luglio oggi sarà l’attrazione principale. Le buste paga non agricole (NFP) dovrebbero attestarsi a 180.000 unità a luglio, in calo rispetto alle 222.000 del mese precedente. Gli economisti interpellati stimano un calo marginale del tasso di disoccupazione, dal 4,4% al 4,3%. Infine, la crescita delle retribuzioni dovrebbe subire un rallentamento, con un aumento medio delle retribuzioni pari al 2,4% a/a rispetto al 2,5% di un mese fa. Tuttavia, su base mensile, rispetto al +0,2% di giugno le retribuzioni dovrebbero essere cresciute dello 0,3%.
Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) complesso, gli investitori sembrano meno sensibili alle notizie che provengono dal mercato del lavoro. Oggi, quindi, è poco probabile un movimento significativo dell’USD. Tuttavia, visto il contesto complessivamente negativo per il dollaro, dati deludenti influiranno più di risultati buoni sulla valuta statunitense.
Status quo per la Banca d’Inghilterra
By Yann Quelenn
Ieri non c’è stata nessuna sorpresa, la BoE (Shenzhen: 000725.SZ - notizie) ha mantenuto i tassi invariati allo 0,25% e l’obiettivo del programma di acquisto asset rimarrà pari a £435 miliardi. Saranno acquistati 10 miliardi di obbligazioni societarie, ma ciò non modifica quanto deciso in precedenza.
La banca centrale britannica ha però tagliato le previsioni di crescita per quest’anno, all’1,7% dall’1,9%. I banchieri hanno espresso preoccupazione per la crescita della spesa dei consumatori, troppo lenta per spingere più in alto la crescita. Per di più, l’esito dei negoziati sulla Brexit è ancora incerto e i livelli d’investimento dovrebbero diminuire sulla scia di questi timori.
Continuiamo a ritenere che, fino a questo momento, il voto a favore della Brexit abbia avuto come conseguenza positiva l’abbassamento della sterlina, ragion per cui dovremmo assistere a un rialzo dell’inflazione verso il 3%, probabilmente a ottobre. È chiaro che il calo della sterlina genera un aumento dell’inflazione. Le previsioni per il 2018 sono state riviste al rialzo, al 2,5% dal 2,4%. Dopo il 2019, si prevede che l’inflazione supererà l’obiettivo della BoE. Ciò dovrebbe far scattare un rialzo del tasso – due secondo i banchieri della BoE. Rimaniamo rialzisti sulla sterlina perché, a nostro avviso, i mercati continuano a sopravvalutare gli effetti della Brexit.

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