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lunedì 7 agosto 2017

Netflix porta sul grande schermo la nascita finanza moderna


Quello attuale è un momento di cambiamento sociale e questo sta destabilizzando tutta la politica, facendo addirittura nascere un nuovo mondo. L'aristocrazia sta perdendo potere a favore di una nuova classe commerciale di innovatori. Il nuovo credo non è quello di governare, ma di servire.
Essere di stirpe reale una volta significava governare il mondo, ma ora non più.
I reali sono a corto di denaro e si rivolgono alla ricchezza di una classe di persone che si basa notevolmente sulle nuove tecnologie. Queste nuove tecnologie, a loro volta, creano nuove opportunità per fare soldi. Invece di fare le cose, queste persone forniscono servizi a coloro che ne hanno bisogno, e questo le rende enormemente ricche.
Ma ogni tanto, la Peste Nera arriva a rovinare questo idillio.
La descrizione di cui sopra si riferisce al 1400, in Italia, un tempo a cui è stata data vita cinematografica dalla nuova serie su Netflix, Medicis: Masters of Florence.

La prima stagione parla della seconda generazione di banchieri durante la vita del fondatore dell'impero, Cosimo di Giovanni de' Medici (1389-1464). I suoi due figli hanno lottato per il controllo del crescente impero.
Questo era il periodo in cui nacque la moderna finanza commerciale. Inoltre vediamo la nascita della cultura commerciale moderna – un nuovo sistema di organizzazione sociale che ha ribaltato l'antica norma di chi governava e chi obbediva.
Il commercio era una nuova forza nella società, una che ha liberato le masse dal vecchio ordine. Il feudalesimo stava diventando una cosa del passato, man mano che le onde della popolazione europea si spostavano dalle campagne ai nuovi centri commerciali come Firenze. Il commercio cambiò tutto, dall'arte all'architettura alla musica alle norme sessuali.

Tutto quello che le persone una volta credevano che fossero caratteristiche permanenti della vita, in quell'epoca vennero messe in discussione.
Sono rimasto deluso dal fatto che la serie non parli molto del lato bancario, dal momento che questo era il mio interesse primario. I temi invece sono prevedibili: gli amori, i conflitti emotivi e le vite personali dei personaggi principali.
Tuttavia anche i grandi temi economici fanno la loro comparsa.
Si guadagnano una chiara demarcazione tra le forze della reazione e le forze del progresso. I Medici furono vittime di due fardelli ereditati dal vecchio mondo. In primo luogo, erano mercanti ed i mercanti non erano mai stati molto apprezzati nella società.

In secondo luogo, erano costantemente sospettati di usura, pratica allora condannata dalla Chiesa cattolica.
Iniziamo a parlare di quest'ultimo tema.

L'usura

La serie Netflix mostra la famiglia Medici evitando scrupolosamente quella che era considerata come l'usura. Fu condannata fin dai primi anni dalla fede, ma questa condanna terminò nel XVI secolo, liberalizzata per legge nel XVIII secolo, ed oggi non è nemmeno un problema.
È raro che se ne parli, a parte avvertimenti superficiali contro l'usura (e quale sia la differenza tra interesse ed usura è qualcosa che non è mai stato enunciato).
Come anche c'è scritto sull'Enciclopedia Cattolica del 1912: la Chiesa "permette la pratica generale del prestito ad interesse, vale a dire, autorizza l'imposizione di un interesse, a condizione che si richieda un interesse discreto per il denaro prestato".
Questo punto di vista rappresenta un completo rovesciamento di quello prevalso dall'età patristica fino all'Alto Medioevo.

Durante tutti questi anni, la Chiesa era stata contraria all'istituzione dell'interesse – al contrario dell'Islam. Ciò cominciò a cambiare solo con lo sviluppo di istituzioni monetarie sofisticate nel periodo mediceo. Questi permisero ai teologi di prendere in considerazione l'argomento con maggiore attenzione e facendoli rendere conto che l'interesse non era diverso da qualsiasi prezzo sul mercato – qualcosa che deve essere liberamente negoziato dalle parti coinvolte e che riflette le mutevoli condizioni della domanda e dell'offerta.
Una delle prime dichiarazioni contro l'interesse venne dal Concilio di Nicea, che cercò di reprimere pratiche avare tra il clero, dove si prestava denaro ad un profitto.

Il Consiglio condannò questo ed altri tentativi di "guadagno disonorevole".
Era sicuramente un insegnamento saggio, necessario per fermare la corruzione, ma c'era un piccolo problema. Il Consiglio estese tale mandato al di là del sacerdozio e implicava che la pratica fosse universalmente sbagliata.
Addirittura aggiunse una prova scritturale dai Salmi a sostegno che l'interesse fosse immorale: "Chi non ha concesso denaro ad usura [interessi], né ha preso tangenti contro gli innocenti, colui che non ha condotto queste pratiche sarà considerato degno". La regola che doveva riguardare solo il clero divenne un principio sociale generale.
E così cominciò una lunga storia di guerra della Chiesa cattolica contro l'interesse ed il prestito di denaro.

Ed è stata una guerra strana, una intrapresa con pochi o nessun fondamento preso dalle Scritture (il passaggio citato qui sopra è a malapena sufficiente). Attaccare istituti di credito definendoli eretici, contraddice i rapporti commerciali normali. Contraddice persino la parabola dei talenti, la quale loda l'esistenza di prestatori di denaro e condanna chi mantiene inattivo il proprio denaro solo per dissolutezza.
La guerra contro l'interesse era una guerra contro la logica economica.

I beni presenti sono più preziosi dei beni futuri, quindi ha senso che una persona voglia qualcosa prima piuttosto che dopo, ma se non ha i soldi adesso, rischia di pagare un premio. Inoltre il prestito è sempre rischioso, quindi ha senso che ci sia un premio collegato a tale rischio.
Infine il denaro che viene prestato non può essere impiegato dal proprietario in altri modi e, di conseguenza, vi è un costo di opportunità da pagare. Per tutti questi motivi e molti altri, l'interesse è una cosa normale in una società commerciale e pacifica.

Galline e uova

Per capire questo concetto, è utile considerare il caso del baratto in una società povera.

Diciamo che avete due galline, ma solo di una ne avete bisogno. Arriva un tipo e vuole l'altra, ma non ha soldi. Vi offre una patata – un accordo piuttosto scialbo. Ma, anche così, siete disposti a trattare e proponete un affare: egli può avere la gallina se in cambio cede alcune delle sue uova per un certo periodo di tempo (es.
un mese). Dopo di che può tenersi a tutti gli effetti la gallina.
Voi siete felici, egli è felice e tutti vincono. Ma perché questo premio rappresentato dall'uovo? Egli voleva la gallina ora e voi non ne avevate bisogno. Quindi egli deve pagare per soddisfare il suo bisogno più urgente, e voi siete felici di cedere la vostra gallina a condizione che vi sia un flusso di reddito proveniente da essa.

È così che funziona l'interesse in un'economia di baratto. È vero, non ci sono soldi, ma il principio è lo stesso di quello che viene considerato una parte normale della vita commerciale di oggi.
E la Chiesa non ha mai contestato questo tipo di affari. Dopo tutto, su quali motivi si potrebbe obiettare? È reciprocamente vantaggioso in tutti i modi.
Nessuno sta peggio e tutto è trasparente. Si potrebbe anche dire che la società stia molto meglio in questo modo. L'alternativa è una persona senza cibo e l'altra che detiene una risorsa inattiva. Meglio raggiungere un alto grado di armonia sociale con questo tipo di affare piuttosto che ritrovarsi l'alternativa inferiore.
L'introduzione del denaro non cambia nulla per quanto riguarda la sostanza morale.

Questo perché il denaro non è altro che un proxy per i beni. È il bene più prezioso nella società, qualcosa di acquisito non per consumarlo, ma da conservare e commerciare in cambio di altri beni. Il denaro serve anche per una importante funzione di contabilità: non si può spesso aggiungere e sottrarre elementi col baratto (una mucca, una mela e un iPad non possono essere aggregati), ma è possibile gestire le cifre in termini monetari.
Ma per qualche ragione che è sconosciuta, i cervelli della gente vanno in tilt quando c'è il denaro di mezzo.

Credono che ci sia qualcosa di male, in quanto gli scambi diventano complicati e ben sviluppati. Com'è possibile che le persone possano diventare ricche non facendo cose, ma facendo semplicemente arbitraggio tra il presente ed il futuro? Non c'è qualcosa di moralmente sospettoso in questa pratica?
Prima dell'Alto Medioevo, era raro che la maggior parte delle persone avesse soldi.
La maggior parte dei contadini lavorava per il cibo e scambiava direttamente la merce coltivata. Le economie erano locali e le istituzioni finanziarie erano disponibili solo per i più ricchi e potenti. Gestire il denaro non era un'esperienza comune per la maggior parte delle persone. Sembrava che l'acquisto e la vendita di denaro fosse l'unica provincia del peccato.
Dal punto di vista cattolico, vi era un ulteriore problema che riguardava un argomento difficile: gli ebrei.

Essi tendevano ad essere prestatori di denaro. Questo poneva un problema in un momento d'intensa preoccupazione religiosa e settaria. Infatti questo problema appare spesso nella legislazione della Chiesa durante il medioevo: tutti i tipi di divieti ed indulgenze riguardavano gli ebrei in particolare.
(Leggete Milton Friedman per conoscere le implicazioni che nel XX secolo ebbe tutto ciò sugli atteggiamenti ebraici nei confronti del socialismo.)
Successivamente, a partire dal XV secolo, le economie cominciarono a cambiare radicalmente. Il feudalesimo stava dando origine al capitalismo, il denaro e la finanza stavano diventando una parte crescente della vita di tu Autore: Francesco SimoncelliFonte: News Trend Online

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