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lunedì 14 agosto 2017

Morte, tasse e debito: l'epitaffio sulla tomba dello zio Sam

di David Stockman


Benjamin Franklin una volta disse: "In questo mondo non c'è nulla di sicuro, eccetto la morte e le tasse".

Se il vecchio Ben fosse ancora vivo, avrebbe sicuramente aggiunto "debito" al suo famoso detto. Infatti un recente studio di Experian sui suoi 220 milioni di consumatori dimostra nell'effettivo questo punto.

Risulta che il 73% dei consumatori che sono morti l'anno scorso aveva debiti che superavano quasi i $62,000. Oltre al tipo di debito che sembra sempre rimanere con voi — carte di credito e prestiti per auto — è accaduto anche che il 37% dei defunti aveva ipoteche non pagate e il 6% ancora aveva prestiti studenteschi con un saldo medio non versato di $25,391!

Una volta le persone festeggiavano quando estinguevano i mutui e non c'erano prestiti agli studenti, e non solo perché gli studenti non sono intrinsecamente meritevoli di credito. L'università veniva pagata col risparmio delle famiglie, posti di lavoro estivi, lavoretti e una vita austera.

Niente di tutto questo esiste più. L'essenza del debito nell'era attuale è che può sempre essere aumentato e rinnovato, mai ridotto e pagato.

Certo, gran parte dell'opinione pubblica ritiene che questa realtà sia irrilevante — anche evidenza di progresso economico. I keynesiani, i politici di Washington ed i giocatori d'azzardo a Wall Street non avrebbero altro modo per agire, perché il loro modus operandi si basa non solo sul debito infinito, ma soprattutto su una leva finanziaria sempre più alta.

Il grafico qui sotto non solo dimostra quest'ultimo punto, ma documenta che negli ultimi quattro decenni l'aumento della leva finanziaria s'è insinuato in ogni angolo dell'economia statunitense.

Il PIL nominale (blu scuro) è cresciuto del 6X da $3,000 miliardi a $18,000 miliardi, mentre il credito totale (azzurro) è salito del 13X da $5,000 miliardi a $64,000 miliardi.

Di conseguenza, il tasso di leva finanziaria nazionale è salito dal 1.5X nel 1980 al 3.5X di oggi.

Il mio punto oggi non è quello di fare la morale, ma di discutere le implicazioni pratiche del debito della nazione rispetto alle altre due certezze di Ben Franklin — morte e (soprattutto) imposte.

Non c'è dubbio che il modus operandi dell'economia americana sia stato trasformato dalle tendenze mostrate nel grafico qui sotto.

Il rapporto totale debito/reddito (PIL) all'inizio del grafico non era un'aberrazione. In realtà è stato una costante per 100 anni, ad eccezione di un paio di anni durante la Grande Depressione.

Era anche legato al più grande periodo di prosperità capitalistica, crescita economica e aumento dei livelli di vita nella storia.

Al contrario, il rapporto debito/reddito al 3.5X di oggi ha due implicazioni chiare.

In primo luogo, la nazione ha effettuato un leveraged buyout (LBO) su sé stessa negli ultimi quarant'anni. E ciò ha temporaneamente dato l'impressione della presenza di prosperità.

Ma significa anche che l'economia statunitense si sta ora trascinando dietro maggiore debito rispetto alla norma storica.

L'economia americana si sta trascinando dietro $35,000 miliardi di debiti.

Proprio così. In assenza della leva finanziaria quarantennale a partire dalla fine degli anni '70, il grafico qui sotto avrebbe mostrato circa $29,000 miliardi di debito nel mercato del credito (pubblico e privato), non $64,000 miliardi.




L'elevato rapporto di leva finanziaria degli ultimi anni s'è portato dietro un costo pesante — e uno che i keynesiani ed i loro seguaci si rifiutano di riconoscere: il cosiddetto LBO quarantennale non ha creato una crescita incrementale permanente, l'ha rubata al futuro.

La leva finanziaria di oggi e la spesa incrementale diventano domani un costo superiore del servizio del debito e una riduzione della spesa. Infatti quest'ultimo punto è già alle porte.




La tendenza della crescita del PIL reale catturata dalle barre grigie è stata ribassista a partire dagli inizi degli anni '70. E negli ultimi dieci anni è stata in media solo l'1.2% ogni anno, o solo un terzo della media del 3.8% registrata durante l'autunno americano (1953-1971).

Questo deterioramento è avvenuto proprio in concomitanza del cosiddetto LBO nazionale (linea rossa), salendo dallo storico 1.5X all'attuale 3.5X.

In definitiva, tutto questo debito e soppressione finanziaria sono il nemico degli investimenti e della produttività.

Incoraggiano l'ingegneria finanziaria sotto forma di riacquisti di azioni e fusioni e acquisizioni (M&A). Ciò devia le risorse economiche da investimenti produttivi alla speculazione in asset finanziari a Wall Street.

Il settore della vendita al dettaglio, per esempio, ha fatto registrare prestiti massicci per finanziare riacquisti di azioni e LBO. Il settore della vendita al dettaglio vedrà oltre 30,000 chiusure di esercizi solo nel 2016-2018.

Abbiamo anche visto un debito enorme avvolgere il settore delle auto, quasi $3,000 miliardi. Questo è un settore che osservo molto da vicino, perché credo che sia pronto ad implodere.

In breve, il debito del settore industriale totalizzava gli $8,700 miliardi alla vigilia della grande crisi finanziaria. Ora è di $13,200 miliardi. E tale aumento di $4,500 miliardi non è stato pompato in investimenti produttivi.

La stampa monetaria da parte della FED sta affogando la crescita dell'economia statunitense con un aumento del debito e un maggior rapporto di leva.

E questo ci porta alla morte e alle tasse...

Una quota sorprendentemente elevata dei costi sanitari di oggi sono stati progettati per contrastare la prima, ma la maggior parte delle famiglie non ha alcun risparmio.

Quindi chiedono aiuto allo stato affinché paghi i loro costi sanitari, e non sorprende se adesso siamo arrivati ad avere Medicare, Medicaid e Obamacare con costi alle stelle.

Durante il prossimo decennio, ad esempio, più di $25,000 miliardi, o quasi il 63% dei costi sanitari personali, saranno finanziati dai programmi elencati in precedenza (inclusa la quota di stato del Medicaid).

L'intera popolazione è stata incanalata in un'assicurazione sanitaria finanziata o sovvenzionata dallo stato. E poiché queste politiche sono diventate sempre più socialiste (cioè, basate su rating comunitari e premi omogeneizzati piuttosto che differenziati dal rischio), l'intero sistema è diventato sempre più inefficiente e costoso.

Ma il capitalismo non funziona se non si hanno prezzi economici e nessun consumatore reale. Ciò che si ottiene invece è pazienti insensibili ai prezzi e cartelli organizzati che tentano di massimizzare i loro redditi facendo pressione sui pagatori di assicurazioni pubblici e privati.

La soluzione dell'assicurazione statale diventa la forza trainante di bilanci pubblici sempre crescenti.

Non c'è una possibilità che il sistema sarà riformato, perché l'economia dei baby boomer è stata essa stessa un LBO. Cioè, il 73% della popolazione entra nelle sue "spese finali" con $62,000 di debito.

In breve, il cosiddetto LBO nazionale del 1980-2017 ha inondato la nazione con un gigantesco stato sociale (pensioni di assistenza sanitaria e pensioni previdenziali), perché il 90% della popolazione non ha alcun risparmio materiale.

E il finanziamento di questo stato sociale significherà, a sua volta, tasse più elevate e più debito pubblico.

Benjamin Franklin alla fine della Convenzione costituzionale disse: "Signori, avete una repubblica, se riuscite a mantenerla".

Se avesse saputo cosa sarebbe diventata, non sarebbe stato così ottimista.

Ma come siamo arrivati sin qui?

Cominciamo guardando alla FED. La sua reflazione monetaria sconsiderata in risposta alla Grande Recessione ha causato una ripresa del credito per le auto, vendita e produzione dopo l'inizio del 2010.

Di conseguenza questa reflazione ha influenzato fortemente il tasso di crescita della produzione interna degli Stati Uniti e ha avuto un massiccio effetto distorsivo.

La produzione di auto è aumentata del 15% rispetto al suo picco precedente e un aumento del 130% rispetto al 2010. Ma la produzione industriale complessiva non è in realtà più elevata di quella nell'autunno del 2007. La produzione reale nella maggior parte dei settori dell'economia statunitense è in realtà diminuita notevolmente.

Ciò significa che se togliamo il settore automobilistico, l'economia industriale aggregata ha avuto una crescita nulla per un intero decennio.

Quindi l'industria automobilistica ha effettivamente distorto gli effetti della pianificazione centrale monetaria.

Ma il punto è che il ciclo di boom/bust nel mondo finanziario causato dalla pianificazione monetaria centrale sta rendendo il ciclo economico più instabile, non meno.

Significa anche che la debole espansione delle vendite reali e del PIL negli ultimi sette anni è stata sostenuta artificialmente da una rapida ma insostenibile ripresa nel settore automobilistico. Ma ormai è finita.

Si consideri che il credito nel settore automobilistico si basa ormai sul valore collaterale del veicolo — non sul merito creditizio del mutuatario.

Di conseguenza quando i prezzi delle automobili scenderanno notevolmente, le perdite derivanti dai prestiti aumenteranno. Durante l'ultimo ciclo, i prezzi delle auto usate hanno raggiunto il picco all'inizio del 2006 e poi sono diminuiti del 25% fino al fondo del 2009. Il credito totale per le auto è sprofondato nello stesso periodo.

E oggi, dopo aver raggiunto il plateau da più di due anni, i prezzi dei veicoli usati hanno cominciato una ripida discesa. Durante il mese di aprile, ad esempio, i prezzi della maggior parte delle classi di veicoli usati hanno subito un forte calo. L'indice J.D. Power è sceso del 13%. Inutile sottolineare come il calo dei prezzi delle auto usate stia accelerando.




Rispetto all'ultimo ciclo del credito, il crollo delle vendite delle automobili dopo il 2007 ha determinato un drastico rallentamento dei veicoli dati in leasing. Il boom delle vendite delle auto post-2010 sta ora generando uno tsunami di veicoli pre-posseduti. Durante il periodo 2016-2018, un totale stimato di 21 milioni di veicoli usati inonderà il mercato.

Questo aumento del 62% nell'offerta di veicoli usati ha implicazioni negative per i prezzi delle auto usate.

L'effetto negativo più immediato sarà una riduzione del valore tra i portafogli di veicoli ceduti in leasing. Questo, a sua volta, non solo provoca perdite per i titolari di azioni, ma provoca anche un forte aumento dei tassi di pagamento mensili sui nuovi contratti di leasing.

I volumi di leasing sono scesi del 45% durante l'ultimo ciclo, ma nel picco attuale di 4.3 milioni di veicoli dati in leasing, i volumi potrebbero scendere di oltre il 70% nei prossimi anni.

Infatti, oltre il 30% delle vendite di veicoli nuovi è stato venduto in leasing nel 2016. E il record di 4.3 milioni di nuovi veicoli dati in leasing nel 2016 è stato quasi il doppio rispetto al picco del 2007 e il 4X rispetto al fondo del 2009.

Ciò significa che una quota crescente di vecchi prestiti per auto usate diventerà sommersa, perché le automobili si deprezzano più velocemente rispetto a quanto possano essere ripagati i prestiti. Tale divario crescente, a sua volta, determinerà una grave perdita per i prestiti per auto durante questo ciclo.

Guidato dai tassi ultra bassi della FED, l'eruzione del finanziamento subprime per le auto ha portato ad una fame per rendimenti decenti. E gran parte dell'aumento di $100 miliardi nel volume subprime è stato dovuto al finanziamento nel mercato delle obbligazioni spazzatura.

La natura precaria della piramide del debito è innegabile. Il settore automobilistico è un esempio primario di una falsa prosperità alimentata dal debito. Sottolinea come la falsa prosperità della FED vada ad intensificare — se non a creare — il ciclo boom/bust.

Si consideri che quasi un terzo degli scambi di veicoli sta ora atterrando in territorio negativo, come mostra il grafico seguente.

Ciò significa che i potenziali acquirenti di auto nuove dovranno aumentare i fondi per ripagare i vecchi prestiti.




Inoltre il debito automobilistico subprime è quasi 3 volte superiore a quello della vigilia della crisi finanziaria del 2008. Quindi la prossima correzione nel prestito per auto sarà certamente molto più profonda del declino del 15% dell'ultima volta.

E il "giorno del giudizio" è proprio dietro l'angolo: volumi in calo delle auto usate, calo dei loro prezzi e salita dei tassi di default negli ultimi quindici trimestri.




Anche Morgan Stanley ora prevede un crash dei prezzi delle auto usate. Ciò significa che il boom del credito per le auto è finito, dato che tutta questa storia dipendeva in definitiva dall'aumento dei prezzi delle auto usate e del valore collaterale per i prestiti e le locazioni delle auto.

La realtà è che il boom delle auto è stato basato sul credito — da $800 miliardi dal fondo del 2010 a più di $1,500 miliardi di oggi — alimentato soprattutto dall'inflazione degli asset.

Ma con i prezzi delle auto usate ora in crollo, l'ultima emozione nella categoira "prendi in prestito e spendi" si è esaurita. Ecco perché Morgan Stanley sta ora proiettando un enorme calo delle vendite delle auto durante il bilancio di questo decennio.




Se ci aggiungete l'attuale Armageddon nel settore della vendita al dettaglio e le patch di olio di scisto a $50 al barile, parliamo di una ripresa inesistente.

In realtà siamo tornati al punto di partenza, vale a dire, una vera e propria ripresa dell'economia industriale statunitense non è mai accaduta. La produzione industriale nel mese scorso è ancora al di sotto del livello di settembre 2007. E ora il credito per auto, le vendite al dettaglio e il bust della produzione la porterà significativamente più in basso.

Tanti saluti alla Grande Moderazione. La pianificazione monetaria centrale è errata in teoria e non funziona in pratica.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncellihttp://francescosimoncelli.blogspot.it/

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