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lunedì 14 agosto 2017

L'UE prepara una stretta contro le acquisizioni cinesi in Europa


L'Unione europea prepara le contromisure per reagire all'attivismo dei cinesi nel mercato delle fusioni e acquisizioni.
A rivelarlo sono alcune indiscrezioni del Financial Times, secondo cui Bruxelles starebbe mettendo a punto dei provvedimenti per rendere più stringenti i controlli sulle acquisizioni di gruppi europei ad opera di società straniere, nell'ambito.
Un nuovo quadro normativo che renderà più simile la legislazione europea in materia a quella americana, che garantisce livelli di difesa superiori degli asset strategici. E che avrà come principale obiettivo proprio quello di limitare  l'eccessiva invadenza degli investimenti del colosso asiatico in settori considerati strategici per le industrie dei membri UE. 

L'annuncio a settembre

Un tema tornato proprio oggi d'interesse in Italia, dove il titolo Fca sta correndo alla Borsa di Milano per i rumors di stampa sull'interesse a un acquisto avanzato da alcuni grandi gruppi cinese.

Ma che riguarda da tempo tutta l'Europa: secondo una ricerca del Mercator Institute for China Studies e del Rhodium Group, negli ultimi dodici mesi Pechino ha riversato nel mercato dell'M&A una cifra record di 35 miliardi di euro, in aumento di più del 50%.
Un boom rispetto al quale manca, a livello comunitario, una procedura omogenea per garantire la difesa di aziende che operano in settori considerati sensibili: solo 13 tra le 28 nazioni europee, riporta il FT, possiedono infatti un apparato di controllo che valuti i rischi alla sicurezza nazionale dall'arrivo di capitali stranieri.

 
E' per questo che secondo le fonti del quotidiano finanziario, a settembre il presidente della Commissione Europea dovrebbe annunciare le linee guida di una nuova strategia di coordinamento  tra le varie agenzie di controllo nazionali.
Ci sarebbe inoltre allo studio l'idea di alzare il livello di protezione sulle aziende che hanno beneficiato di contributi pubblici da parte dell'Unione.

I precedenti

Il FT ricorda anche che un invito a operare in tal senso era già arrivato dal nuovo presidente francese Emmanuel Macron e dallo stesso Parlamento europeo, ma sono numerose le voci che hanno sottolineato la necessità di limitare l'accesso dei capitali di aziende provenienti da Paesi che non garantiscono reciprocità. 
Il timore che circola da tempo è infatti che acquistando competenze in Europa e non garantendo un eguale presenza straniera ne suo mercato, la Cina possa ottenere a lungo andare un vantaggio competitivo sul Vecchio Continente.

Fonte: News Trend Online

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