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lunedì 28 agosto 2017

L'euro arriva a toccare i massimi da 2 anni dopo Jackson Hole


L'euro arriva a toccare i massimi da 2 anni dopo Jackson Hole
La settimana si è chiusa all'insegna dell'incertezza per i mercati. A fine giornata, infatti, il Cac40 e il Dax30 hanno visto rispettivamente un passivo dello 0,17% e dello 0,11%, mentre per il Ftse100 è stato dello 0,08%. Maglia rosa, invece, per Piazza Affari con il Ftse Mib a 21.746 punti, pari a +0,08%. Troppo poco per assicurarsi un bilancio settimanale positivo che si è invece chiuso con il segno meno, per la precisione -0,31% rispetto al close del venerdì precedente. A tenere banco questa settimana è stato l'incontro di Jackson Hole, incontro che ha riservato non poche sorprese non tanto per quello che è successo quanto per quello che non è successo.
Finale di partita a Jackson Hole
I banchieri centrali si sono coalizzati contro le politiche protezioniste del presidente usa Donald Trump? Parrebbe proprio di sì dal momento che le parole pronunciate sia da Janet Yellen, governatore della Federal Reserve, che da Mario Draghi suo collega alla Bce (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) in occasione del simposio di Jackson Hle nel Wyoming, non hanno fornito indicazioni di carattere finanziario ma sono state prodighe di consigli per quanto riguarda la politica e le strategie commerciali da adottare e, soprattutto da evitare.
Per quanto riguarda le strategie di accomodamento monetario finora messe in atto, entrambi i rappresentanti delle istituzioni centrali non hanno esitato a difenderle, soprattutto visto e considerato, in primis i risultati e, in seconda battuta, i possibili pericoli ancora in agguato, il tutto senza dimenticare che, sebbene soprattutto negli Usa i risultati sul fronte lavorativo siano stati concreti, su quello dell'inflazione ancora stentano a dare i propri frutti. Anche per questo motivo, oltre al fatto che le nuove regole sono ormai in vigore da oltre 10 anni, un lasso di tempo che, inevitabilmente ha creato nuovi equilibri interni ai mercati, sia la Yellen che Draghi hanno preferito sottolineare che le procedure per il cambio di rotta, non più eventuale ma ancora relegato a data da destinarsi, saranno estremamente lente. In altre parole lo Status Quo è stato premiato con l'idea del libero scambio aiutato da una politica monetaria accomodante.
Elogio del QE
Il QE non solo ha funzionato bene ma ha anche dato frutti tuttora concretizzatisi nella ripresa effettiva dell'eurozona, ripresa che, per quanto presente, sopratutto in Usa visto che la Fed è stata la prima ad adottare misure di sostegno all'economia, è ancora soggetta a pericoli di diversa natura, in particolar modo in Europa. Facile quindi dedurre che la politica monetaria accomodante continuerà ad essere tale ancora per qualche tempo sia nel Vecchio Continente che nella Terra del Sol Levante dove, proprio come per l'Europa, i risultati ci sono ma l'economia necessita di aiuti. Lo stesso dicasi per Washington dove, secondo sondaggi Reuters il 50% degli operatori ha abbandonato l'idea di una nuova stretta sui tassi da parte della Fed per la fine dell'anno, mettendo quindi in dubbio le parole del governatore Janet Yellen, peraltro alla fine del suo mandato in scadenza a febbraio 2018, che andavano invece nella direzione opposta ovvero quella di 3 aumenti in media all'anno fino al 2019.
Gli osservatori hanno fatto anche notare come le parole dei governatori siano stati un chiaro monito contro la volontà protezionistica dell'amministrazione Trump ma anche contro le tendenze dello stesso stampo che si stanno evidenziando in Europa, come fatto notare da Draghi, un monito che ha portato ad un ulteriore indebolimento del biglietto verde a favore di un euro che continua la sua corsa arrivando a toccare punte di 1,19: numeri alla mano, dall'inizio dell'anno l'euro si è apprezzato del 13,5% toccando quota 1,1934, il livello più alto da circa due anni. Sempre contro le idee della nuova amministrazione, in questo caso però, in campo finanziario, si è scagliata anche la Yellen, contraria ad un allentamento delle norme che hanno frenato lo strapotere delle banche e degli affaristi di Wall Street all'indomani della crisi, allentamento che i vertici della Casa Bianca vorrebbero promuovere come ulteriore misura a favore della finanza.
Non per nulla il numero uno della Bce ha confermato come i dazi e le barriere commerciali sino passate a coprire, nel 2000, l'1% dei prodotti, ed oggi il 2,5%, troppo, per non parlare apertamente di nascita del protezionismo.


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