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mercoledì 16 agosto 2017

La super bolla è nei guai

Non è necessario essere dei maghi nei mercati finanziari per capire come i mercati obbligazionari, in particolare, siano in bolla: i prezzi delle obbligazioni sono stati gonfiati artificialmente dalle politiche monetarie senza precedenti delle banche centrali. Ad esempio, il rapporto prezzo/reddito per il decennale USA è di circa 44, mentre l'equivalente per la zona Euro è di 85.
In altre parole, l'investitore deve attendere 44 anni (e 85 anni rispettivamente) per recuperare il prezzo d'acquisto del bond tramite i pagamenti cedolari.
Nel frattempo la Federal Reserve degli Stati Uniti (FED) continua a "rialzare" il tasso dei prestiti; e persino la Banca Centrale Europea (BCE) sta ora accarezzando l'idea di porre fine alla sua politica espansionistica.

Tuttavia i tassi a lungo termine degli Stati Uniti sono scesi dalla fine del 2016, nonostante la FED abbia rialzato il tasso di interesse a breve termine. Come mai?
Gli investitori sembrano prevedere che la FED potrebbe non aumentare ulteriormente i tassi d'interesse e/o che i rialzi dei tassi d'interesse a breve termine si dimostreranno di breve durata, invertendosi abbastanza rapidamente.

In ogni caso, i mercati obbligazionari non sembrano prevedere che i tassi d'interesse ritornino a livelli normali — cioè, ai livelli pre-crisi. Diverse ragioni potrebbero essere dietro tali aspettative.
Innanzitutto, l'economia statunitense sembra essere dipendente dal credito facile.
L'ultima ripresa economica è stata orchestrata, in particolare, attraverso una pesante dose di politica monetaria allentata. È quindi giusto supporre che gli agenti di mercato avranno una certa difficoltà ad affrontare tassi d'interesse più elevati. Per esempio, le imprese, i consumatori ed i mutuatari, in generale, dovranno affrontare maggiori costi di credito ed un accesso meno favorevole al finanziamento se e quando i tassi d'interesse saliranno di più.
In particolare, tassi d'interesse più alti potrebbero affossare i prezzi gonfiati di azioni, obbligazioni ed immobili.

Ad esempio, i flussi di cassa futuri sarebbero scontati ad un tasso d'interesse più elevato, andando a sgonfiare i loro valori attuali e quindi i prezzi di mercato. La deflazione dei mercati degli asset colpirebbe fortemente i mutuatari: i loro valori patrimoniali scenderebbero, mentre il debito nominale rimarrebbe invariato spazzando via il capitale proprio — uno scenario che molti investitori potrebbero ritenere indesiderabile dal punto di vista delle banche centrali.
Inoltre, la curva dei rendimenti si è appiattita negli ultimi anni.

Questo, a sua volta, suggerisce che le opportunità di profitto delle banche si stanno riducendo, attenuando potenzialmente l'afflusso di nuovi crediti nel sistema economico. Un ulteriore calo del differenziale dei rendimenti potrebbe causare problemi: in passato, una curva piatta dei rendimenti o addirittura invertita è stata accompagnata da una significativa flessione economica o addirittura da un crollo del mercato azionario.
Detto questo, gli investitori potrebbero aspettarsi che le banche centrali trovino difficoltà a portare indietro i tassi di interesse, soprattutto tornando ad un livello in cui i tassi d'interesse reali sono positivi.

Questo vale per la FED e per tutte le altre banche centrali, tra cui la BCE. Ciò è dovuto al fatto che un aumento significativo dei tassi di indebitamento colpirebbe probabilmente la "Super Bolla" che è stata gonfiata dalle politiche monetarie delle banche centrali negli ultimi decenni.
Tuttavia non sorprenderebbe se, ancora una volta, le banche centrali, i produttori monopolisti di denaro fiat, risultassero essere la causa principale dei problemi.
Dopo molti anni di tassi d'interesse eccezionalmente bassi, le banche centrali potrebbero sottovalutare le conseguenze disastrose di un aumento dei tassi di prestito sulla crescita, sull'occupazione e sull'intero sistema monetario fiat. In ogni caso, il boom artificiale creato dalle banche centrali dovrà ad un certo punto trasformarsi in bust, come ci dice la teoria Austriaca del ciclo economico.
Il boom si trasforma in bust o quando le banche centrali portano via la brocca del punch terminando la politica monetaria allentata; o le banche commerciali, in considerazione di mutuatari finanziariamente stressati, smettono di estendere credito; oppure saranno necessarie maggiori quantità di denaro fiat per mantenere vivo il boom, gonfiando i prezzi in modo che in ultima analisi le persone inizino a scaricare il denaro fiat.

In un caso così estremo, la domanda di denaro crollerebbe e poi la Super Bolla scoppierebbe.
In questo contesto, è interessante notare che il prezzo di bitcoin negli ultimi anni è stato in forte esplosione.
Ci sono certamente parecchi motivi. Una ragione è senza dubbio il fatto che bitcoin offre un potenziale "percorso di fuga" dal denaro fiat. Bitcoin (e anche altre criptovalute) potrebbero essere considerate come un "porto sicuro" nel futuro. E certamente ci saranno ulteriori difficoltà nel futuro prossimo — che le banche centrali "rialzino" ancora i tassi di interesse o meno.
Man mano che verranno adottate alternative al denaro fiat, gli effetti positivi si riverseranno anche nell'oro.

Il metallo giallo è sempre stato il prototipo monetario di un "porto sicuro". Potrebbe essere sempre più richiesto per la sua funzione di riserva di valore e, usando la blockchain, anche come mezzo di pagamento digitalizzato. Una volta che scoppierà la Super Bolla, vedremo sicuramente ciò che la gente sceglierà come mezzo di pagamento: oro, bitcoin, o entrambi.
Di Thorsten Polleit
Traduzione di Francesco Simoncelli
Autore: Francesco Simoncelli Fonte: News Trend Online

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