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giovedì 10 agosto 2017

La morte dell'unione bancaria europea

di Louis Rouanet


All'inizio di giugno il fallimento della banca spagnola Banco Popular sembrava aderire senza problemi alle nuove norme di risoluzione europea. L'Unione Bancaria sembrava funzionare bene per raggiungere il suo obiettivo di limitare l'azzardo morale. Le perdite sono state imposte ai titolari di obbligazioni minori e agli azionisti, mentre i contribuenti spagnoli non hanno subito perdite. Anche se ci sono molti difetti con il nuovo quadro di risoluzione, sembrava essere un passo nella giusta direzione. Questa impressione è stata di breve durata ed è morta quando il governo italiano ha accettato di utilizzare €17 miliardi dei contribuenti per due banche fallite, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, a fine giugno. Così, gli obbligazionisti senior italiani saranno protetti nonostante la filosofia del bail-in, secondo la quale i titolari di obbligazioni subiscono perdite se una banca fallisce. Di conseguenza, i prezzi delle obbligazioni senior delle due banche sono aumentati di più del 15%.



Cos'è l'Unione Bancaria?

Dopo la crisi finanziaria del 2007 e durante la crisi del debito 2010-2012, il settore bancario europeo ne è uscito notevolmente indebolito. Di conseguenza la Banca Centrale Europea (BCE) ed i governi nazionali hanno fatto un vasto impiego del bail-out per stabilizzare il settore bancario. Come conseguenza non intenzionale, la liquidità e il capitale forniti alle banche hanno significato che la posizione finanziaria sia delle autorità monetarie sia dei governi nazionali si sono deteriorate e sono stati distorti gli incentivi per le banche ad agire prudentemente.

È per affrontare questi problemi che è stata istituita l'Unione Bancaria. Le novità introdotte da questo nuovo quadro di risoluzione dovrebbero garantire che le banche siano risolte in modo ordinato. Più precisamente, i piani di risoluzione devono ora essere preparati ex ante, cioè, prima che la situazione patrimoniale della banca peggiori. A questo deve essere aggiunto che la ripartizione degli oneri sotto forma di "bail-in" degli azionisti e dei creditori è diventata una condizione obbligatoria per l'utilizzo di fondi di risoluzione. In altre parole, l'unione bancaria doveva proteggere i contribuenti dai fallimenti bancari. Come membro del comitato esecutivo francese della BCE, Benoît Cœuré, ha dichiarato:

È fondamentale porre fine ai bail-out, non solo per migliorare la disciplina del mercato, ma anche per assicurarci che coloro che raccolgono i guadagni siano anche quelli che coprono le perdite. Sarebbe un errore ipotizzare che non ci saranno più banche in difficoltà una volta che il SSM entrerà in vigore e la responsabilità di vigilanza sarà trasferita alla BCE. Quindi, se il meccanismo unico di vigilanza deve essere efficace, deve essere completato da un meccanismo di risoluzione unica per affrontare il problema delle banche non più in salute.

L'Unione Bancaria consiste in un grande cambiamento politico rispetto al "principio di Geithner". Questo è stato il principio seguito durante la crisi del 2008 negli Stati Uniti ed è stato difeso a tutti i costi dall'ex-segretario del Tesoro USA, Timothy Geithner. Geithner ha dichiarato che durante una crisi i creditori delle grandi istituzioni finanziarie non dovrebbero subire perdite. I bail-in, invece, hanno posto l'onere della risoluzione bancaria sugli obbligazionisti, gli azionisti e, in ultima istanza, sui grandi depositanti. Ciò significa limitare quell'azzardo morale che aveva colpito l'area Euro prima della crisi, creando enormi squilibri. Per i sostenitori di un libero mercato, questa era una buona notizia. Significava una maggiore responsabilità e un migliore prezzo del rischio. Una preoccupazione è che alcuni Paesi si sono rifiutati di giocare secondo le regole del gioco e continuano ad applicare il principio suicida di Geithner. È esattamente ciò che ha fatto l'Italia.






La violazione del nuovo sistema di bail-in da parte dell'Italia

Con la liquidazione di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza per un totale di €17 miliardi gravanti sui contribuenti, il governo italiano ha infranto il principio fondamentale dell'unione bancaria. La Commissione dell'Unione Europea avrebbe potuto salvare questo principio dichiarando che suddetto salvataggio non rispettava le norme sugli aiuti di stato, ma non l'ha fatto. Dopotutto, il salvataggio italiano s'è fatto beffe del nuovo quadro di risoluzione che doveva limitare il rischio morale, ma la Commissione non ha fatto nulla. Il parlamentare conservatore tedesco, Markus Ferber, l'ha riassunto meglio quando ha detto:

Con questa decisione, la Commissione Europea accompagna l'Unione Bancaria al suo letto di morte. La promessa che il contribuente non supporterà più le banche fallite, è stata infranta.

Sono molto deluso che la Commissione abbia approvato questo comportamento. In tal modo la Commissione ha gravemente deteriorato la credibilità dell'Unione Bancaria. Se l'insieme comune delle regole che disciplinano la risoluzione del settore bancario viene ignorato in tal modo, non c'è motivo di negoziare ulteriormente su un sistema comune di assicurazione dei depositi.

Il presupposto per un'Unione Bancaria funzionante è una comprensione comune delle sue regole. Se manca una tale comprensione comune di base, non c'è alcun punto per approfondire ulteriormente l'Unione Bancaria e risolvere il rischio.

Naturalmente le grandi banche sono perfettamente soddisfatte di questa decisione, il che significa che possono impegnarsi in un'ulteriore espansione del credito senza la paura del fallimento. All'apertura dei mercati il ​​lunedì successivo al salvataggio (26 giugno), le azioni bancarie europee hanno fatto registrare un aumento significativo.




Il bail-out italiano esemplifica le difficoltà incontrate in un'unione monetaria composta da diverse nazioni sovrane. Il governo italiano e la Banca d'Italia si sono opposte in modo implacabile al bail-in e, di conseguenza, hanno rifiutato di seguire la filosofia del nuovo quadro di risoluzione delle banche. Scegliendo di risolvere i fallimenti di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza con l'utilizzo di un bail-out, il governo italiano ha intrapreso un percorso costoso e pericoloso per preservare gli obbligazionisti senior. È vero, la decisione del governo italiano è legale. Poiché la Direzione di Risoluzione Unica (DRU) ha dichiarato le due banche italiane non sistemiche, la loro liquidazione è soggetta alla legge italiana. La DRU ha dichiarato che:

Dopo un'attenta analisi, qualora fosse necessaria un'azione di risoluzione e proporzionata alla salvaguardia degli obiettivi stabiliti nell'ambito del quadro di risoluzione dell'Unione Bancaria, la DRU ha concluso oggi che per queste due banche non è garantita alcuna azione di risoluzione nell'interesse pubblico. In particolare, nessuna di queste banche fornisce funzioni critiche e non si prevede che esse abbiano un impatto negativo significativo sulla stabilità finanziaria. Di conseguenza le banche saranno liquidate in base alle normali procedure di insolvenza italiane.

Ma se il fallimento di queste due banche "non avrà un notevole impatto negativo sulla stabilità finanziaria", perché allora il governo italiano ha deciso di salvarle? Chiaramente la dichiarazione della DRU contraddice le azioni del governo italiano. Infatti la logica dietro i salvataggi è assicurarsi che la stabilità finanziaria non si deteriori. I creditori e gli errori degli azionisti, non la stabilità finanziaria, sono quelli che vengono assicurati dai soldi dei contribuenti. Pertanto arriviamo alla situazione comica in cui Intesa, che beneficerà di €5.2 miliardi di sovvenzioni per l'assunzione di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, dichiara che la crisi bancaria veneta avrebbe colpito l'intero settore. Ma se Intesa ha ragione, questo significa che, poiché le banche erano sistemiche in primo luogo, la risoluzione di crisi doveva essere curata dalla DRU e pertanto Intesa non avrebbe mai potuto beneficiare di questa sovvenzione.

Utilizzando una scappatoia nella legislazione europea in materia di fallimenti bancari, l'Italia ha completamente screditato il nuovo contesto bancario europeo. L'azzardo morale non morirà presto. Le banche italiane saranno in grado di tenere in vita le loro pratiche irresponsabili fino alla prossima crisi, che i contribuenti italiani continueranno a finanziare.



Il futuro dell'azzardo morale in Europa

La decisione dell'Italia rischia di eliminare tutto il bene che potrebbe nascere dalla sostituzione del bail-out con il bail-in. Soltanto i peggiori tratti dell'Unione Bancaria rischiano di sopravvivere. Tra essi c'è la centralizzazione del processo di risoluzione delle banche a livello europeo e la creazione di una garanzia europea sui depositi (cioè, il terzo pilastro dell'unione bancaria).

Per alcuni può sembrare che l'unione bancaria fosse condannata fin dall'inizio, perché consisteva nella sostituzione delle norme con altri regolamenti, ma, come spiegò Murray Rothbard, alcune regolamentazioni possono migliorare sostanzialmente le condizioni economiche in un sistema finanziario insostenibile afflitto da azzardo morale e riserva frazionaria.

Se l'alternativa è tra governi che sostengono banche in difficoltà e il bail-in, allora quest'ultimo rappresenta un passo nella giusta direzione. Tuttavia la soluzione interventista per mantenere la stabilità finanziaria è profondamente instabile, poiché lo stato, con l'aiuto della banca centrale, può proteggere i creditori ad un costo relativamente basso. In altre parole, è quasi impossibile che l'azzardo morale scompaia se lo stato continua a svolgere un ruolo preponderante nel mondo finanziario.

Quindi è molto probabile che le regole riguardanti il bail-in verranno infrante — e per le stesse ragioni — come il Peel's Act (il Bank Charter Act del 1844). I principi alla base della Peel's Act erano solidi, ma avevano diversi difetti. Tra di essi c'era l'idea sostenuta dalla scuola valutaria secondo la quale una banca centrale deve vigilare sull'applicazione del principio valutario. Ma come scrive Joseph Salerno:

Una banca monopolistica con legami stretti con lo stato avrebbe sia l'incentivo che l'influenza sui pianificatori centrali affinché essi abbandonino principi economici solidi durante un panico finanziario al fine di prevenire una fuga bancaria diffusa che andrebbe a minacciare le proprie riserve d'oro. [...] Questo è esattamente quello che è avvenuto con il Peel's Act quando venne sospeso durante le crisi economiche, garantendo salvataggi inflazionistici delle banche e intensificando la loro propensione inflazionistica. Il Peel's Act non ha quindi moderato o abolito il ciclo economico e, anzi, è stato visto come un ostacolo alla funzione della Banca d'Inghilterra di prestatore di ultima istanza durante le crisi. Di conseguenza il principio valutario è stato screditato e l'ideale a sostegno del denaro sonante è stato accentuato malamente.

Allo stesso modo il bail-in si dimostrerà inefficiente se continuano ad esistere scappatoie e se la BCE continua ad essere l'istituzione che supervisiona il settore bancario. Un sistema finanziario sano può svilupparsi solo se le banche centrali vengono rimosse dall'equazione e se accettiamo senza eccezione una separazione tra banche e stato.


[*] traduzione di Francesco Simoncellihttp://francescosimoncelli.blogspot.it/

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