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sabato 5 agosto 2017

La morte dell’inflazione! La morte del dollaro?

 
Per noi che siamo gli unici che dal 2009 continuiamo a seguire i suggerimenti della storia, raccontandovi quotidianamente le conseguenze della DEFLAZIONE DA DEBITI non è una novità, ma ogni tanto in questi ultimi otto anni, qualche fobico dell’inflazione si sforza di sognare l’impossibile, come è successo con l’elezione di Trump, dopo la quale il mondo intero vi ha raccontato la leggenda metropolitana della reflazione, scappate, scappate, i tassi esploderanno e l’inflazione invaderà il mondo…
Inflation in the Group of 20 largest economies fell to its lowest level in almost eight years in June, deepening a puzzle confronting central banks as they contemplate removing post-crisis stimulus measures.
E’ tutto così semplice, ma loro no, non ci arrivano, aspettano Godot!
I banchieri centrali delle economie sviluppate sono sconcertati dal lento ritmo di aumenti salariali, dato il declino continuo dei tassi di disoccupazione. However, they believe that economic growth will ultimately eliminate the gap between what their economies can produce and what they are now producing, supporting wages and prices. Tuttavia, ritengono che la crescita economica in ultima analisi elimina il divario tra ciò che le loro economie possono produrre e quello che stanno producendo, sostenendo salari e prezzi.
Proprio ieri, uno degli ex governatori della Fed, uno che ha creato almeno una decina di bolle per compiacere gli amici degli amici e ha fatto finta di non vedere la più colossale della storia, quella subprime, nascondendo la più spettacolare truffa del mercato immobiliare americano.
A proposito se nessuno ve lo ha ancora raccontato ve lo racconto io, dopo l’implosione del mercato immobiliare a Vancouver, ora è la volta di Toronto in Canada, dando così il via ufficiale alla fine della bolla immobiliare canadese...
Come potete vedere, la verità è figlia del tempo dalle nostre parti.
Continuando, proprio ieri, resuscitando dalla tomba, Greenspan, in un’intervista alla CNBC, dalla quale presumo abbia ricavato un mucchietto di dollari per farsi le solite vacanze da milionario, ha dichiarato che il mercato obbligazionario è in bolla, mica le azioni, si il mercato obbligazionario…
Alan Greenspan: The bubble is in bonds, not stocks
Interest rates are poised to rise from historic lows, and they may move quickly, Greenspan warns in an interview with Bloomberg News
A bond-market bubble isn’t being recognized in the market, Greenspan says.
Ovviamente, in un mondo nel quale l’essenza è sniffare quotidianamente, tutti ad ascoltare il maestro del nulla, i bond vigilantes hanno seppellito con una risata il povero vecchietto…
Ieri i dati rilasciati dal tesoro americano a proposito dei maggiori acquirenti di treasuries, ci dicono che tutti gli vogliono a cominciare dai cinesi e dai giapponesi…
Major Foreign Holders of Treasury Securities
D’altronde come dare torto a chi è estremamente scettico sulle parole di questi stregoni del pensiero economico che altro non sono che…
I principi economici che sostengono le loro teorie sono un inganno: non sono verità fondamentali ma mere manopole da girare e regolare in virtù delle giuste conclusioni che emergono dall’analisi.
Le giuste conclusioni dipendono da quale dei due tipi di economisti si è. Il primo sceglie, per ragioni non economiche e non scientifiche, un orientamento politico e una serie di alleati politici, e gira e regola le sue ipotesi fino a giungere alle conclusioni che meglio si adattano al suo orientamento e che possono compiacere gli alleati. Il secondo prende tutte le ossa della storia, le butta in una casseruola, accende il fuoco e le fa bollire, sperando che le ossa trasmettano degli insegnamenti e suggeriscano i principi per guidare gli elettori, i burocrati e i politici della nostra civiltà, mentre avanzano lentamente verso l’utopia. (Sole24Ore)
Ieri il settore dei servizi, un settore che conta per oltre il 70 % dell’intera economia americana, che da lavoro ad oltre il 70 % degli americani è letteralmente collassato ai minimi da 12 mesi, un risultato sorprendete per loro, ma non per noi…
Highlights
Slowing is the call from ISM’s non-manufacturing sample where July results show their least strength since August last year. The composite index slowed by an abrupt 3.5 points in July to 53.9 with new orders down 5.4 points to 55.1 and business activity down 4.9 points to 55.9. Employment is also down, to 53.6 from 55.8 in a reading that does not point to acceleration for tomorrow’s employment report. But strength is still the clear message of this report with inventories rising, delivery times slowing and, very importantly, backlog orders still rising.
Gli ordini alle fabbriche sono stati sostenuti esclusivamente dagli ordini dell’industria aereonautica, diversamente il nulla, zero!
Per quanto riguarda il dollaro, la velocità con la quale qualcuno sta dimenticando i fondamentali ha sorpreso anche noi, che ritenevamo possibile una sosta sulla linea maginot tracciata intorno a quota 1,1520 circa, prima di tentare la sortita alle altitudini preferite dal nostro Leonardo, ma un’inversione è imminente, poi con il tempo vedremo quale è la reale consistenza di questo movimento.
Ci sono un paio di articoli davvero interessanti da leggere, ma per il momento la nostra visione non cambia di un millimetro, o meglio non c’è alcun chiaro segnale tecnico che ci possa far cambiare idea, ovvero il dollaro tornerà ben sotto la parità con l’euro.
USD: Setting Up a Rip-Your-Face-Off Rally or in Freefall?
It’s Not The Economy, Stupid – Trader Warns “It’s All About The Euro
La caduta attuale del dollaro è la più sensibile da 32 anni a questa parte…
Currency markets love a good story. And, in some cases, like now, are willing to embrace one that looks like it could have a happy ending.
Se uno osserva il grafico qui sopra, si rende conto che le correlazioni non esistono più, c’è sempre qualche idiota che compra bund a dieci anni per avere lo 0,5 % quando il decennale americano rende il 2,30%, ma non c’è alcuna fretta, al momento opportuno tutti i nodi vengono al pettine, a noi del breve termine, interessa poco o nulla.
Il mercato è libero di pensare che l’inflazione travolgerà l’Europa, che i tassi esploderanno che Draghi cancellerà, il QE, il mercato negli ultimi anni non ne ha indovinata una, ha sempre sbagliato direzione per poi ricredersi, sull’inflazione.
Non c’è nessuna forza nell’euro, si tratta solo di una temporanea debolezza del dollaro.
I raffronti con l’era di Nixon e Reagan non reggo più, Trump è stato un bluff e le dinamiche saranno differenti, il dollaro diventerà sempre più moneta di riserva mondiale, come lo è dalla notte dei tempi.
Prima o poi qualcuno si accorgerà che un simile movimento produrrà una sensibile frenata all’economia europea entro i prossimi tre mesi.
L’economia dell’area dell’euro sta facendo meglio dicono loro, il rischio politico è diminuito peccato che un euro forte importi deflazione e che il sistema bancario resta estremamente fragile.

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