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martedì 29 agosto 2017

Il super-euro supera quota 1,20

 
Ecco la view di Canegrati analista finanziario a Blackpearlfx .
Continua, imperterrita la corsa dell'euro sul dollaro. Bocciate senza appello le previsioni di quegli analisti che solo a inizio dell'anno, in un contesto valutario completamente diverso, ritenevano possibile la parità tra le due valute nel corso del 2017, ora la moneta unica sta segnando un rialzo dietro l'altro.
Nella giornata del 29 agosto, il rapporto EURUSD ha superato la soglia psicologica dell'1,20, arrivando a toccare nella prima mattinata quota 1.2070, prima di ritracciare. Hanno contribuito all'ennesimo indebolimento del biglietto verde americano le recenti notizie provenienti dall'Asia, dopo che in nottata è arrivata la conferma che la Corea del Nord ha lanciato un missile che ha attraversato lo spazio aereo giapponese, fatto che ha contribuito ad acuire le tensioni con l'Occidente. Dal momento che il presidente americano Donald Trump non è diventato famoso né per la sua pazienza né per la sua prevedibilità, gli analisti finanziari hanno messo in conto che questa nuova escalation in stile guerra fredda possa avere ripercussioni serie anche sul fronte economico. Anche le continue diatribe interne all'amministrazione Trump non contribuiscono certo a rasserenare il clima politico americano, con molti analisti politici che scommettono seriamente sul fatto che il presidente possa non arrivare alla fine naturale del suo mandato. La motivazione che, tuttavia, più di qualsiasi altra contribuisce ad aumentare le aspettative per il rialzo dell'euro deriva dalla ritenuta imminente uscita della Banca Centrale Europea dal programma di stimoli ultra-espansivi, caratterizzati da tassi d'interesse sottozero e dal programma di acquisto straordinario di titoli di stato e corporate bonds, che attualmente ammonta a 60 miliardi di euro mensili e che probabilmente verrà dismesso entro la fine dell'anno, anche se in maniera graduale ("tapering").
Da questo punto di vista, però, la spaccatura all'interno del board della BCE è nota, con il governatore Mario Draghi che rappresenta la componente a difesa del programma di Quantitative Easing, e i paesi nordici, capeggiati dalla Germania, sempre più in pressing per convincere i colleghi che è ora di porre un freno agli stimoli. Soltanto al prossimo Consiglio Direttivo della BCE, previsto per il 7 settembre, vedremo quale posizione avrà prevalso e se davvero la BCE annuncierà il tanto atteso "tapering". Il silenzio di Mario Draghi nell'ultimo simposio di Jackson Hole è stato interpretato come un segnale di mancanza di unità d'intenti all'interno della banca con forse la posizione di Draghi ancora in leggera prevalenza. Certamente, se l'annuncio verrà dato, l'euro potrebbe continuare la sua corsa inarrestabile verso quota 1,25 dollari e oltre. E', tuttavia, possibile che nel prendere questa decisione, i banchieri centrali possano tenere in considerazione proprio degli effetti che una modifica della stance di politica monetaria in ottica restrittiva può avere sull'euro, con conseguenze nefaste per l'export dell'Eurozona e, di riflesso, sulla crescita. Nonostante la BCE non abbia, per mandato, nessun obiettivo valutario, la necessità dei fattori contingenti potrebbe consigliare prudenza nella fase di uscita dal QE.

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