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venerdì 11 agosto 2017

Il grande sell-off di BTP è iniziato

Ecco la view di Canegrati analista finanziario a Blackpearlfx .
Prima o poi doveva accadere. Tutti gli operatori finanziari sapevano che i titoli di Stato italiani erano appetibili a rendimenti così bassi solo perché la domanda era garantita dalla Banca Centrale Europea, che, grazie al Quantitative Easing agiva come un enorme aspirapolvere che assorbiva l'offerta dei titoli sovrani. Dal prossimo autunno, però, tutto questo cambierà radicalmente.
Infatti, come lasciato intendere dal governatore della BCE Mario Draghi nel corso dell'ultima conferenza stampa tenutasi a margine del meeting del Direttivo, Francoforte è pronta a ridurre gli stimoli monetari ultra-espansivi già entro la fine di quest'anno. L'economia dell'Eurozona sta infatti crescendo a ritmi sostenuti ormai da tempo, consolidando un trend positivo al quale si sono finalmente accodate anche le economie del Sud Europa, Italia compresa. Nonostante il tasso d'inflazione nell'Eurozona rimanga ancora al di sotto della soglia obiettivo del 2% fissata dalla BCE, i forti segnali di ripresa stanno convincendo i banchieri centrali dell'area euro che il mantenimento di una stance monetaria tropo espansiva può creare effetti negativi sui mercati finanziari. Non è un mistero che Draghi stesso, colui che da sempre è stato il più fervido promotore degli stimoli monetari straordinari, veda con molta apprensione la fase di uscita dal Quantitative Easing, non avendo esempi pregressi di cosa possa succedere una volta che la BCE toglierà il piede dall'acceleratore monetario. Tuttavia, la posizione di Draghi è ormai sempre più isolata all'interno del gruppo di banchieri centrali che governano l'euro e quindi si sta rassegnando all'idea che ormai i tempi per la fine del programma di acquisti dei bond sovrani sono maturi.
L'annuncio della fase di uscita dal QE da parte della BCE, seppur fatto con molta cautela e delicatezza da parte di Draghi, ha già però provocato un effetto terremoto sui mercati obbligazionari sovrani. Secondo gli ultimi dati forniti dalla Banca d'Italia, ripresi poi dal Financial Times, che cita un report degli analisti di Jefferies, nel solo mese di giugno scorso, infatti, le banche italiane hanno ridotto di una cifra pari a circa 20 miliardi di euro la loro esposizione verso i Bot e i Btp. L'ultima volta che si è assistito ad un sell-off di questa portata era il lontano 1997. A seguito di tale operazione, nello stesso mese il controvalore dei bond governativi italiani presenti nel portafoglio delle banche si è attestato a circa 365,8 miliardi. Come riportato dal Sole 24 Ore, emerge che, considerato l’ammontare dei titoli di Stato venduti a maggio (9,4 miliardi), la riduzione dell’esposizione complessiva operata dalle banche italiane verso il rischio sovrano del nostro paese è stata del -7,2%. I titoli di Stato sono stati venduti alla BCE passando per la Banca d'Italia.
Cosa sta succedendo? Semplicemente quello che il CEO di JPMorgan, Jamie Dimon sta suggerendo alle banche di fare in questi giorni: prepararsi alla fine del QE, liberandosi al più presto dei titoli sovrani detenuti in portafoglio ed evitare di acquistarne altri. Quello che JPMorgan teme, e che il buon senso avvalla, è una pesante caduta dei prezzi dei bond sovrani, con conseguente aumento dei rendimenti di emissione degli stessi, per effetto dell'uscita dal mercato degli acquirenti della banca centrale. Detto, fatto, le banche italiane sembrano proprio aver seguito il consiglio di Dimon. Per adesso ci ha pensato la Banca d'Italia e la BCE a calmierare il crollo dei prezzi. Ma cosa succederà quando la BCE smetterà davvero di acquistare BOT e BTP? La risposta l'abbiamo già scritta ma l'impatto su prezzi e rendimenti è ancora del tutto incognito e tutto può succedere, mentre l'autunno più caldo degli ultimi anni, per Francoforte, deve ancora iniziare.

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