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lunedì 7 agosto 2017

I mercati guardano alla crisi venezuelana


Le trimestrali hanno fatto il loro dovere dando fiducia agli investitori su un mercato che, per quanto strano possa sembrare, sta iniziandosi a smarcare dall'abbraccio delle banche centrali.

Le trimestrali

O per meglio dire, parrebbe essere capace di poter dare risultati positivi anche davanti alal prospettiva di un rialzo, almeno teorico, dei tassi.

Questo ha permesso da entrambi i lati dell'oceano di avere una visione d'insieme, potenzialmente più ottimistica.
Sullo sfondo resta il problema francese, problema che, nato con la questione Finmeccanica, si è allargato anche a Telecom e alla scalata che Vivendi sta tentando, a quanto pare riuscendo, vista la dichiarazione della scorsa settimana da parte del cda di Tim "dell'inizio dell'attività di direzione e coordinamento da parte di Vivendi".

Proprio queste parole sono state alla base della richiesta della Consob alla stessa Vivendi di chiarimenti circa la sua posizione in Tim e, soprattutto, della volontà della Consi di capire anche il ruolo del player francese in rapporto alla sua sfera d'influenza in vista poi di una contromossa (possibile) del Governo attraverso l'esercizio della golden power.
Allargando la visuale ad un panorama internazionale, risulta particolarmente interessante un altro avvenimento, la riunione del Comitato Tecnico OPEC-Non-OPEC congiunto (JTC) che parte proprio oggi ad Abu Dhabi e che tenterà di gestire i vari tagli operati in seno all'accordo di Vienna della fine del 2016.

Il focus sul petrolio

La decisione sarebbe quella, come scritto nella nota diffusa, di individuare modi e mezzi per aumentare i livelli di conformità.
Questo appuntamento ha permesso al greggio di poter registrare un aumento sensibile che lo ha portato a superare i 52 dollari al barile per il Brent (52,26) e a lambire i 50 per il Wti (49,42). A dare un aiuto è anche la situazione di crisi del Venezuela, peggiorata nelle ultime ore. Da tempo, anche a causa del crollo del greggio, crollo che dura ormai da 3 anni, Caracas, la cui economia vede la vendita di petrolio come attività preponderante, è in preda al caos.

La protesta civile si è trasformata nelal necessità, da parte del presidente Nicolas Maduro, di voler imporre il pugno di ferro ance attraverso la riforma della Costituzione. Le recenti elezioni per una costituente sono state intese dagli osservatori internazionali, come un modo per legittimare una presa di potere di stampo dittatoriale.
A pensarla così sono anche gli Stati Uniti che, per voce della propria amministrazione ha già fatto sapere la sua volontà di imporre sanzioni contro Maduro oltre a prendere diversi provvedimenti concreti contro il presidente, primo fra tutti, il congelamento dei beni all'interno del territorio di giurisdizione americana oltre al divieto per le aziende Usa di chiudere contratti con le società venezuelane e quelle riconducibili a Maduro stesso.

Non sono escluse altri provvedimenti che dovrebbero andare ad intaccare il nervo scoperto di Caracas, ovvero flussi commerciali del petrolio.

Sanzioni a Caracas

Il Venezuela, infatti, è la nazione che ha le riserve petrolifere più ampie al mondo, riserve che, per quanto la rivoluzione dello shale oil abbia reso gli Usa energeticamente quasi indipendenti, sono ottima fonte di approvvigionamento per Washington che ne importa oltre 720mila barili al giorno.

Si tratta di un vantaggio reciproco: infatti da parte sua il Venezuela importa greggio Usa, più leggero, anche per riuscire a compensare il deficit creatosi con i diversi problemi tecnici di produzione
. Ulltimamente, però, la quantità di barili statunitensi che entra sul territorio venezuelano è sempre di meno a causa delle difficoltà di pagamento: eventuali sanzioni renderebbero ancora più concreta l'insolvenza della nazione.

Da anni, 
inoltre, le raffinerie, causa pochissimi investimenti tecnici, devono accusare il colpo di una produzione lenta dovuta a sua volta, a macchinari obsoleti. Il problema diventa ancora più grave se si pensa che il petrolio su cui la nazione letteralmente galleggia, è di bassa qualità perchè troppo denso e pesante e richiederebbe una serie di passaggi aggiuntivi per essere raffinato.

Tutto questo, unito a una gestione politica corrotta delle risorse
 e al fatto che la nazione non aveva riserve monetarie cui attingere al momento dello scoppio del ha fatto sì che la popolazione non riuscisse a trovare il minimo giovamento da una risorsa che continua ad essere l'unica fonte di reddito di un'economia non diversificata.
Fonte: News Trend Online

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