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giovedì 17 agosto 2017

Fed divisa su tutto, dai tassi alla riduzione del suo bilancio




I governatori della banca centrale americana sono divisi sul prossimo rialzo dei tassi di interesse sul denaro, che in questo momento si trovano nell'intervallo tra l'1 e l'1,25 punti percentuali. Lo si legge nei verbali della riunione del Federal Open Market Committee (Fomc), il braccio monetario della Federal Reserve, del 25 e 26 luglio
Nei verbali pubblicati oggi dalla Fed si legge anche che i governatori sono divisi sulla debolezza dell'inflazione. Alcuni infatti sostengono che sia troppo debole in questo momento (ancora distante dall'obiettivo del 2%) e per questo optano "per restare pazienti date le circostanze". Un altro gruppo sostiene invece che ci si debba muovere con il prossimo rialzo dei tassi (ne è previsto un altro entro la fine del 2017), perché altrimenti si rischia di avere un effetto contrario: si rischia infatti di oltrepassare l'obiettivo del 2% con una serie di difficoltà - e costi - per invertire la tendenza.
Nell'incontro di luglio invece i governatori hanno trovato un punto in comune per iniziare il processo di riduzione del budget della banca, che negli anni è arrivato a quota 4,5 miliardi di dollari.
Quando si sono riuniti il 25 e 26 luglio scorsi, i vari membri del braccio di politica monetaria della Federal Reserve erano divisi su tutto: da quando iniziare la riduzione del bilancio della banca centrale, gonfiato negli anni della crisi attraverso l'acquisto di Treasury e bond ipotecari, alla tempistica del prossimo rialzo dei tassi senza dimenticare l'andamento dell'inflazione. E' quanto emerso dai verbali, diffusi oggi, di quel meeting in cui l'istituto centrale Usa decise di lasciare il costo del denaro all'1-1,25% e di annunciare "relativamente presto" la riduzione del bilancio arrivato a valere 4.500 miliardi di dollari.
Stando al documento, in quella occasione "vari" governatori del Federal Open Market Committee "erano pronti ad annunciare la data di inizio" di un'operazione che rappresenterà una ulteriore normalizzazione della politica monetaria americana. Si tratta di un test per la numero uno Janet Yellen, che il mese scorso decise di non sorprendere i mercati che si aspettavano indicazioni su questo tema a settembre. 
Forse per questo, alla fine "in molti hanno preferito rimandare la decisione fino al meeting successivo" in modo tale da avere tempo per raccogliere "ulteriori dati macroeconomici e informazioni su sviluppi capaci di condizionare i mercati finanziari". E visto che gli investitori si aspettano indicazioni precise nella riunione del 19-20 settembre, la Fed non prevede scossoni o reazioni incontrollate nei mercati. D'altra parte, si legge nelle cosiddette minute, la riduzione del bilancio - un processo che richiederà probabilmente anni per essere completato - "contribuirà solo in modo modesto" a creare una politica monetaria più stringente.
Anche sui tassi i membri dell'Fomc sono combattuti. Teoricamente la banca centrale americana vorrebbe effettuare entro fine 2017 una terza stretta dopo quelle di marzo e giugno scorsi ma su questo il mercato è sempre stato scettico proprio alla luce di un'inflazione che stenta a riprendere quotaerto è che i banchieri centrali non riescono a capacitarsi di come sia possibile che l'inflazione non salga quando il tasso di disoccupazione è tornato ai minimi di 16 anni. In teoria, in un contesto simile i datori di lavoro sono costretti ad aumentare i salari per attrarre personale qualificato; a quel punto i consumatori avrebbero più denaro a loro disposizione facendo dunque aumentare la domanda, cosa che a sua volta porterebbe a un aumento dei prezzi. I governatore dell'Fomc credono ancora che un tale modello "sia valido" ma solo il tempo potrà dire se aveva ragione Yellen quando disse che fattori "transitori" come il costo dei servizi telefonici stanno condizionando la traiettoria dell'inflazione.
Ora i fari si spostano sul summit annuale del gotha della finanza in calendario la settimana prossima a Jackson Hole, in Wyoming. Se da parte di Mario Draghi, governatore della Bce, non ci si aspettanno indicazioni su un cambio di rotta sul quantitative easing, magari Yellen potrebbe telegrafare agli investitori le prossime mosse della Fed. A lei, d'altra parte, non piace sorprendere.

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