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lunedì 28 agosto 2017

Evasori, controlli dimezzati. La Corte dei Conti denuncia la fine delle indagini finanziarie dell’Agenzia delle Entrate

Allerta Agenzia Entrate: In arrivo 100mila avvisi su anomalie redditi
Meno controlli anti-evasori, in un anno dimezzati gli accertamenti. Per rendersene conto basta leggere i dati contenuti nella relazione della Corte dei Conti. Dal documento sembra che lo Stato stai alzando bandiera bianca nei confronti di chi evade sistematicamente il Fisco. Nel corso dell’anno passato gli accertamenti compiuti con l’ausilio delle indagini finanziarie sono stati soltanto 2.773, mentre nel 2015 ne avevamo avuti 5.246. La flessione registrata è stata del 43,9 per cento, confermando una tendenza che va avanti dal 2012.
Cinque anni fa si contavano 11.872 indagini finanziarie, salite a 12.069 l’anno successivo per scendere a 11.460 nel 2014, per poi diminuire vertiginosamente negli anni successivi. Nel 2012 i dati relativi alla maggiore imposta accertata era di 1,2 miliardi di euro; l’anno scorso si è scesi a 178 milioni. “Alla flessione del numero di controlli realizzato – si legge nella relazione – si accompagna una sensibile riduzione della maggiore imposta accertata e dei risultati finanziari conseguiti (-17,2% rispetto al 2015)”.
Non si capisce il motivo di questo allentamento dei controlli. “Questo arretramento – così lo definisce, parlando con l‘AdnKronosFabio Di Vizio, sostituto procuratore a Pistoia ed ex componente del Comitato esperti dell’Unità informazione finanziaria della Banca d’Italia – è incomprensibile e del tutto ingiustificato, tenuto conto dell’efficacia dello strumento e delle sue potenzialità. Trovo sorprendente questa scelta – ha aggiunto – e non si giustifica nemmeno con la nuova filosofia secondo cui il fisco deve assistere il contribuente più che controllarlo. Quando di ha uno strumento e non lo si utilizza viene meno anche la sua efficacia dissuasiva”.
In calo, evidentemente, anche le entrate da accertamento che nel 2016 sono state pari a 64,5 miliardi di euro, cifra che segna un meno 2,5 rispetto al recupero avvenuto nell’anno 2015. “Un elemento di grave criticità – si legge nella relazione – è costituito dal progressivo consolidarsi del fenomeno delle imposte dichiarate e non versate (Iva, ritenute, imposte proprie), che soltanto in parte vengono poi recuperate attraverso il controllo automatizzato delle dichiarazioni e l’azione di riscossione coattiva affidata all’agente della riscossione”. Sul fronte voluntary dosclosure il governo si attendeva 27mila istanze entro il 31 luglio, ne sono arrivate 7.500, un terzo. Per questo motivo i termini sono stati prorogati di due mesi.

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