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giovedì 17 agosto 2017

Brexit: non piace la soluzione di Londra per l'Irlanda


Lo sconquasso derivante dalla Brexit e la confusione nella quale regnano i paesi dell'intera Unione, indecisi sul da farsi, hanno però risparmiato l'Irlanda. Ma solo in teoria e solo per quanto riguarda la visione di Londra.

In breve i fatti

Da decenni l'Irlanda del Nord è sempre stata divisa tra lo spirito dei repubblicani dell'IRA e la dominazione inglese, una tensione che, sebbene affondi le proprie radici nei secoli passati, è sfociata in una guerra aperta e sistematica all'inizio del secolo scorso, poco dopo la fine della prima guerra mondiale.

Per quanto sia stato raggiunto uno storico accordo solo nel 1998 (per la precisione il 10 aprile) il 
cosidetto Belfast Agreement, più noto come Accordo del Venerdì Santo, l'equilibrio nella regione è sempre stato pericolosamente precario sebbene sia rimasta tutto sommato un'atmosfera pacifica.

Quali i rischi?

Di fatto con l'entrata in scena della Brexit, quello tra l'Irlanda del Nord e il resto dell'isola rischia di trasformarsi in un confine vero e proprio, cosa che proprio l'accordo del Venerdì Santo aveva scongiurato con la concessione di un parlamento nordirlandese che rispettasse tutte le comunità e le rappresentanze del territorio. Per evitare la nascita di nuove tensioni e garantire la libertà di movimento alla frontiera tra Irlanda del Nord e Repubblica d'Irlanda, Londra proporrebbe una sorta di porto franco o, per essere più precisi, una partnership di cooperazione.

Difficile però capire come questa idea possa concretizzarsi alla luce di alcuni obblighi doganali improrogabili tra cui rimborsi, tassazione delle merci secondo specifiche imposte e relativa tracciabilità. In teoria Londra vorrebbe lasciare attivo il Common Travel Area (CTA) che permette la libera circolazione delle persone senza il controllo dei documenti.
A questo si aggiunga un altro problema, sottolineato già dall'inizio dell'anno da Gerry Adams, presidente dello Sinn Fein, il partito cattolico indipendentista nord-irlandese: gli accordi stipulati nel ’98 vedevano la base fondante nel riconoscimento, da parte del Regno Unito, della Corte Europea dei Diritti Umani, corte che, dopo la Brexit, di fatto non è più garante del patto.

Non solo ma Londra aveva ribadito di voler uscire dall'unione doganale non più tardi del marzo 2019, anno in cui, si presume, la Brexit potrebbe essere giunta al termine e i vari accordi rinegoziati. Tra questi anche quelli che obbligano l'Unione a finanziare progetti di pace in Ulster, progetti il cui costo, a quanto pare, sarà addebitato a Londra. 
Fonte: News Trend Online

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