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giovedì 31 agosto 2017

Analisti: Europa ok ma c'è un campanello d'allarme per l'Italia


 
Era il 2008 e la più grande crisi finanziaria della storia scoppiò con una virulenza tale che ancora oggi, dopo quasi 10 anni dall'inizio, ne avvertiamo le conseguenze. Eppure i dati macro sembrano confermare una fiducia nel ritorno alla crescita proprio nel Vecchio Continente e ancora di più in quelle nazioni che, più deboli delle altre, a suo tempo rischiarono addirittura il fallimento. Da un'analisi della CNBC , infatti, risultano essere proprio le cosiddette nazioni periferiche le migliori candidate per i prossimi investimenti internazionali e nello specifico Irlanda, Spagna, Portogallo e Grecia. 
Spagna
L'economia della penisola iberica ha registrato un +3,2% l nel 2016 e si prevede possa crescere al 2,8% quest'anno grazie a un aumento del consumo privato, sebbene comunque ancora al di sotto dei livelli pre-crisi. Secondo Ken Wattret , capo economista europeo di TS Lombard, decisive per la svolta sono state le riforme del mercato del lavoro, quelle per il salvataggio del settore bancario e le varie strategie per allargare i settori export, superiori a quelle della Germania, della Francia e dell'Italia.
Irlanda
Dan Collins, CEO di CCO Global, non ha dubbi: se non ci fosse stata la Brexit, l'Irlanda avrebbe lo scettro di miglior economia sulla quale puntare. Questo perchè tra le nazioni che hanno accettato i piani di aiuto e ristrutturazione voluti dall'Europa, l'Irlanda è quella che ha ottenuto risultati macro migliori in particolare sul fronte dell'occupazione. Non solo, ma a suo vantaggio anche un altro elemento che invece la Spagna non ha: la stabilità politica. Non mancano dei punti deboli come il settore edile e quello delle infrastrutture, a il vero problema, ricordano da TS Lombard, resta la Brexit, in particolare la questione del confine tra Irlanda del Nord, sotto controllo di Londra, e il resto dell'isola, un varco dal quale, ogni giorno, passano circa 30mila persone senza praticamente alcun controllo.
Grecia
Per chi preferisce un'opzione più rischiosa c'è da considerare anche la Grecia, nazione che al momento può offrire i migliori rendimenti rispetto a un rischio che, per TS Lombard, risulta essere in fase di rientro. Infatti Atene ha portato a termine gran parte delle riforme imposte ormai da quasi due anni dall'Europa, in parallelo è riuscita a beneficiare delle misure di stimolo messe in campo dalla Bce e soprattutto del drastico calo dei rendimenti, con tutti i vantaggi derivanti dal peso sugli interessi del debito pubblico. Proprio grazie a questo e al fatto che sia riuscita, seppur con qualche difficoltà, a ricevere i finanziamenti dell'Ue, gli investitori sono adesso più fiduciosi anche sul futuro di migliori prospettive fiscali e di una stabilizzazione dell'economia anche in virtù di un debito pubblico che, primo in Europa, dovrebbe arrivare al 174,5% l'anno prossimo, in calo dal possibile 178,8% di quest'anno.
Portogallo
Ian Harnett, Chief investment strategist di Absolute Strategy considera il Portogallo la nazione con la valutazione più attraente tra tutte le rappresentanti dei periferici grazie a un tasso di crescita del 2,5% e una disoccupazione al 10%. Un quadro che è caratterizzato anche dall'aumento degli investimenti e da una continua crescita delle esportazioni come confermato dai dati FMI. Note dolenti sono ancora, come si legge nel report, i bassi livelli di competitività e un elevato debito pubblico e privato, che sollevano alcune domande sul suo futuro, in particolare tenendo conto del previsto aumento dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea.
Italia
Campanello d'allarme sull'Italia: senza alcun tipo di salvataggio ricevuto, la nazione rappresenta sia la terza economia del Continente ma anche un punto interrogativo pericoloso a causa di più fattori. In primis il rischio politico, della sua bassa crescita, ancora al di sotto della media dell'euro, e cosa ampiamente risaputa, a causa anche del suo debito pubblico. Un problema che potrebbe presto esacerbarsi in vista dell'aumento dei tassi di interesse in futuro ed estendersi anche ai privati con l'aumento delle possibili inadempienze sui rimborsi di mutui e i pagamenti delle rate. Il tutto senza contare che, nonostante la messa in sicurezza del settore bancario, in Italia resta ancora una grande quantità di prestiti non performanti. Cosa significa questo? Che gli istituti di credito sono sotto pressione nel fare prestiti all'economia e che quest'ultima, senza liquidità, rischia di protrarre la sua debolezza nel tempo.


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