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giovedì 17 agosto 2017

Amazon: il detonatore della prossima crisi!

 
Lo scorso autunno, noi di Icebergfinanza abbiamo puntualmente iniziato a prendere visione di una delle possibili esplosioni della prossima crisi immobiliare americana, il settore commerciale, attraverso alcune analisi…
Ne abbiamo già parlato recentemente in AMAZON…ESPLOSIONE DEFLATTIVA!, l’azienda killer del settore retail americano è tornata sotto i riflettori dell’amministrazione americana…
Duro attacco di Donald Trump al colosso dell’e-commerce, Amazon. Per il presidente Usa, Amazon “sta recando un gran danno ai commercianti che pagano le tasse. Città grandi e piccole e Stati in tutti gli Usa sono colpiti. Molti posti di lavoro vengono perduti!”, così sul suo profilo Twitter.
Donald J. Trump 
✔@realDonaldTrump
Amazon is doing great damage to tax paying retailers. Towns, cities and states throughout the U.S. are being hurt – many jobs being lost!
12:12 – 16 ago 2017
Lasciamo per un attimo da pardere l’opportunismo di Trump e la sua polemica con il Washington Post, lo abbiamo già scritto una società che con un simile fatturato riesce solo a produrre lo ZERO VIRGOLA cinque di profitto è una mina vagante…
Amazon ha anche deluso le aspettative degli analisti nell’ultimo trimestre, riportando profitti per soli 197 milioni di dollari, in calo del 77 per cento. Da parte sua, il colosso americano ha dichiarato che, nel tentativo di contrastare le critiche ricevute, in tutti gli Usa ha predisposto circa 50mila nuove assunzioni.
Sulla questione, appena qualche settimana fa, è intervenuto anche il Segretario al Tesoro Stevan Mnuchin, che ha espresso più di una perplessità sulle pratiche di pagamento delle imposte del gruppo. Ed è proprio questo il punto: Trump accusa Amazon, da almeno un anno e mezzo, di “non pagare le tasse sul web come dovrebbe”. Il presidente Usa, all’epoca non ancora alla Casa Bianca, scriveva su Twitter: “Il Washington Post, che perde una fortuna, è proprietà di Jeff Bezos, cui unico scopo è quello di tenere lontane le tasse dalla sua ‘compagnia no-profit’, Amazon”. E poi: “Se Amazon pagasse le tasse come dovrebbe, le sue azioni crollerebbero e si accartoccerebbero come un sacchetto di carta. Il Washington Post truffaldino lo sta salvando!”
Ci fermiamo qui, la discussione su danni e benefici dell’e-commerce avrebbe bisogno di molto più tempo, non ci interessa discutere dell’opportunismo di Trump al quale interessa poco o nulla del lavoro degli americani, a noi interessa solo evidenziare quello che è il detonatore della prossima crisi immobiliare americana, il problema se mai è quando non certo il se.
Ieri un altro piccolo segnale…
Mentre il consenso sia per l’avvio di nuove costruzioni che per quanto riguarda i permessi di costruzione era vicino ai massimi, il dato reale è uscito ben al di sotto della più pessimistica previsione dei presunti esperti, una caduta del 1 % contro attese di più 5 %, con il dato di giugno rivisto al ribasso.
Meno 4,8 % per l’avvio di nuove abitazioni, con le costruzioni multifamigliari cadute del 17,1 % e meno 5,6 % per i permessi, e si certo faceva troppo caldo…
Di solito occorre un permesso per iniziare la nuova costruzione, ma la richiesta di un permesso non garantisce che la costruzione inizierà in qualsiasi momento.
Ieri il dollaro dopo un iniziale rafforzamento che lo ha portato vicino ai minimi degli ultimi due mesi a quota 1.1690, ha reagito in maniera sensibile alle notizie che presso la Federal Reserve non sanno più che pesci pigliare sull’inflazione…
I membri del Fomc (Federal open market committee), il braccio di politica monetaria della Federal Reserve, sono divisi sulla tempistica del prossimo rialzo dei tassi e sull’andamento dell’inflazione. È quanto emerge dai verbali della riunione del 25-26 luglio scorsi della banca centrale Usa che allora lasciò i tassi all’1-1,25% ma indicò l’intenzione di alzarli una terza volta entro la fine del 2017. I membri del Fomc discuteranno nella riunione in calendario il prossimo 19 e 20 settembre di quando iniziare la riduzione del bilancio (nelle minute non ne viene fatto cenno), gonfiato negli anni della crisi dall’acquisto di Treasury e bond ipotecari. Secondo «molti» i prezzi potrebbero restare sotto il 2% più a lungo di quanto normalmente atteso e con l’inflazione al palo la Fed «può permettersi di essere paziente» in materia di tassi. Per altri, la maggioranza, c’è il rischio che – a fronte di un mercato del lavoro forte crescita e di prezzi dell’azionario vicini ai record – l’inflazione balzi improvvisamente sopra il target di crescita annua del 2%. «Costerebbe molto invertire» un tale trend, si legge nel documento.
Quindi nulla di fatto e per almeno un mesetto, in attesa che qualcuno spari la solita fesseria a Jackson Hole, la prossima settimana, nulla di fatto.
Qualcosina però l’hanno detta anche ieri vista la reazione dei tesorucci e del mercato azionario…
  • According to one view, the easing of financial conditions meant that the economic effects of the Committee’s actions in gradually removing policy accommodation had been largely offset by other factors influencing financial markets, and that a tighter monetary policy than otherwise was warranted.
Ve lo traduco io alla mia maniera, i banchieri ritengono moderato l’equilibrio dei mercati azioniri e non solo quello, sono preoccupati per i rischi potenziali alla stabilità finanziaria, riprendendo alcuni passaggi di aprile, la vulnerabilità del mercato è salita da notevole ad elevata. Quindi qualcuno non ha compreso bene il precedente messaggio tra le righe della Fed, ma si sa, loro non possono spaventare troppo i loro beniamini.
A proposito di dollaro e delle recenti affermazioni di Trump segnatevi questo…
… non mancherà molto tempo che avrete notizie di questo signore, l’improvviso dietrofront di Trump sui recenti fatti di Charlottesville … Trump: “A Charlottesville colpa di tutti”. E Ku Klux Klan ringrazia  serve più di mille parole!

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