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venerdì 25 agosto 2017

15 settembre: scattano le pensioni per gli onorevoli


Anche questa volta ce l'hanno fatta. A brindare saranno 626 onorevoli di prima nomina, equamente divisi tra Camera (436) e Senato (190) che tra poco meno di 20 giorni, per la precisione il 15 settembre, potranno accedere al diritto della pensione. A 65 anni.

Il nodo della discordia

Un privilegio maturato grazie ai faticosissimi 4 anni, sei mesi e un giorno di legislatura necessari, ma raggiunti.
Intanto la riforma della legge che lo permette giace al Senato, dove presumibilmente potrebbe morire, dopo che è stata approvata alla Camera. Il paradosso, infatti, è quello di un Parlamento che deve approvare la cancellazione di una legge che regala un beneficio al giorno d'oggi utopico per la maggior parte della popolazione: una pensione certa dopo pochissimi anni di contributi arrivati da un lavoro non particolarmente usurante.

Nel 2012 il governo Monti, in piena crisi del debito pubblico e con la nazione sull'orlo del default, decise di cambiare le norme che regolavano il diritto alal pensione portando a 4 anni, sei mesi e un giorno di legislatura lo stretto necessario per goderne. Tecnicamente la riforma dei regolamenti delle Camere del 2012 avrebbe abolito anche il famoso vitalizio a favore dell'assegno pensionistico che può essere riscosso al compimento dei 65 anni di età e, in caso di doppio mandato, di 60.

Una differenza sostanziale, quella tra pensione e vitalizio con la prima calcolata in base al metodo contributivo e il secondo con quello retributivo: numeri alla mano dopo 5 anni di legislatura un deputato incassava oltre 3 e 100 euro lordi contro i 900-970 euro previsti dalle norme attuali. 

I contrari

Intanto nasce la polemica per l'approvazione della cosiddetta Riforma Richetti ovvero il testo del disegno di legge secondo cui la sostituzione del vitalizio con la pensione dovrebbe essere estesa anche agli ex eletti e non limitarsi a quelli delle legislature successive al 2012.

I Dem hanno già alzato dubbi sulla possibile costituzionalità; tra questi, in prima fila oltre al colorito Antonio Razzi che a suo tempo espresse in maniera altrettanto eterodossa tutto il suo sdegno per il provvedimento, anche Ugo Sposetti, ex corrente post-Pc che ha già minacciato di organizzare le barricate per evitare l'approvazione della legge in via definitiva perchè giudicata lesiva della dignità delle istituzioni.
Del Club anche un altro paio di esponenti della vecchia guarda, Clemente Mastella e Renato Brunetta che non esita a definire il provvedimento una legge mostruosa. Dubbi che, invece, vengono interpretati dai rappresentanti del M5S come strategie per allungare ulteriormente i tempi di approvazione della legge, in attesa della scadenza della legislatura.

In altre parole una procrastinazione quanto mai provvidenziale.
Fonte: News Trend Online

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