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mercoledì 26 luglio 2017

Piovono carezze

Pierluigi Gerbino
 
Nulla sembra in grado di disturbare, almeno per ora, la tranquilla avanzata degli indici americani, che ieri hanno aggiunto un altro massimo storico alla lunga serie già realizzata in questo 2017.
SP500 è arrivato a quota 2.481, chiudendo quattro punti sotto questo massimo di giornata, che è anche il 27° massimo storico celebrato da inizio anno. Segno positivo anche per il Dow, anche se il massimo storico del 14 luglio non è stato violato, per un soffio. L’indice tecnologico Nasdaq100, che di massimi storici nel 2017 ne ha segnati addirittura 53, ieri non si è unito al coro rialzista e, con una insolita seduta negativa (-0,18%, inezie), ha fermato a 11 la striscia di chiusure positive consecutive, che era iniziata il 7 di questo mese. La colpa della pausa di riflessione è da attribuire al colosso Alphabet (Swiss: GOOGL-USD.SW - notizie) (Google), che ha mancato le attese sui profitti trimestrali e perso il 3% circa, appesantendo l’indice su cui ha un peso rilevante. 
Ma Alphabet, nel panorama delle trimestrali finora presentate, si pone come una delle poche eccezioni. La grande maggioranza ha battuto le attese degli analisti, sia nei profitti che nei ricavi trimestrali. In questo contesto non stupisce perciò l’impossibilità di scendere per gli indici USA e neanche il fatto che ancora una volta il Vix, l’indice che misura la paura di ribassi futuri, sia sceso per gran parte della seduta, realizzando un minimo a 9,04. E’ un valore, nella serie storica dal 1990 in poi, che ho visto solo altre due volte, nel ’93 e nel dicembre 2006.
Ciliegina sulla torta delle notizie rassicuranti è stata anche la votazione al Senato favorevole alla ripresa delle trattative per l’approvazione della riforma dell’Obamacare. La mozione è passata per un solo voto, quello del senatore McCain, che si è presentato al Senato incerottato per il fresco intervento chirurgico dovuto al tumore al cervello che lo ha colpito. Il senatore, eroe della guerra del Vietnam, fiero oppositore sulla sostanza della riforma presentata da Trump, ha voluto così dare un contributo all’unità del suo partito, determinando la continuazione delle trattative per arrivare ad un testo di riforma. Per avere la legge occorrerà che si trovi nelle prossime ore un compromesso parlamentare che ottenga il voto favorevole su un testo di mediazione, e poi il ritorno alla Camera per l’approvazione definitiva. Come si vede, la strada da fare è ancora più di quella che è stata fatta, ma finalmente Trump ha potuto scrivere un Tweet trionfante, dopo che la sua furia si era abbattuta sul Ministro della Giustizia Sessions, vicinissimo al licenziamento e dopo che anche i collaboratori del Segretario di Stato Tillerson hanno fatto circolare voci di crescente disagio da parte dell’ex manager di Goldman Sachs (NYSE: GS-PB - notizie) . 
Dopo una lunga serie di schiaffi da parte delle commissioni di inchiesta sul Russiagate, che indagano in modo sempre più invasivo sugli affari di famiglia, e del Congresso, che ha approvato sanzioni alla Russia con la clausola che impedirà al Presidente di porre il veto, finalmente Trump incassa una carezza dal Senato.
La tranquilla routine rialzista delle borse USA ha portato finalmente una giornata pienamente positiva anche su quelle europee, con l’indice Eurostoxx50 delle blue chips dell’Eurozona che ha proseguito il rimbalzo dal supporto di 3.430, che lunedì scorso, per la terza volta dal 30 giugno, ha evitato l’affondamento dell’azionario europeo. Bene (Londra: 0N6T.L - notizie) , ma questa volta non il migliore, anche il nostro Ftse-Mib, tornato quasi a testare la resistenza di area 21.600, ultimo ostacolo che lo separa dal massimo dell’anno di 21.829, realizzato nell’ormai non più recente 16 maggio scorso.
Ancora in convalescenza appare il Dax tedesco, che però è riuscito a realizzare finalmente una candela bianca (+0,45%) dopo ben 7 candele nere consecutive. Questo indice però aveva rotto venerdì scorso il suo supporto (quello corrispondente al livello su cui Eurostoxx50 ha rimbalzato), dando un segnale di continuazione ribassista che, per essere negato, necessita un ritorno stabile sopra 12.320. Livello che ieri è stato avvicinato, ma che la ritirata pomeridiana ha nuovamente allontanato. Pertanto il rimbalzo di ieri deve ancora essere classificato come pullback rialzista in un trend ribassista. Almeno fino a prova contraria, che ora sappiamo a quale condizione verrà data.
Segnalo ancora il test di quota 1,17 da parte del cambio EUR/USD. Questa resistenza è molto importante, perché il suo superamento fornirebbe una notevole prova di forza dell’euro (o, se si preferisce, di debolezza del dollaro). Ieri il primo tentativo è stato respinto. Se oggi non si vedrà un secondo attacco, potrebbero aprirsi le porte ad una correzione, che molti segnali anticipatori rendono un evento sempre più probabile.
Infine il petrolio, che ha approfittato delle dichiarazioni dell’Arabia di voler ridurre le sue esportazioni, lanciando un messaggio agli altri partner OPEC sulla sua determinazione a sostenere i prezzi. I compratori si sono fatti sotto ed hanno spinto i prezzi del greggio WTI oltre la resistenza di 47,50, che aveva respinto i due precedenti attacchi in questo mese, approdando oltre i 48 dollari. Una conferma odierna sopra i 48 dollari aprirebbe la strada verso i massimi di maggio a quota 52.
Oggi l’evento clou è la riunione del FOMC della Federal Reserve. Ci sarà solo il comunicato finale alle ore 20 e nessuna conferenza stampa. Non credo che la FED voglia muovere i tassi prima delle ferie. Se lo facesse la sorpresa avrebbe effetti negativi piuttosto dirompenti. Proprio per questo la reputo improbabile.

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