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giovedì 6 luglio 2017

Ora il rischio più grosso è geopolitico

Pierluigi Gerbino
 
La paralisi dei mercati continua anche in presenza di Wall Street. I temi che hanno infuso nei giorni scorsi un po’ di vitalità rialzista (banche e petrolio) hanno vissuto una giornata di assestamento. E’ stato soprattutto il petrolio a frenare i mercati, dopo la comunicazione di esportazioni OPEC in crescita a giugno, alla faccia dei tagli alla produzione. Poi le voci su possibili intenzioni da parte della Russia di non intensificare ulteriori tagli alla produzione ha ampliato la correzione. Il risultato è stato la brusca interruzione del rally che per nove sedute consecutive aveva visto crescere i prezzi e recuperare proprio metà della perdita accusata dai 52 dollari del 25 maggio ai 42 del 21 giugno. Il livello di Fibonacci individuato nei pressi di 47 dollari è stato fatale ed ha provocato l’inversione di marcia che si è fatta travolgente ed in pochissime ore ed ha raggiunto minimi di seduta addirittura inferiori ai 45 dollari. Nella notte si è visto un rimbalzo che ha riportato il prezzo intorno a 45,50, ma oggi questa importante materia prima non mancherà di essere al centro delle attenzioni. Credo che il cedimento anche oggi di quota 45 potrebbe comportare nuove accelerazioni ribassiste verso i 42 dollari.
Ovviamente i titoli del settore oil sono stati duramente colpiti ed hanno impresso un impulso ribassista ai listini azionari. Anche le banche hanno fermato il loro mini-rally, prendendosi una pausa di riflessione. Per questo settore credo sia meglio parlare di realizzi che di correzione. Del resto le vendite di ieri, neppure diffuse a tutto il settore, non hanno modificato l’impostazione rialzista del loro movimento principale, mentre il calo del petrolio ha interrotto una correzione rialzista nell’ambito di un movimento principale ribassista, ed è pertanto più pericoloso.
A compensare l’impatto negativo di banche e oil ci ha pensato la tecnologia, che nelle ultime sedute sembra avere un andamento opposto al resto del listino. Il Nasdaq100, che era sceso nei giorni scorsi mentre gli indici più generalisti tenevano, ieri è rimbalzato, mostrando l’intenzione di rimanere aggrappato a quel livello di 5.640 che separa l’impostazione neutrale da quella ribassista.
Il saldo di effetti settoriali contrastanti è stato sostanzialmente nullo sui listini occidentali, che si prendono un altro giorno di attesa.
Quel che si nota è l’assoluta ignoranza della crisi coreana da parte dei mercati. Dopo i ripetuti test missilistici e le continue provocazioni del regime nord-coreano, che ha fatto salire alle stelle la tensione al 38° parallelo, che spara le due Coree, lo scenario che l’escalation potrebbe presentare, se i contendenti avessero una crisi di nervi, ci presenta una guerra di dimensioni ed effetti mai visti nel recente passato. I militari USA stimano centinaia di migliaia di morti prima che vengano distrutte le postazioni missilistiche nord-coreane. E’ un prezzo così alto che i mercati non credono accettabile e scommettono che la situazione non arriverà ad un punto di non ritorno.
Ma io credo che occorra considerare che si stanno fronteggiando non saggi capi di stato preoccupati del destino delle loro popolazioni, ma un dittatore squilibrato ed un presidente USA populista, tentato dal galvanizzare i propri fan con una prova muscolare.
Il G20 che si aprirà domani e che originariamente aveva soprattutto commercio internazionale e clima al centro dell’attenzione, virerà inevitabilmente i fari sulla gestione della crisi coreana. La capacità diplomatica di Trump, assai scarsa, verrà messa a dura prova da due marpioni (il cinese Xi ed il russo Putin), che nei giorni scorsi hanno amalgamato le loro posizioni geopolitiche e si opporranno a sanzioni pesanti e generalizzate conto la Corea del nord, ponendo il rissoso Presidente USA di fronte alla scomoda alternativa di agire militarmente, sacrificando migliaia di morti nell’alleata Corea del sud, oppure di ingoiare il rospo e permettere a Kim Jong Un di cantare vittoria e sbeffeggiarlo ulteriormente.
I mercati non potrebbero certo ignorare un esito deludente del G20 e l’escalation militare coreana.
Ecco perché i prossimi giorni appaiono decisivi, e potrebbe essere la geopolitica a muovere i mercati, forse più delle speculazioni sui comportamenti delle banche centrali. Ieri la FED ha reso pubblici  i verbali dell’ultima riunione del FOMC, dove si legge che il piano di riduzione degli asset obbligazionari, acquistati con le tre manovre di QE degli scorsi anni, è pronto a partire a settembre, e che a dicembre dovrebbe essere varato un nuovo ritocco ai tassi.
Ma non mancano i membri preoccupati che la crescita e l’inflazione possano segnare il passo e costringere la FED ad una battuta d’arresto.
Comunque sarà il vortice diplomatico del G20 ed il confronto a muso duro tra Trump e Kim a caratterizzare la parte conclusiva della settimana.
La prudenza in questi casi è sempre un’ottima compagna di strada.

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