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giovedì 27 luglio 2017

L’inizio di una nuova era per i mercati


Già tre mesi fa abbiamo rilevato come, all’interno del trend di ripresa economica generalizzata, le banche centrali non abbiano più ampi margini di manovra, strette tra due esigenze contrapposte: la gestione della liquidità necessaria per sostenere la ripresa moderata e l’esigenza di normalizzazione dei tassi. In questo periodo le condizioni di mercato appaiono abbastanza stabili. In Europa i tassi decennali tedeschi sono aumentati di 30 punti base, l’azionario ha registrato una buona performance, soprattutto nei settori bancario e assicurativo e l’euro si è apprezzato. Oltreoceano le azioni USA hanno risposto positivamente ai due aumenti dei tassi da parte della FED. In particolare, i tassi a lunga scadenza sono attualmente stabili, mentre sul fronte azionario l’indice S&P500 è cresciuto grazie alla sovraperformance registrata nei settori tech e farmaceutico.
L’evoluzione della ripresa negli ultimi 18 mesi è cominciata con l’espansione fiscale e monetaria cinese e con la forte ripresa USA, spinta da nuovi investimenti nei settori industriale e delle risorse naturali. Attualmente l’Europa ha decisamente raggiunto gli Stati Uniti. Fin dall’inizio dell’anno temiamo che la fase espansiva sia nella fase finale, in assenza di ulteriori stimoli interni.
A che punto del ciclo si trovano i diversi paesi? Guardando all’inizio del ciclo, Giappone ed Europa sembrano ancora in piena fase espansiva e speculativa, con gli investitori che dovrebbero posizionarsi sugli investimenti più ciclici. In USA e Cina invece l’attività economica, seppur ancora soddisfacente, sembra aver raggiunto un punto di massimo. In questo periodo gli investitori dovrebbero essere posizionati su investimenti più difensivi. Nel punto di flesso del ciclo, non ancora raggiunto, gli investitori devono prepararsi a proteggere capitali in attesa dell’inizio del ciclo successivo.
Il Giappone è un’economia molto aperta, dove la produzione industriale e l’export, che beneficiano dello yen debole, mostrano un costante aumento.
Infine, malgrado i ritardi legati ai rischi politici del 2016, riteniamo che l’economia europea sia ben posizionata sia sul fronte della produzione che dei consumi. I nuovi ordini dall’esterno dell’Eurozona sono la fonte principale dell’aumento delle attività registrato nel 2016. Quest’anno gli ordini all’interno dell’Europa hanno supportato in modo particolare Francia e Italia. La Spagna è in testa nella corsa alla ripresa, grazie alla rigida svalutazione interna del costo del lavoro. In Italia le esportazioni nette frenano ancora l’economia, mentre gli investimenti, la ricostituzione delle scorte e i consumi sono i principali fattori a sostegno della stessa. Infatti, questo mese, i prestiti alle aziende italiane per investimenti sono più stati i più elevati rispetto al resto d’Europa.

 
Articolo a cura di Sandra Crowl, Membro del Comitato Investimenti, di Carmignac

 

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