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venerdì 28 luglio 2017

La spaccatura nel mondo Bitcoin

La moneta virtuale più famosa al mondo si trova ad affrontare la criticità più recondita insita nella blockchain: la sua lentezza operativa in proporzione al progresso registrato nel tempo. Bitcoin elabora 7 operazioni al secondo. Uno dei suoi competitor virtuali, Visa, gestisce 2000 operazioni nello stesso lasso di tempo. Appare palese che la differenziazione del … Continue reading La spaccatura nel mondo Bitcoin
La moneta virtuale più famosa al mondo si trova ad affrontare la criticità più recondita insita nella blockchain: la sua lentezza operativa in proporzione al progresso registrato nel tempo.
Bitcoin elabora 7 operazioni al secondo. Uno dei suoi competitor virtuali, Visa, gestisce 2000 operazioni nello stesso lasso di tempo.
Appare palese che la differenziazione del prodotto sia uno dei vantaggi di Bitcoin, ma la velocità di trasmissione costituisce una barriera non indifferente allo sviluppo della valuta di Satoshi Nakamoto. Specie in un momento in cui la detta moneta deve guardarsi anche dal successo di Ethereum, secondo player mondiale in ambito di valute blockchain.
La lentezza del Bitcoin è dovuta dalla minuziosa opera dei minatori, il cui lavoro di certificazione rallenta di molto la finalizzazione, garantendo però un ampio margine di sicurezza ed efficienza operativa.
Il nodo cruciale sta nell’ostacolo nei blocchi digitali, che veicolando le informazioni nella blockchain, sono i responsabili del rallentamento del processo, potendo contare su una capacità di 1 megabyte.
Il paradosso è proprio qui: i blocchi digitali sono senza dubbio la chiave di volta del sistema Bitcoin, ma così strutturati determinano un deficit concorrenziale non indifferente.
Una simile situazione ha portato una rilevante spaccatura nell’universo monetario virtuale, in cui i minatori sostengono l’utilizzo di un nuova metodologia, denominata  SegWit2x (inizialmente SegWit), secondo cui l’80% delle transazioni in Bitcoin rimarrebbero nella blockchain tradizionale ma si opererebbe un upgrade della capacità dei blocchi a 2 megabyte.
Nel dettaglio, dai primi giorni di agosto ogni operazione dovrà essere uniformata e se l’80% dei software non sarà conforme al processo di cui sopra, allora sarà lanciata una seconda piattaforma SegWit.
Tale compromesso permetterebbe di evitare alla criptovaluta di destabilizzare il mercato di riferimento per un valore di 45 miliardi di dollari, permettendo da una parte il raddoppiamento dei blocchi, dall’altra l’esternalizzazione parziale del lavoro di certificazione.
Questo dibattito-scontro tra minatori e puristi ha inciso in maniera profonda sul valore del Bitcoin, causandone un ribasso valoriale con quota inferiore ai duemila dollari, ma il compromesso annunciato sembra aver sortito il suo effetto, dal momento che recentemente la valutazione è schizzata fino a 2800 dollari.
Quel che rileva è il dato concreto, ovvero la reale convenienza nell’investimento odierno nella criptovaluta.
Se i core developers (puristi) hanno sollevato dubbi sulla sicurezza del cambio del processo operativo e di finalizzazione, è pur vero che la soluzione che gli stessi proponevano, ovvero lo spostamento dell’attività della blockchain su una rete esterna, non avrebbe tenuto conto degli ingenti investimenti sostenuti in ambito logistico dai minatori, senza i quali sarebbe stato e sarebbe impossibile scavare altra valuta.
Nonostante il compromesso raggiunto, sembra opportuno attendere l’evolversi della vicenda, operando in maniera cauta sul Bitcoin ed evitando di alimentare flussi che oggi potrebbero seguire diverse modulazioni.
This article was originally posted on FX Empire

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