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venerdì 7 luglio 2017

La BCE pronta per restringere la politica monetaria

Ecco la view di Canegrati analista finanziario a Blackpearlfx .
I responsabili delle politiche monetarie della Banca centrale europea hanno cominciato a considerare la rimozione del loro impegno ad aumentare il programma di acquisto di bond sovrani (Asset Purchasing Programme, APP), se ciò dovesse rendersi necessario, durante l'ultima riunione del Consiglio Direttivo. E' quanto emerge dalla lettura del report relativo al vertice tenutosi lo scorso 7-8 giugno.
Poiché la probabilità di dover ricorrere all'utilizzo di misure di politica monetaria non convenzionali si è "chiaramente ridotta", si legge, il Consiglio ha discusso della possibilità di eliminare i limiti alla politica di allentamento quantitativo nella comunicazione sui tassi di interesse e sull'APP ed ha deciso di cambiare il wording per la parte afferente i tassi d'interesse nel seguente modo: "è stato sostenuto che, in linea di principio, il miglioramento dell'ambiente economico accompagnato dalla riduzione dei rischi eccezionali ha suggerito anche di rivedere la tendenza verso la facilitazione dell'APP".
Il report ha messo anche in luce il nervosismo con il quale i banchieri della BCE si stanno occupando delle aspettative di recupero dell'economia nella fase del dopo-crisi, procedendo con estrema cautela verso il giorno in cui inizieranno a ridurre le misure straordinarie di intervento. I governatori hanno definito l'attuale combinazione di revisione al ribasso delle prospettive di inflazione e contemporanea revisione al rialzo del tasso di crescita come un vero e proprio puzzle difficile da districare, considerando che la riduzione dell'output gap che si sta registrando negli ultimi mesi dovrebbe spingere al rialzo salari e prezzi. Cosa che, soprattutto per la seconda variabile, non avviene.
"Ci si è resi conto che anche piccoli e incrementali cambiamenti nella strategia di comunicazione potrebbero essere percepiti erroneamente come un segnale di cambiamento sostanziale della stance di politica monetaria", si legge sempre nel rapporto. "Anche se esistono ragioni valide, in questo momento, per mantenere una certa preoccupazione circa il possibile allentamento dell'APP, è stato osservato che, in seguito all'espansione dell'economia e al miglioramento della fiducia nelle prospettive di inflazione registrate, la possibilità di mantenere la tendenza finora seguita potrebbe essere riesaminata". Un modo molto edulcorato per affermare che la politica monetaria della BCE potrebbe presto subire una variazione.
Il capo economista della BCE Peter Praet, che ha illustrato le prospettive economiche per l'Eurozona durante l'incontro, ha predicato cautela, affermando che è necessario attendere ulteriori dati prima che la BCE possa dire di aver compiuto la proprio missione. "Mantenere una andatura costante continua ad essere cruciale per promuovere una convergenza duratura dell'inflazione verso il nostro obiettivo di politica monetaria", ha detto Praet.
Queste osservazioni arrivano dopo che il presidente della BCE Mario Draghi ha involontariamente provocato un rafforzamento dell'euro e dei rendimenti obbligazionari sovrani quando, durante il meeting dei banchieri centrali tenutosi a Sintra, in Portogallo, è sembrato voler cambiare posizione sulla politica monetaria della BCE in una ottica più restrittiva, dichiarando che le pressioni reflazionistiche sull'economia dell'Eurozona potrebbero creare degli spazi per diminuire gli stimoli monetari senza restringere le condizioni finanziarie.
Come più volte sostenuto da Francoforte, le condizioni necessarie per mantenere i presupposti di riduzione del Quantitative Easing prevedono però che una crescita più forte debba tradursi in una più forte dinamica inflazionistica. Cosa che, fino a questo momento, non è avvenuta. L'inflazione nell'Eurozona, infatti, ha rallentato al +1,3% in giugno, contro il +1,4% di maggio, ben al di sotto della soglia obiettivo del 2% prefissato dalla BCE, la quale non prevede di raggiungerla prima del 2019. La core inflation, il tasso d'inflazione che esclude le componenti energetiche ed alimentari, è aumentata del +1,1%, ma è stata volatile negli ultimi mesi.
Sui mercati valutari, nel frattempo, l'euro è scambiato a 1.1391 (+0.34%) contro il dollaro (9 am EDT). 

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