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lunedì 24 luglio 2017

“Il popolo ha fame? Compri azioni”

Qualche anno fa gli Orsi - per nostra fortuna sempre presenti e vocianti, lanciarono l’ennesimo allarme: attenzione, ammonirono, perché lo S&P 500 sta disegnando un doppio massimo.

Era il 2013 e, in effetti, l’indice americano era alle prese con il precedente picco del 2007. Pazienza che l’allarme provenisse da coloro che suggerivano di vendere già con l’indice a mille punti; erano gli stessi che, fino a quel momento, non avevano minimamente comperato alcuna azione e che, per questo, si arrogavano il diritto di dispensare consigli non richiesti.

Finì come sappiamo: il mercato si fece beffe di quella raccomandazione e da 1575 punti decollò fino ai correnti 2475 punti. Perbacco: 900 punti in più! Ovvero 30 al quadrato! Vorrà dire qualcosa?! Invochiamo l’aiuto dei “ganniani”





Mentre a Wall Street si festeggiava, poco lontano da quelle parti, cioè a Main Street, si facevano i conti con la persistente austerità. Allora come ora. Non a caso, nel settore privato, la paga media è salita a giugno a poco più di 22 dollari all’ora.

Vale a dire che in un anno le retribuzioni sono cresciute di appena il 2.3%, al lordo di inflazione. È il ritmo più blando degli ultimi diciotto mesi. Siamo lontanissimi dal 2006-2007, quando le buste paga crescevano di più del 4% in un anno.

Strano che, alla Fed, qualcuno interpreti questa dinamica glaciale come l’avvisaglia di una imminente fiammata inflazionistica…





Sta di fatto che, mentre Wall Street dispensa laute plusvalenze, l’economia reale fa fatica a produrre reddito e potere d’acquisto.

«Il popolo ha fame? Compri azioni!», si potrebbe dire parafrasando le famose brioches di Maria Antonietta (finita, com’è noto, con la testa tagliata).

Tuttavia, dopo anni di vacche magre, chi è rimasto indietro rivendica attenzione, e i policy maker sono indotti a dargli ascolto. Soprattutto ora che lo S&P sta disegnando un altro, spettacolare “doppio massimo”.





Il rapporto fra le due variabili finora commentate, si può descrivere come “ore di lavoro necessarie per comprare uno S&P 500”. In altri termini, è il confronto nudo e crudo fra Wall Street e Main Street. E ci dice che siamo tornati sui livelli del 2000.

Per redistribuire reddito e ricchezza, in ultima analisi ci sono due modi: arricchire i poveri o impoverire i ricchi. Riducendo il sostegno monetario, le banche centrali sembrano propendere per la seconda soluzione. Sì, in modo evidentemente giacobino.

Così facendo la fetta riconducibile al popolo sarà di proporzioni maggiore, ma sarà anche una torta più ristretta; per cui alla fine si mangerà meno di prima ma «quelli lì di Wall Street» tireranno la cinghia. Ma non sanno che da quelle parti usano le bretelle?


Gaetano Evangelista - Ad Age Italia



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